Provvedimento AGCM AS2154 del 12/03/2026
PROGETTO TIM - URBAN VISION/CONVERSIONE DELLE POSTAZIONI TELEFONICHE PUBBLICHE IN CABINE DIGITALI MULTISERVIZI
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeL’AGCM segnala all’ANCI e, tramite essa, ai Comuni interessati che l’eventuale approvazione, senza procedura ad evidenza pubblica, del progetto TIM–Urban Vision per trasformare le cabine telefoniche in cabine digitali multiservizi può determinare una restrizione concorrenziale nel mercato della pubblicità esterna. L’Autorità ritiene che la componente pubblicitaria del progetto sia prevalente rispetto alla funzione di telefonia e che, trattandosi di occupazione di spazi pubblici contingentati, l’assegnazione debba avvenire mediante procedure competitive. Invita quindi gli enti locali ad adottare atti conformi ai principi concorrenziali, evitando trattamenti discriminatori verso gli altri operatori del settore.
Segnalazione ex art. 21 l. 287/1990 ai Comuni, con diffusione tramite ANCI, sul progetto TIM/Urban Vision di conversione delle cabine telefoniche in cabine digitali multiservizi, con invito a ricorrere a procedure competitive e non ad approvarlo senza gara.
Progetto TIM/Urban Vision per la conversione delle cabine telefoniche in cabine digitali multiservizi
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, ai sensi dell’art. 21 della legge n. 287/1990, segnala all’ANCI una possibile criticità concorrenziale connessa all’eventuale approvazione, da parte dei Comuni, del progetto promosso da TIM S.p.A. in partnership con Urban Vision S.p.A. L’atto è finalizzato a orientare l’azione amministrativa degli enti locali che intendano aderire al progetto, anche in futuro.
Contesto e contenuto dell’iniziativa
Il progetto riguarda la conversione delle attuali postazioni telefoniche pubbliche in cabine digitali multiservizi da collocare su suolo pubblico. Le nuove strutture sarebbero installate in parte negli spazi già occupati dalle cabine esistenti e in parte in altre aree cittadine. Esse offrirebbero una pluralità di funzioni: chiamate telefoniche, informazioni istituzionali, promozione e informazione culturale, alert pubblici, applicazioni sensoristiche per persone con disabilità motorie, per superare barriere linguistiche o visive, e strumenti di contrasto a violenza di genere e microcriminalità. Le cabine includerebbero inoltre spazi per la pubblicità digitale e sarebbero finanziate interamente dai relativi proventi.
Rapporto con la disciplina del servizio universale
L’Autorità richiama la delibera AGCom n. 98/23/CONS, che ha escluso la necessità di mantenere le cabine telefoniche nell’ambito del servizio universale e ha eliminato gli obblighi precedentemente gravanti su TIM in materia di telefonia pubblica, lasciando alla società autonomia nella decisione se continuare o meno a fornire il servizio, con la sola eccezione delle cabine nei luoghi di rilevanza sociale. Tuttavia, l’AGCM precisa che tale delibera riguarda il servizio di telefonia pubblica e non attribuisce un principio generale di disponibilità delle cabine per usi diversi, qualora TIM ne modifichi la funzione.
Criticità concorrenziali nel mercato della pubblicità esterna
Secondo l’Autorità, l’approvazione del progetto senza procedura ad evidenza pubblica e la sua successiva implementazione potrebbero determinare una violazione del principio di non discriminazione e una distorsione delle dinamiche concorrenziali nel settore della pubblicità out-of-home. La ragione è che l’iniziativa consentirebbe l’installazione di impianti pubblicitari e, dunque, l’offerta del relativo servizio su spazi pubblici contingentati, senza confronto competitivo.
L’AGCM osserva inoltre che gli impianti previsti avrebbero una finalità prevalentemente pubblicitaria, mentre il servizio di telefonia assumerebbe un ruolo secondario e accessorio. In questo quadro, il mancato ricorso a gara determinerebbe un vantaggio indebito per TIM e Urban Vision rispetto agli altri operatori del mercato, i quali per accedere agli spazi pubblicitari pubblici devono affrontare costi e rischi di gara, presentare offerte competitive e sostenere gli oneri imposti dai Comuni.
