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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23902/2025 del 26/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del GIP che ha riconosciuto la continuazione soltanto tra le sentenze n. 1352/2020 e n. 1467/2021 e non con la sentenza di patteggiamento n. 334/2023 (bancarotta fraudolenta). Il ricorrente ha dedotto inosservanza/erronea applicazione della legge penale e motivazione illogica e contraddittoria (art. 606, comma 1, lett. b) ed e) c.p.p.), sostenendo che i reati fiscali (evasione, operazioni inesistenti, fatture fittizie, omissioni contributive) costituivano il proposito e il presupposto per la successiva bancarotta fraudolenta, tutti frutto di un unico disegno criminoso originario.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che il Giudice dell'esecuzione abbia motivato in modo coerente il diniego della continuazione con la sentenza di bancarotta: ha valorizzato la diversità di natura delle condotte (ilittuosi fiscali/previdenziali vs condotte distrattive e bancarotta) e il consistente intervallo temporale tra gli eventi (fatti del 2011-2014 vs distrazioni del 2018 e 2022), con conseguente assenza di prova di una programmazione unitaria nelle linee fondamentali. Di conseguenza il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 606 c.p.p., comma 1, lett. b) ed e)

    Gli specifici motivi di impugnazione (inosservanza/erronea applicazione della legge penale e motivazione illogica/contraddittoria) sono stati esaminati e ritenuti infondati: la Corte ha considerato corretta e logica la motivazione del giudice dell'esecuzione.

  • art. 81 c.p.

    Applicato il principio secondo cui la continuazione richiede una programmazione unitaria delinquenziale nelle linee fondamentali; il decorso del tempo è elemento decisivo e, in assenza di altri elementi, un ampio lasso temporale rende improbabile l'esistenza di un programma unico.

  • art. 616 c.p.p.

    Base normativa per la condanna alle spese processuali del ricorrente a seguito del rigetto del ricorso.

  • artt. 322, 326, 329 c.p. e d.lgs. n. 14/2019

    Norme sostanziali richiamate nelle sentenze di merito (reati fallimentari e connessi) e oggetto dell'analisi fattuale; la Corte ha distinto queste condotte dalle violazioni fiscali/previdenziali per natura e temporalità.

Massime di principio

  • Per riconoscere la continuazione è necessario dimostrare una programmazione unitaria, almeno nelle linee fondamentali, non bastano collegamenti di mera causalità successiva tra reati di natura diversa.
  • Il decorso del tempo è elemento rilevante: intervalli temporali ampi tra condotte rendono meno probabile l'esistenza di un progetto criminoso unitario, salvo elementi probatori che dimostrino il contrario.
  • Differenze di natura delle condotte (es. reati fiscali/previdenziali vs reati distrattivi/bancarotta) possono ostare al riconoscimento della continuazione se non emerge che fossero parte di un medesimo disegno.
  • Il giudice dell'esecuzione deve motivare in modo logico la valutazione sulla medesimezza del disegno criminoso; la Cassazione è deferente se la motivazione è coerente e aderente ai fatti e alle prove.
  • Chi chiede il riconoscimento della continuazione ha l'onere di fornire elementi che colleghino temporalmente e sostanzialmente le condotte in un unico piano predeterminato; mera inferenza che reati fiscali abbiano 'preparato' una bancarotta non è sufficiente senza prove specifiche.

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