Sentenza del 09/05/2018 n. 11055 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale l’amministrazione
La controversia
La controversia riguardava due cartelle di pagamento emesse ai sensi dell'art. 43 del D.P.R. n. 602/1973, con cui l'Agenzia delle Entrate chiedeva la restituzione di interessi rimborsati erroneamente al Banco XXX sulla somma capitale riconosciuta in esecuzione di una precedente sentenza. Il tema sostanziale era la decorrenza degli interessi dovuti sulle somme rimborsate. L'Agenzia ha contestato la sentenza della Commissione Tributaria Regionale deducendo, in primo luogo, la nullità della decisione per motivazione apparente e, in subordine, l'insufficienza e illogicità della motivazione sulla decorrenza degli interessi.
La decisione
La Corte di cassazione ha accolto il primo motivo di ricorso, dichiarando assorbito il secondo. Ha ritenuto nulla la sentenza della Commissione Tributaria Regionale perché, pur contenendo una descrizione dei fatti e dell'oggetto della controversia, presentava argomentazioni avulse dalla fattispecie concreta e non consentiva di comprendere il percorso logico-giuridico seguito. Anche il richiamo alle sentenze di primo grado è stato ritenuto insufficiente, poiché il giudice d'appello non aveva spiegato le ragioni della propria adesione né esaminato adeguatamente i motivi di gravame. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale della Sardegna, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità. La Corte non ha deciso definitivamente quale fosse la corretta decorrenza degli interessi.
Norme richiamate
D.P.R. n. 602/1973, art. 43
Disciplina la ripetizione di somme indebitamente rimborsate dall'amministrazione finanziaria, costituendo la base normativa delle cartelle impugnate.
D.P.R. n. 602/1973, art. 44
È richiamato nella vicenda come norma utilizzata per il calcolo degli interessi sulle somme rimborsate; la Corte di cassazione, tuttavia, non ha esaminato nel merito la sua concreta applicazione.
D.Lgs. n. 546/1992, art. 36, comma 2
Richiede che la sentenza tributaria contenga una motivazione idonea a rendere comprensibili le ragioni della decisione.
Codice di procedura civile, art. 132, comma 2, n. 4
Prevede l'obbligo di motivazione della sentenza; la sua violazione ricorre quando la motivazione è solo apparente o non consente di individuare il ragionamento decisorio.
Codice di procedura civile, art. 360, n. 4
Consente di ricorrere per cassazione denunciando la nullità della sentenza o del procedimento, inclusa la motivazione apparente.
Codice di procedura civile, art. 378
Disciplina il deposito delle memorie illustrative nel giudizio di cassazione; la sentenza dà atto del deposito della memoria da parte del Banco XXX.
Massime di principio
- Una sentenza è nulla per motivazione apparente quando, pur contenendo parole e riferimenti normativi, non consente di comprendere perché il giudice abbia accolto o respinto le domande e le difese.
- Il giudice d'appello non può limitarsi a richiamare o condividere la sentenza di primo grado: deve confrontarsi con i motivi di appello e spiegare le ragioni della conferma.
- La cassazione per motivazione apparente comporta normalmente il rinvio al giudice di merito, che dovrà pronunciarsi nuovamente con una motivazione completa; la Corte di cassazione non decide automaticamente la questione sostanziale.
- Quando la decisione viene cassata per un vizio formale o motivazionale, le questioni di merito eventualmente dedotte in via subordinata possono risultare assorbite e dovranno essere riesaminate dal giudice del rinvio.
- In controversie sulla restituzione di rimborsi fiscali e sugli interessi, la decorrenza degli interessi deve essere determinata con riferimento alle norme applicabili e ai fatti accertati; non può essere stabilita mediante argomentazioni generiche o non collegate alla vicenda concreta.
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