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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5454/2024 del 07/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza di conferma d'appello che li condannava per estorsione aggravata ex art. 416-bis c.p. (capo A, oltre che capi D ed E per Pio). Le censure principali: 1) assenza degli elementi dell'estorsione perché i certificati azionari erano dematerializzati e le copie cartacee non potevano trasferire diritti; 2) mancanza di condotte violente o minacciose e di elemento patrimoniale (nessun profitto ingiusto dimostrato); 3) incompetenza territoriale del tribunale di Milano per alcune condotte; 4) nullità del decreto di giudizio immediato per mancato deposito di atti delle indagini; 5) revoca illegittima di prova della difesa; 6) contestazione dell'aggravante del metodo mafioso e del trattamento sanzionatorio.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, confermando le condanne. Ha ritenuto integrata l'estorsione con l'ottenimento da parte di Petrocca delle certificazioni azionarie (anche se copie cartacee di titoli dematerializzati) in conseguenza della condotta intimidatoria finalizzata ad assicurare il controllo della societa che gestiva l'hotel; ha ritenuto corretto il percorso motivazionale dei giudici di merito e ha escluso la rilevanza, ai fini della fattispecie estorsiva, dell'impedimento tecnico alla trasferibilita formale delle quote: rileva il perseguimento dell'obiettivo concreto (piena partecipazione al voto e nomina di amministratore compiacente). Sono state respinte anche le doglianze sulla competenza territoriale, sulla presunta nullita del giudizio immediato e sulla revoca della prova difensiva. La Corte ha confermato l'aggravante del metodo mafioso sulla base di rapporti e della spendita del vincolo intimidatorio. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali; Pio Alfonso è stato condannato inoltre alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa della parte civile (liquidate in euro 3.686,00 oltre accessori di legge).

Norme richiamate

  • art. 416-bis c.p.

    L'aggravante del metodo mafioso è stata ritenuta integrata non tanto da condanne pregresse ma dalla spendita di vincoli familiari e relazionali e dalla creazione di un clima intimidatorio sfruttando la percezione di pericolosità, elementi valutati dalla Corte come idonei ad aggravare l'estorsione.

  • art. 12 lett. b) cod. proc. pen.

    La competenza territoriale può essere estesa per connessione: reati verificatisi in luoghi diversi possono essere riuniti e giudicati nel foro individuato per ragioni di connessione, come fatto per Milano.

  • art. 178 comma 1 lett. c) cod. proc. pen.

    Censura sul giudizio immediato: la Corte ha richiamato che il mancato deposito di parte degli atti delle indagini preliminari non comporta automaticamente nullità del decreto di giudizio immediato, ma può determinare solo l'inutilizzabilità degli atti non trasmessi.

  • art. 454 cod. proc. pen.

    Riferimento alla disciplina delle formalità procedurali connessa al giudizio immediato; la Corte ha confermato l'orientamento secondo cui le omissioni non necessariamente invalidano il procedimento quando non incidono sul compendio probatorio effettivamente acquisito.

  • art. 182 comma 2 cod. proc. pen.

    Richiama i termini per dedurre immediatamente la nullita di provvedimenti istruttori: la mancata deduzione tempestiva può comportare sanatoria e preclusione della censura.

Massime di principio

  • Possesso materiale di copie cartacee di titoli dematerializzati, se ottenuto in conseguenza di condotte intimidatorie e funzionale a un obiettivo (es. partecipazione al voto e nomina amministratore), può integrare il compimento dell'estorsione anche se non determina formalmente il trasferimento patrimoniale.
  • L'estorsione si valuta sulla base dell'effetto pratico delle condotte (pressione, intimidazione e ottenimento di utilita concrete), non solo sulla formale trasferibilita di diritti secondo la normativa societaria.
  • La prova dell'intimidazione può derivare da un insieme di elementi (comportamento aggressivo, intercettazioni, reazioni delle vittime e contestuale ottenimento dell'oggetto estorto) senza necessità di violenza fisica esplicita.
  • La competenza territoriale per reati collegati può essere confermata per connessione; le eccezioni tardive o generiche sulla competenza sono difficili da accogliere se i reati sono strettamente connessi.
  • Il mancato deposito di documenti d'indagine col procedimento di giudizio immediato non determina automaticamente la nullita del decreto: la conseguenza principale è l'inutilizzabilita degli atti non acquisiti, salvo che la loro mancanza abbia leso il diritto di difesa in modo irrimediabile.
  • La Cassazione verifica la correttezza logico-giuridica della motivazione di merito ma non puo ri-valutare i fatti liberamente: le critiche che chiedono una diversa rivalutazione del materiale probatorio sono in buona parte inammissibili.
  • La revoca di ammissione di prova difensiva deve essere tempestivamente impugnata; in mancanza la censura puo essere considerata sanata o manifestamente infondata se la revoca risultava motivata e resa nel contraddittorio.
  • Per l'aggravante mafiosa è sufficiente dimostrare che l'imputato abbia sfruttato rapporti e la fama di collegamenti criminali per intimidire, anche in assenza di atti formali di associazione mafiosa.

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