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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22356/2023 del 23/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso impugna la sentenza della Corte di Appello che confermava la responsabilità di Fabbri per rapina aggravata e per porto illegittimo di un tagliacarte, articolando due motivi principali: 1) mancata concessione dell'attenuante prevista dall'art. 62 n. 4 cod. pen. nonostante il modesto valore del bene sottratto (una fiala di metadone) documentato dalla difesa; 2) ingiustificato diniego delle circostanze attenuanti generiche e applicazione della recidiva senza adeguata indicazione di una accentuata pericolosità. Si deduce quindi violazione di legge e vizio di motivazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il primo motivo ritenendo che la Corte di appello ha errato nel ritenere il bene non stima bile economicamente e nel valutare le conseguenze della sottrazione (rischio per la salute) confondendo il piano del danno patrimoniale con quello del profitto. Ha annullato la sentenza impugnata limitatamente all'attenuante dell'art. 62 n. 4 cod. pen. e ha disposto il rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Roma per un nuovo giudizio sul punto. Ha invece dichiarato manifestamente infondati gli altri motivi: ha ritenuto legittima l'applicazione della recidiva sulla base della progressione criminosa e della reiterazione di reati specifici e dello stupefacente, e ha ritenuto motivato il diniego delle attenuanti generiche alla luce della personalità negativa desumibile dai precedenti e dalla gravità della condotta. La proclamazione di responsabilità è stata dichiarata irrevocabile nel resto.

Norme richiamate

  • art. 62 n. 4 cod. pen.

    attenuante per il danno patrimoniale di speciale tenuità

    La Corte ha ribadito che l'attenuante di speciale tenuità è applicabile nei reati contro il patrimonio quando ricorrono i presupposti oggettivi e soggettivi indipendentemente dalla pericolosità intrinseca del bene; il giudice di merito non può rifiutare la valutazione economica di un bene non commerciabile confondendo il debito danno al servizio (costo per lo Stato) con l'eventuale profitto commerciale

  • art. 23, comma 8, d.l. n. 137 del 2020 conv. in l. n. 176 del 2020

    norma procedurale richiamata per la forma del procedimento

    Richiamata come cornice procedurale per lo svolgimento del giudizio; non incide sul merito delle questioni di diritto sostanziale qui decise

Massime di principio

  • L'attenuante del 'danno patrimoniale di speciale tenuità' (art. 62 n. 4) va valutata sul valore economico effettivo del bene sottratto anche se il bene non è liberamente commerciabile; il giudice deve quantificare il danno al patrimonio (es. costo sostenuto dall'ente) e non limitarsi a considerazioni sulla pericolosità della cosa
  • La non commerciabilità di un bene (es. farmaci distribuiti dal servizio sanitario) non esclude a priori la possibilità di valutare la speciale tenuità del danno patrimoniale
  • Nel valutare le attenuanti generiche è necessario motivare in modo concreto il diniego, facendo riferimento alla personalità dell'imputato, ai precedenti e alla gravità della condotta; la mera affermazione generica non è sufficiente
  • L'applicazione della recidiva richiede elementi che giustifichino la progressione criminosa e la reiterazione di illeciti; se tali elementi sono documentati in motivazione, la recidiva può essere legittimamente applicata
  • In caso di errori di diritto o di valutazione limitati a una specifica attenuante, la Cassazione può annullare solo la parte interessata e disporre il rinvio per il nuovo giudizio su quel punto, lasciando definitivamente ferme le restanti statuizioni di responsabilità

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