Cassazione Penale, Sentenza n. 2287/2022 del 20/01/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente ha impugnato il diniego di ammissione all'affidamento in prova al servizio sociale, sostenendo che l'ottimo comportamento carcerario, l'età, le condizioni di invalidità e la risalenza delle condotte delittuose (2005/2006) avrebbero giustificato l'ammissione. Il Tribunale di sorveglianza aveva invece ritenuto sussistere elementi ostativi (multiplicità di condanne nel tempo, persistenti istinti devianti e possibili disturbi della personalità legati all'abuso di stupefacenti, assenza di punti di riferimento e prospettive lavorative) e aveva concesso solo la detenzione domiciliare per l'esecuzione della pena residua.
La decisione
La Corte ha rigettato il ricorso per cassazione, ritenendo adeguata e completa la motivazione del Tribunale di sorveglianza. Ha confermato che il diniego dell'affidamento è fondato sulla valutazione complessiva delle condanne pregresse e della personalità del condannato, nonché sull'impossibilità di predisporre un affidabile progetto rieducativo in mancanza di riferimenti sociali e lavorativi; ha quindi confermato l'applicazione della detenzione domiciliare e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
Principi applicabili all'affidamento in prova al servizio sociale e alla detenzione domiciliare
La Corte richiama il principio secondo cui l'affidamento in prova richiede una prognosi favorevole e non sussiste una presunzione di ammissibilità automatica: è necessario riscontrare elementi positivi tali da rendere ragionevole l'ipotesi di proficuo reinserimento. Vanno valutate le condotte pregresse e successive, la personalità, il rischio di reiterazione e la concretezza di un progetto rieducativo (es. lavoro o altre occupazioni); in assenza di tali condizioni il diniego è motivato e la misura alternativa più cautelativa (detenzione domiciliare) può essere disposta.
Massime di principio
- L'ammissione all'affidamento in prova al servizio sociale non è automatica: occorre una prognosi favorevole basata su elementi positivi concreti (comportamento, punti di riferimento, prospettive lavorative o altre occupazioni utili al reinserimento).
- La valutazione deve considerare l'intero percorso giudiziario del soggetto (precedenti e condanne successive), non solo l'epoca del reato oggetto di esecuzione.
- La mera anzianità del fatto, l'età o il buon comportamento carcerario, se non accompagnati da riferimenti sociali e da un progetto rieducativo realizzabile, possono non essere sufficienti per l'affidamento.
- La presenza di elementi che suggeriscono persistenti istinti devianti o disturbi collegabili all'abuso di sostanze può giustificare il diniego dell'affidamento per ragioni di prevenzione del rischio sociale.
- In assenza di condizioni per un affidabile progetto esterno, il giudice può optare per misure alternative più contenitive (es. detenzione domiciliare) purché motivate in relazione agli obiettivi rieducativi e di prevenzione.
- Le censure che si limitano a proporre una diversa rilettura dei fatti senza dimostrare vizi di motivazione o violazioni di legge sul piano logico-giuridico difficilmente riescono in sede di impugnazione.
Testo integrale
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