Cassazione Penale, Sentenza n. 34841/2025 del 27/10/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che aveva convalidato il sequestro urgente di un'area di terreno con un capannone in struttura metallica e di due autocarri, beni risultati nella disponibilità della Nac Immobiliare Srl, nell'ambito di un procedimento per violazione della normativa sui rifiuti. Il ricorrente sosteneva la propria legittimazione a proporre il ricorso in qualità di socio al 99% della Nac e di precedente acquirente dei beni sequestrati; il Tribunale di Messina aveva invece dichiarato il ricorso inammissibile ritenendo che il Fichera avesse agito in proprio e non fosse destinatario della restituzione dei beni, non essendo il legale rappresentante della società.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha rilevato che il ricorrente ha agito in proprio, non esercitando alcun potere rappresentativo della Nac Immobiliare (la legale rappresentanza era affidata al figlio), e non ha dimostrato un interesse personale e fondato alla restituzione dei beni. Ha richiamato la giurisprudenza secondo cui il soggetto fisico non legittimato formalmente a rappresentare la società non può proporre richiesta di riesame o appello cautelare sui beni societari, salvo fondato interesse personale. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 616 cod. proc. pen.
Invocato quale base procedurale per la condanna alle spese e alla somma a favore della Cassa delle ammende in caso di ricorso inammissibile.
Corte di cassazione, Sez. II, 10 maggio 2024, n. 18419
Principio richiamato: in caso di sequestro di beni appartenenti a una società di capitali, l'indagato persona fisica, anche se socio o legale rappresentante, non è legittimato a proporre in proprio richiesta di riesame o appello cautelare a meno che non vanti un fondato interesse personale alla restituzione dei beni.
Corte di cassazione, Sez. III, 19 agosto 2016, n. 35072
Giurisprudenza di supporto al principio che limita la legittimazione all'impugnazione dei sequestri societari alle persone che dimostrino un interesse personale e diretto.
Corte di cassazione, Sez. III, 28 dicembre 2018, n. 58321
Ulteriore riferimento giurisprudenziale che conferma la necessità di un interesse personale e concreto per proporre impugnazioni contro sequestri di beni societari.
Massime di principio
- La legittimazione a impugnare un sequestro riguardante beni societari spetta normalmente al titolare del diritto reale o al legale rappresentante della società, non automaticamente al socio, anche maggioritario, se non dotato di poteri di rappresentanza formale.
- Il semplice possesso di quote societarie, anche se di gran lunga predominanti, non sufficiente a dimostrare un interesse personale alla restituzione dei beni; serve prova del diritto soggettivo e/o di un titolo di proprietà a nome del ricorrente.
- Se si vuole contestare un sequestro di beni intestati a una società, è preferibile agire tramite la società stessa o attraverso il soggetto formalmente legittimato (legale rappresentante) o acquisire un titolo documentale che dimostri l'effettivo acquisto/diritto sui beni.
- Dichiarazioni meramente assertive di acquisto o di interesse personale (flatus vocis) non sono idonee: occorre documentazione probatoria idonea a dimostrare la qualità sostanziale invocata.
- Le Corti applicano coerentemente la giurisprudenza di legittimità: prima di proporre impugnazioni cautelari, valutare la sussistenza di un concreto interesse personale alla restituzione per evitare inammissibilità e sanzioni (spese + ammende).
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