Cassazione Penale, Sentenza n. 49460/2022 del 29/12/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della sentenza d'appello che lo aveva condannato per il reato previsto dall'art. 2, d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74 (uso di fatture per operazioni inesistenti per evadere imposte relative al 2011). Il ricorrente deduceva l'assenza del requisito soggettivo (dolo), sostenendo di aver agito in buona fede e di non essere a conoscenza (né tenuto a conoscerla) della cessazione dell'attività della A.C. San Paolo; rilevava inoltre che l'esistenza di un contratto di sponsorizzazione, i bonifici effettuati e la ricezione dei pagamenti da parte della A.C. costituivano prova della sua buona fede.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo che le censure fossero meramente ripropositive e mirassero a una rivalutazione del materiale probatorio non consentita in sede di legittimità. Ha confermato la valutazione della Corte d'appello secondo cui risultava del tutto inverosimile che il ricorrente non avesse verificato l'operatività della A.C. San Paolo prima di stipulare contratti e effettuare pagamenti; ha inoltre ritenuto insufficiente la documentazione e le testimonianze prodotte dal ricorrente. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 2, d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74
Norma che incrimina l'uso di fatture per operazioni inesistenti e la frode fiscale; dalla sentenza emerge che il dolo è stato ritenuto sussistente sulla base degli elementi di fatto (assenza di verifiche sull'operatività del fornitore, carenza di documentazione comprovante le prestazioni).
art. 23, comma 8, D.L. n. 137 del 2000
Richiamata in relazione alla definizione del ricorso; indica la formulazione procedurale adottata per la trattazione del ricorso (decadimento/definizione secondo la previsione normativa richiamata), e ha consentito la decisione per inammissibilità senza ulteriore rinnovazione del dibattimento.
Massime di principio
- In Cassazione non è ammessa una nuova valutazione del materiale probatorio: le censure meramente ripropositive delle critiche già rivolte in appello sono inammissibili.
- Per contestare il dolo tributario occorre dimostrare fatti concreti che rendano credibile la buona fede (es. documentazione certa dell'esecuzione delle prestazioni, comunicazioni formali che attestino l'operatività del fornitore, verifiche effettuate preventivamente).
- L'assenza di documentazione contrattuale o di evidenze oggettive (contratti, fatture coerenti, ricevute di prestazioni) e la genericità delle dichiarazioni testimoniali sono valutate negativamente e non bastano a escludere il dolo.
- Quando le operazioni implicano effetti economico-tributari significativi, è considerata 'del tutto inverosimile' la mancata verifica dell'operatività del soggetto erogante; quindi l'atteggiamento di chi non compie semplici accertamenti può essere interpretato come indicativo del dolo.
- Le doglianze sulla motivazione devono cogliere vizi specifici (contraddittorietà, illogicità manifesta, omissione) e non limitarsi a chiedere una rivalutazione delle prove.
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