Sentenza n. 12775/2026 - Roma, Sezione 5Q
Per l'annullamento del provvedimento di diniego del visto d'ingresso in Italia per motivi di lavoro subordinato emesso dall'Ambasciata d'Italia a Tunisi il 5/5/2025 - notificato il successivo 9/5/2025 - nonché di ogni altro atto presupposto, conseguenziale e comunque connesso, ancorché non conosciuto e avente ad oggetto l'annullamento del medesimo provvedimento impugnato, anche per illegittimità derivata e sopravvenuta.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego del visto d'ingresso in Italia per motivi di lavoro subordinato emesso dall'Ambasciata d'Italia a Tunisi il 5 maggio 2025
Esito
Favorevole al resistente (amministrazioni statali)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente ha impugnato il diniego del visto d'ingresso per lavoro subordinato, deducendo l'illegittimità del provvedimento e degli atti presupposti, conseguenziali e connessi. Il diniego richiamava un precedente rifiuto, motivato dal fatto che il nulla osta al lavoro subordinato rilasciato dallo Sportello unico per l'immigrazione di Brescia risultava riferito a un'altra persona. Nel corso del giudizio il TAR ha ordinato alle parti di depositare la documentazione relativa all'esito della denuncia di reato presentata dall'Ambasciata italiana in Tunisia a carico del ricorrente. Il ricorrente ha prodotto la richiesta di archiviazione della Procura della Repubblica di Roma del 22 luglio 2024 e il decreto di archiviazione del GIP di Roma del 3 dicembre 2025. Le amministrazioni hanno sostenuto che l'archiviazione non incidesse sulla sostanziale correttezza del diniego, poiché fondata su ragioni meramente procedurali.
La decisione
Il TAR ha respinto il ricorso. Ha ritenuto ragionevole la motivazione del diniego di visto in rapporto al precedente rifiuto richiamato dalla competente sede diplomatica, fondato sulla non corrispondenza tra il nulla osta al lavoro subordinato e la persona richiedente. La documentazione sull'archiviazione della denuncia non ha inciso sulla legittimità del diniego, poiché il GIP si è limitato a dichiarare la competenza per i reati commessi all'estero ai sensi dell'art. 10 c.p.p., senza pronunciarsi sulla fondatezza dell'ipotesi di reato. Il TAR ha precisato che tale fondatezza era comunque ininfluente ai fini della decisione. Le spese processuali sono state compensate.
Norme richiamate
art. 10 c.p.p.
Il richiamo alla competenza per i reati commessi all'estero ha costituito la ragione procedurale dell'archiviazione della denuncia; l'archiviazione non è stata considerata una valutazione sulla fondatezza dell'ipotesi di reato e non ha inciso sulla ragionevolezza del diniego di visto.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
Norma richiamata per disporre l'oscuramento delle generalità della parte interessata.
artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679
Disposizioni richiamate, insieme alla normativa nazionale sulla protezione dei dati personali, a fondamento dell'oscuramento delle generalità.
Massime di principio
- Nel giudizio contro il diniego di visto d'ingresso, la ragionevolezza della motivazione può essere valutata anche in relazione a precedenti dinieghi richiamati dalla sede diplomatica, quando questi evidenzino una non corrispondenza tra il nulla osta al lavoro subordinato e l'identità del richiedente.
- L'archiviazione di una denuncia per ragioni meramente procedurali, fondata sul difetto di competenza territoriale per reati commessi all'estero, non equivale a un accertamento dell'infondatezza dell'ipotesi di reato e non impone, di per sé, l'annullamento del diniego amministrativo di visto.
- Ai fini del sindacato sul diniego di visto, la fondatezza dell'ipotesi di reato oggetto della denuncia può essere ritenuta ininfluente quando la legittimità del provvedimento sia sorretta autonomamente dalla ragionevolezza del precedente amministrativo richiamato.
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