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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15841/2025 del 23/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha chiesto l'affidamento in prova al servizio sociale e, in subordine, la detenzione domiciliare per la pena residua di 3 anni, 3 mesi e 15 giorni per reati commessi il 13/01/2021 (resistenza a pubblico ufficiale, spaccio, ricettazione, detenzione abusiva di armi). Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto le domande ritenendo insussistenti i presupposti per misure alternative, motivando il diniego con una prognosi di pericolosità molto intensa, attinta anche da una successiva custodia cautelare e condanna in primo grado (23/03/2024) per associazione finalizzata allo spaccio, riqualificata ai sensi del comma 6 dell'art. 74 DPR 309/90. Nonostante la buona condotta carceraria, il Tribunale ha ritenuto che mancasse un percorso risocializzante e che la recente condanna indicasse un stabile inserimento nel circuito dello spaccio, compromettendo l'affidabilità e la capacità di perseguire obiettivi rieducativi. Il ricorrente ha dedotto che il Tribunale non ha considerato il trasferimento agli arresti domiciliari presso l'abitazione del padre disposto dal GIP e documentato il 12/06/2024, nonché che l'ordinanza impugnata contiene un dato difforme sul luogo di detenzione.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto infondata la doglianza: sebbene il provvedimento di merito contenga un dato difforme circa la stabilità del domicilio, la decisione è comunque motivata in termini coerenti e logici sulla base della prognosi di pericolosità elevata, fondata sulla condanna sopravvenuta per fatti della stessa specie. Tale errore materiale è stato ritenuto ininfluente rispetto all'esito, che conferma il diniego sia dell'affidamento in prova sia della detenzione domiciliare. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • D.P.R. 309/1990 (art. 74, comma 6)

    comma 6 dell'art. 74, DPR 309/90

    La sentenza indica che la condanna per associazione finalizzata allo spaccio è stata riqualificata ai sensi del comma 6 dell'art. 74 DPR 309/90; tale riqualificazione è stata utilizzata come elemento rilevante nella valutazione della prognosi di pericolosità e dell'inidoneità di misure alternative al carcere.

Massime di principio

  • La valutazione per l'ammissione a misure alternative (affidamento in prova o detenzione domiciliare) è essenzialmente prognostica: i giudici considerano l'intensità del rischio di recidiva anche sulla base di condanne sopravvenute o fatti della stessa specie.
  • Una buona condotta carceraria o l'assenza di sanzioni disciplinari non è di per sé sufficiente se non è accompagnata da un percorso risocializzante concreto e valutabile.
  • Condanne successive, anche non definitive, per reati della stessa natura possono assumere rilevanza decisiva nella negazione delle misure alternative perché indicano un inserimento stabile in circuiti criminali.
  • Errori o omissioni formali (es. indicazione errata del luogo di detenzione o mancata menzione di un trasferimento) possono non essere decisivi se la motivazione complessiva del giudice resta coerente e fondata su elementi sostanziali.
  • Per contestare efficacemente un diniego, è utile documentare e dimostrare in modo chiaro l'esistenza di un domicilio stabile, il supporto familiare, e soprattutto l'avvio concreto di percorsi di rieducazione o terapeutici; l'assenza di tali elementi rende difficile ottenere accoglimento.
  • In casi analoghi, chi impugna dovrebbe mostrare che eventuali errori formali hanno inciso sulla decisione sostanziale oppure produrre elementi nuovi e significativi in grado di modificare la prognosi di pericolosità.

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