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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1816/2022 del 17/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione basato su cinque censure principali: (1) vizio di motivazione per aver esteso al Pinna la responsabilità dell'amministratore precedente e irreperibile (George Dejan); (2) vizio di motivazione per l'uso di dati numerici riferiti ad epoche anteriori senza corretta ripartizione temporale degli acquisti e delle rimanenze; (3) vizio di motivazione riguardo alla contraddittorietà della valutazione che ha considerato il Dejan sia come prestanome sia come amministratore effettivo, e alla mancata considerazione che la consulenza non si basava sulla contabilità; (4) vizio di motivazione sulla rilevanza del mancato deposito del bilancio 2009 (contestando che la mancata consegna della contabilità fosse opera del Dejan); (5) vizio di motivazione relativo alla vendita del ramo d'azienda alla RA.MA. s.n.c. (operazione del 2008) e alla presunta distrazione di incassi anteriori al periodo di gestione del Pinna, oltre a dubbi sul cambio di denominazione, sede, titolarità delle quote e imputazione degli incassi al fitto di ramo d'azienda.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che la Corte di Appello, condividendo il Tribunale e sulla base della relazione del curatore fallimentare, della consulenza tecnica disposta dal pubblico ministero e delle prove documentali e dichiarative (tra cui le dichiarazioni dei testi Lipperi e Tolomeo e le movimentazioni bancarie), abbia logicamente ricostruito che il periodo di insorgenza del passivo e la scomparsa di beni coincidono con il periodo in cui Pinna era amministratore (fino al 28/06/2010). La Corte ha valorizzato il mancato deposito delle scritture contabili (attribuito alla irrintracciabilità del successivo amministratore Dejan) come funzionale all'occultamento delle distrazioni operate durante la gestione del Pinna; ha inoltre evidenziato acquisti prefallimentari e rate non corrisposte relative alla cessione/affitti che ricadevano sul periodo di competenza del Pinna. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 110 cod. pen.

    Riferimento alla responsabilità per reati commessi da più persone: la Corte ha ritenuto integrato il concorso del ricorrente nell'illecito bancarottiero insieme ad altri fatti valutati.

  • art. 216 legge fallimentare, comma 1, n. 1

    Norma che qualifica la bancarotta fraudolenta patrimoniale; la Corte ha ritenuto sussistenti elementi per ricondurre al Pinna la distrazione di beni e liquidità nel periodo di sua gestione.

  • art. 219 legge fallimentare, comma 1 e 2, n. 1

    Riguarda la bancarotta documentale; la Corte ha collegato la sottrazione delle scritture contabili al disegno distrattivo maturato nel periodo di gestione del Pinna.

  • art. 223 legge fallimentare, comma 1

    Norma connessa alle fattispecie di bancarotta; la Corte l'ha richiamata nel quadro complessivo della fattispecie contestata.

  • art. 606 lett. e) cod. proc. pen.

    Norma che disciplina i vizi di motivazione impugnabili in cassazione; la Corte ha valutato i motivi dedotti dal ricorrente sotto questo parametro e li ha ritenuti infondati o frammentari.

  • art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.

    Limite alla impugnazione in cassazione: la Corte ha indicato i motivi esaminati nei limiti richiesti dalla norma procedurale.

  • art. 23, comma 8, d.l. n. 137/2020, conv. L. 18 dicembre 2020, n. 176

    Richiamata nella requisitoria del Pubblico Ministero che ha chiesto l'inammissibilità; norma menzionata a titolo procedurale nella memoria del P.M.

Massime di principio

  • La presenza di passività e la scomparsa di beni che emergono durante il periodo di gestione di un amministratore possono legittimare la sua responsabilità per bancarotta, anche se alcune operazioni sono anteriore alla dichiarazione di fallimento, purché il nesso temporale sia ricostruibile.
  • La mancata consegna delle scritture contabili, soprattutto se coincide con la fase di dissesto e con il trasferimento delle quote societarie a soggetti poi irreperibili, può essere considerata elemento sintomatico di un disegno distrattivo.
  • Critiche frammentarie alla motivazione della sentenza, che non ricollocano i singoli passaggi nel contesto argomentativo complessivo, sono difficili da accogliere in cassazione: occorre dimostrare errori logici o violazioni di legge evidenti e connessi al risultato.
  • La qualificazione di un soggetto come 'prestanome' o come effettivo amministratore dipende dalla valutazione delle prove di fatto (gestione operativa, banca movimenti, dichiarazioni di testi); contraddizioni apparenti nella sentenza devono essere valutate nella loro funzione argomentativa complessiva.
  • Operazioni anteriori formalmente (es. cessione di ramo d'azienda nel 2008) possono avere rilevanza penale se le modalità di pagamento o la destinazione degli incassi ricadono cronologicamente nella gestione successiva e non risultano documentate per l'assenza di scritture.
  • Il mancato deposito del bilancio annuale è un elemento rilevante quando, per natura e tempistica, l'obbligo ricadeva sull'amministratore in carica al momento in cui il bilancio doveva essere redatto e depositato.

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