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Ordinanza

Ordinanza n. 195/2026 - Torino, Sezione 3

per l’annullamento previa sospensione dell’efficacia, del provvedimento di rigetto dell’istanza, presentata in data 19.12.2024 volta ad ottenere il Permesso di soggiorno UE per soggiornanti lungo periodo per motivi di lavoro autonomo Prot. n. 2257/2025 emesso dalla Questura di Torino in data 17.12.2025 e notificato all’odierno ricorrente in data 4.02.2026; di ogni altro atto presupposto, connesso e conseguente, ancorché non conosciuto.

Giustizia amministrativa202600629

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Piemonte - Torino, Sez. IIIOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo per motivi di lavoro autonomo

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il provvedimento con cui la Questura di Torino ha respinto l'istanza di rilascio del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, ritenendo non comprovato il requisito della conoscenza della lingua italiana mediante certificazione almeno di livello A2. In sede cautelare ha dedotto l'illegittimità del diniego, poiché l'amministrazione non avrebbe adeguatamente valutato il titolo professionale posseduto e la documentazione relativa al percorso di studi, dai quali risultava che la preparazione aveva incluso anche la lingua italiana. Ha chiesto la sospensione dell'efficacia dell'atto e la rivalutazione della propria istanza.

La decisione

Il TAR ha accolto la domanda cautelare, ritenendo sussistente il fumus boni iuris perché il diniego, fondato sulla mancanza di una certificazione linguistica italiana di livello almeno A2, non esponeva adeguatamente le ragioni per cui il titolo professionale posseduto dal ricorrente non potesse dimostrare la conoscenza della lingua italiana. La documentazione sul percorso di studi evidenziava infatti che la preparazione aveva riguardato anche la lingua italiana, circostanza che imponeva una specifica valutazione da parte dell'amministrazione. È stato ritenuto sussistente anche il periculum in mora, in ragione della rilevanza degli interessi posti a fondamento dell'istanza. Il giudice ha quindi disposto la rivalutazione dell'istanza da parte dell'amministrazione, alla luce dei rilievi formulati, fissando una successiva camera di consiglio per verificarne l'esito. Le spese sono state riservate all'esito della fase cautelare.

Norme richiamate

  • art. 55 c.p.a.

    La domanda cautelare è stata esaminata secondo i presupposti del fumus boni iuris e del periculum in mora; ricorrendo entrambi, il giudice ha disposto una misura cautelare conformativa consistente nella rivalutazione dell'istanza amministrativa.

Massime di principio

  • Nel giudizio cautelare, il fumus boni iuris sussiste quando il diniego di un titolo amministrativo si fonda sulla mancata produzione di una specifica certificazione, ma omette di valutare puntualmente documenti e titoli che potrebbero dimostrare aliunde il requisito richiesto.
  • L'amministrazione, nel negare il rilascio di un titolo di soggiorno per carenza del requisito linguistico, deve motivare specificamente per quali ragioni il titolo professionale o il percorso formativo dell'interessato non siano idonei a comprovare la conoscenza della lingua richiesta.
  • In presenza di fumus boni iuris e periculum in mora, il giudice amministrativo può accogliere la domanda cautelare disponendo la rivalutazione dell'istanza da parte dell'amministrazione, senza sostituirsi a quest'ultima nella valutazione amministrativa.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoMotivazione del provvedimento
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcedimento amministrativo
IstitutiTutela cautelareDifetto di motivazioneDifetto di istruttoriaDiscrezionalità amministrativa e tecnica

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