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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35863/2024 del 25/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il rigetto della richiesta di sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari; ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione perché sia il Tribunale di Vibo Valentia sia il Tribunale d'appello si sono limitati a decisioni generiche, senza motivare in che modo la pronuncia di condanna (cui seguiva solo il dispositivo e non le motivazioni depositate) incidesse sulle esigenze cautelari. Sosteneva inoltre che la riqualificazione dei fatti in sede di giudizio (condanna per concorso esterno e non per partecipazione all'associazione mafiosa) costituisce un fatto nuovo e favorevole che dovrebbe influire sul giudizio prognostico di pericolosità e sull'adeguatezza della misura cautelare.

La decisione

La Corte ha accolto il ricorso: ha ritenuto violato il principio di adeguatezza e di gradualità delle misure cautelari, che richiede una valutazione motivata e permanente della corrispondenza fra esigenze cautelari e misura adottata. I giudici di merito non hanno adeguatamente motivato né chiarito se i fatti valorizzati corrispondessero alla piattaforma indiziaria originaria o alle risultanze del dibattimento, né perché la riqualificazione favorevole non incidesse sul giudizio prognostico. Per questi motivi l'ordinanza impugnata è stata annullata e la causa è stata rinviata al Tribunale di Catanzaro per un nuovo giudizio volto a verificare, anche alla luce della riqualificazione favorevole, se sia ancora adeguata la misura cautelare in corso.

Norme richiamate

  • art. 277 cod. proc. pen.

    Richiama il dovere del giudice di scegliere modalità di esecuzione delle misure cautelari che salvaguardino i diritti della persona e che siano compatibili con le esigenze cautelari: usato dalla Corte per fondare il principio di adeguatezza e gradualità nell'intero arco temporale della misura.

  • art. 275, comma 3, cod. proc. pen.

    Riferimento alla presunzione relativa di pericolosità per i reati di mafia; la sentenza osserva che tale presunzione non opera rispetto al reato di concorso esterno in associazione mafiosa, quindi la riqualificazione favorevole può incidere sul giudizio di pericolosità.

  • art. 309, comma 7, cod. proc. pen.

    Indica la competenza per il nuovo giudizio: la Corte rinvia il procedimento per nuovo esame al Tribunale di Catanzaro ai sensi di questa norma.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata per gli adempimenti di cancelleria connessi all'annullamento e al rinvio; la Corte dispone l'invio agli uffici per i relativi adempimenti.

Massime di principio

  • Il principio di adeguatezza/proporzionalità delle misure cautelari vale per tutta la durata della misura: anche dopo una sentenza di merito, il giudice deve valutare se sussistono ancora le esigenze cautelari e motivare la scelta di mantenere o modificare la misura.
  • La mera esistenza di una sentenza di condanna, se priva di motivazione depositata, non esime il giudice da un adeguato esame motivato circa la situazione concreta e le ricadute della pronuncia cautelare.
  • La riqualificazione dei fatti in sede di giudizio (condanna per reato meno grave o diversa qualificazione) costituisce un elemento nuovo e potenzialmente favorevole che deve essere esplicitamente considerato nel giudizio prognostico sulla pericolosità e sull'adeguatezza della misura.
  • Quando la normativa prevede presunzioni di pericolosità (es. reati connessi alla criminalità organizzata), bisogna verificare se tali presunzioni siano effettivamente operanti rispetto al reato accertato: se non operano, la misura cautelare non può essere giustificata esclusivamente su base presuntiva.
  • Il giudice d'appello non può limitarsi ad adottare la motivazione del primo giudice quando questa sia generica o insufficiente; deve indicare chiaramente i fatti e le risultanze (indiziarie o dibattimentali) cui si richiama per confermare o modificare la misura.

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