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Sentenza

Sentenza del 15/10/2015 n. 706 - Comm. Trib. Prov. Bergamo

IMPOSTA DI REGISTRO - Prerogative di rettifica - Avviamento.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

La controversia riguarda la legittimità della rettifica del valore ai fini dell’imposta di registro, con particolare riferimento alla determinazione dell’avviamento. L’Ufficio può controllare il valore dichiarato considerando il valore complessivo dei beni aziendali, incluso l’avviamento e al netto delle passività rilevanti. Qualora ritenga che il valore venale sia superiore a quello dichiarato o al corrispettivo pattuito, deve procedere alla rettifica e indicare il valore attribuito ai singoli beni o diritti, motivando adeguatamente il metodo utilizzato. In assenza di elementi puntuali, un criterio forfettario può essere usato come parametro logico di congruità, ma l’Ufficio deve spiegare le ragioni del suo impiego.

La decisione

La rettifica dell’Ufficio è ritenuta astrattamente legittima in quanto fondata sulle prerogative previste dalla disciplina dell’imposta di registro. Tuttavia, l’Ufficio è tenuto a motivare il ricorso al criterio forfettario e a specificare il valore attribuito ai singoli beni o diritti. Il contribuente, a sua volta, deve fornire in giudizio elementi concreti idonei a giustificare lo scostamento tra il valore dichiarato e quello accertato. Dal testo non emerge un esito processuale specifico con annullamento o conferma definitiva dell’atto; il principio stabilisce quindi la ripartizione degli obblighi motivazionali e degli oneri probatori.

Norme richiamate

  • Art. 51, comma 4, d.P.R. 131/1986 (Testo unico dell’imposta di registro)

    Per gli atti che hanno per oggetto aziende o diritti reali su di esse il valore di cui al comma 1 (valore dichiarato) è controllato dall’Ufficio con riferimento al valore complessivo dei beni che compongono l’azienda, compreso l’avviamento, al netto delle passività, tranne quelle che l’alienante si sia espressamente impegnato ad estinguere.

    L’Ufficio può verificare il valore dichiarato di un’azienda considerando l’intero complesso aziendale, compreso l’avviamento, deducendo le passività rilevanti secondo la norma.

  • Art. 52, comma 1, d.P.R. 131/1986

    Se ritiene che i beni o i diritti hanno un valore venale superiore al valore dichiarato o al corrispettivo pattuito, provvede con lo stesso atto alla rettifica e alla liquidazione della maggiore imposta, con interessi e sanzioni.

    Quando il valore venale è ritenuto superiore a quello dichiarato o pattuito, l’Ufficio può rettificare la base imponibile e liquidare la maggiore imposta, oltre a interessi e sanzioni.

  • Art. 52, commi 2 e 2-bis, d.P.R. 131/1986

    L’atto di rettifica deve indicare il valore attribuito ai singoli beni o diritti e deve essere adeguatamente motivato, soprattutto quando l’Ufficio utilizza criteri estimativi o forfettari.

Massime di principio

  • L’Amministrazione finanziaria può rettificare il valore dichiarato di un’azienda ai fini dell’imposta di registro includendo anche l’avviamento.
  • Un metodo forfettario o parametrico può essere utilizzato come indice di congruità, ma non può sostituire una motivazione concreta sulle ragioni della sua applicazione.
  • L’avviso di rettifica deve specificare i valori attribuiti ai singoli beni o diritti e illustrare il percorso logico seguito dall’Ufficio.
  • Il contribuente che contesta la rettifica deve fornire elementi concreti, contabili o estimativi, per dimostrare perché il valore dichiarato sia giustificato.
  • La mera differenza tra valore dichiarato e valore stimato non è necessariamente sufficiente: la legittimità dell’accertamento dipende anche dalla motivazione e dalla possibilità per il contribuente di comprendere e contestare i criteri utilizzati.

Testo integrale

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