Irrilevanza della non esclusività e delle finalità pubbliche dichiarate
L’Autorità ritiene che le criticità non siano eliminate neppure qualora i Comuni prevedano la non esclusività del progetto. La limitatezza degli spazi pubblici nelle aree urbane resta infatti un fattore di contingentamento che rende comunque necessario un confronto competitivo.
Analogamente, non è sufficiente invocare le finalità pubbliche dell’iniziativa, come la digitalizzazione delle città o la diffusione gratuita di servizi ai cittadini. Tali obiettivi, pur meritevoli di apprezzamento, potrebbero essere perseguiti anche mediante procedure competitive, che permetterebbero all’amministrazione di ottenere i medesimi risultati valorizzando al contempo il confronto tra operatori in termini di prezzo e qualità.
Prassi amministrativa richiamata e raccomandazioni conclusive
L’AGCM richiama la prassi consolidata delle concessioni di spazi pubblicitari condizionate alla fornitura di beni e servizi di pubblica utilità, affidate tramite gara. Vengono richiamati esempi di procedure per la gestione di spazi pubblicitari in luoghi pubblici che prevedono la combinazione di offerta tecnica ed economica e l’impegno dell’aggiudicatario a installare e gestire, a proprie spese, infrastrutture e servizi quali pensiline, bagni pubblici, strutture per il bike sharing, schermi interattivi, impianti di videosorveglianza e pulsanti di emergenza.
Alla luce di ciò, l’Autorità auspica che i Comuni interessati al progetto tengano conto delle osservazioni formulate e adottino le conseguenti determinazioni amministrative in conformità ai principi concorrenziali, avvalendosi di procedure competitive per evitare discriminazioni nel mercato della pubblicità out-of-home. L’ANCI è invitata a diffondere la segnalazione presso i Comuni interessati.
Punti principali
Destinatario e base dell’intervento
La segnalazione è rivolta all’Associazione Nazionale Comuni Italiani, affinché assicuri la massima diffusione presso i Comuni. L’Autorità interviene ai sensi dell’articolo 21 della legge n. 287/1990 per orientare il modus procedendi degli enti locali che intendano aderire, anche in futuro, al progetto TIM–Urban Vision.
Oggetto del progetto TIM/Urban Vision
Il progetto prevede la sostituzione o riconversione delle attuali cabine telefoniche in cabine digitali multiservizi installate su suolo pubblico, in alcuni casi negli spazi già occupati dalle vecchie cabine e in altri in spazi diversi. Le strutture offrirebbero servizi informativi e di utilità pubblica, oltre a spazi pubblicitari digitali, e sarebbero finanziate integralmente dai proventi della pubblicità.
Criticità concorrenziali individuate
Secondo l’AGCM, l’approvazione del progetto senza gara potrebbe violare il principio di non discriminazione e alterare la concorrenza nel mercato della pubblicità out-of-home. La mancanza di una procedura competitiva favorirebbe TIM e Urban Vision rispetto agli altri operatori, che invece sostengono costi e rischi tipici delle gare pubbliche per ottenere spazi pubblicitari su suolo pubblico, in un settore caratterizzato da scarsità di spazi disponibili.
Inidoneità della non esclusività e degli interessi pubblici addotti
L’Autorità osserva che l’eventuale previsione di non esclusività del progetto non elimina la distorsione concorrenziale, perché la limitatezza degli spazi pubblici impone comunque un contingentamento. Neppure le finalità di digitalizzazione urbana e di offerta di servizi gratuiti ai cittadini giustificano l’assenza di confronto competitivo, poiché tali obiettivi potrebbero essere perseguiti anche tramite gara, stimolando prezzo e qualità.
Indicazione finale ai Comuni
L’AGCM richiama la prassi consolidata delle concessioni per spazi pubblicitari associate alla fornitura di beni o servizi di pubblica utilità, affidate mediante gara. Invita pertanto i Comuni a valutare il progetto solo nel rispetto dei principi concorrenziali e mediante procedure competitive, per evitare discriminazioni nel mercato della pubblicità esterna.
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