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Cassazione Civile, Ordinanza n. 30488/2022 del 18/10/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (utente)

La controversia

L'utente aveva agito per la ripetizione di quanto pagato, a titolo di quota del servizio idrico integrato, in relazione al servizio di depurazione riferito al condominio in cui era condomina, assumendo che per il periodo dal 2007 non fosse dovuto il corrispettivo perché l'impianto di depurazione servente l'area non svolgeva una reale attività di depurazione. Il giudice di pace aveva accolto la domanda e il Tribunale, in funzione di appello, aveva confermato la decisione. Le società gestori del servizio hanno quindi proposto ricorso per cassazione con sei motivi: 1) motivazione apparente o incomprensibile della sentenza d'appello sulla nozione di impianto di depurazione; 2) violazione delle norme europee, costituzionali, delle preleggi, del DM Ambiente 30.9.2009 e dell'art. 1374 c.c., per avere il giudice integrato il contratto tramite una direttiva non self-executing; 3) ulteriore vizio di motivazione per mancata spiegazione del perché l'impianto, pur funzionante, non potesse considerarsi depurativo, e adesione acritica alla CTU; 4) violazione della disciplina europea e nazionale in tema di depurazione e tariffa, contestando l'affermazione che l'impianto non assicurasse un trattamento conforme e non avesse i requisiti per l'autorizzazione allo scarico; 5) omessa pronuncia e difetto di motivazione sugli artt. 8-sexies del d.l. 208/2008 e 154 d.lgs. 152/2006, sostenendo che gli oneri di progettazione/completamento degli impianti costituiscono componente tariffaria dovuta anche quando manchi o sia inattivo l'impianto; 6) violazione di norme civilistiche e della disciplina del servizio idrico, per avere ritenuto inadempienti le società rispetto ai limiti qualitativi del servizio di depurazione.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondati i primi cinque motivi e inammissibile il sesto. In particolare, ha affermato che la sentenza impugnata non era affetta da motivazione apparente, perché aveva esaminato la normativa di settore e aveva legittimamente recepito le conclusioni della CTU, già rese in altra procedura riguardante il medesimo impianto di Rapallo, secondo cui l'impianto svolgeva solo attività di pretrattamento e non un effettivo ciclo di depurazione. Ha poi precisato che non vi era violazione dell'art. 1374 c.c., poiché il giudice di merito non aveva integrato il contratto con una direttiva UE, ma aveva escluso la sussistenza della causa del rapporto per mancanza della controprestazione. La decisione è stata inoltre ritenuta conforme al principio, affermato dalla giurisprudenza dopo la sentenza della Corte costituzionale n. 335/2008, secondo cui il corrispettivo della depurazione non è dovuto quando il servizio sia materialmente non fruibile o non funzioni per causa non imputabile all'utente. Il quinto motivo è stato respinto perché contraddittorio rispetto alla stessa impostazione difensiva delle ricorrenti e comunque privo di prova circa l'avvio della progettazione del nuovo impianto. Il sesto motivo è stato dichiarato inammissibile perché mirava in sostanza a una nuova valutazione del merito ed introduceva una questione nuova. Le spese sono state poste a carico delle ricorrenti, con ordine di pagamento dell'ulteriore contributo unificato, se dovuto.

Norme richiamate

  • art. 132 c.p.c., n. 4

    La motivazione della sentenza d'appello è stata ritenuta sufficiente perché, nel suo complesso, dava conto del percorso logico-giuridico seguito e faceva legittimo recepimento delle conclusioni della CTU.

  • art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.

    È stato evocato come parametro del controllo di legittimità per le denunciate violazioni di legge, ma la Corte ha ritenuto infondate o inammissibili le relative censure.

  • art. 360, comma 1, n. 4 c.p.c.

    È stato richiamato per dedurre nullità della sentenza di appello per motivazione apparente, difetto di motivazione e omessa pronuncia.

  • art. 1374 c.c.

    Non è stato violato, perché il giudice di merito non ha integrato il contratto con una fonte estranea, ma ha escluso la debenza del corrispettivo per mancanza della controprestazione.

  • art. 1175 c.c.

    Richiamato tra le norme asseritamente violate, senza rilievo accogliente.

  • art. 1218 c.c.

    Richiamato tra le norme asseritamente violate, senza rilievo accogliente.

  • art. 1375 c.c.

    Richiamato tra le norme asseritamente violate, senza rilievo accogliente.

  • art. 1453 c.c.

    Richiamato tra le norme asseritamente violate, senza rilievo accogliente.

  • art. 1559 c.c.

    Richiamato tra le norme asseritamente violate, senza rilievo accogliente.

  • art. 2033 c.c.

    Richiamato tra le norme asseritamente violate, nel contesto della domanda di ripetizione dell'indebito.

  • art. 2, comma 2, D.M. Ambiente 30 settembre 2009

    È stato richiamato quale norma secondaria sulla nozione di impianto di depurazione/trattamento e smaltimento delle acque reflue.

  • artt. 2 e 4 direttiva 91/271/CEE

    Richiamati nel quadro della disciplina sulla depurazione delle acque reflue; la Corte ne ha valorizzato la portata in coerenza con la verifica dell'effettivo funzionamento del servizio.

  • artt. 189, comma 3, Trattato CEE e 249, comma 3, Trattato UE

    Richiamati dalle ricorrenti per sostenere l'inidoneità di una direttiva non self-executing a integrare il contratto.

  • artt. 11 e 117 Cost.

    Richiamati dalle ricorrenti nel motivo di violazione di legge.

  • art. 12 preleggi

    Richiamato dalle ricorrenti nel motivo di violazione di legge.

  • d.lgs. 152/2006

    Richiamato più volte in materia di disciplina del servizio idrico e degli scarichi, senza accoglimento delle censure.

  • artt. 101, 104, 105, 142, 149, 154, 158-bis e 176 d.lgs. 152/2006

    Richiamati dalle ricorrenti a sostegno dei motivi di violazione di legge.

  • art. 4 l.r. n. 27/2007

    Richiamato dalle ricorrenti nel motivo di violazione di legge.

  • art. 8-sexies d.l. 30 dicembre 2008 n. 208, conv. in l. 13/2009

    Richiamato per sostenere che i costi di progettazione e completamento degli impianti di depurazione costituiscono componente tariffaria dovuta all'utenza in determinati casi.

  • art. 154 d.lgs. 152/2006

    Richiamato sia per contestare la sentenza sia per affermare la disciplina tariffaria del servizio idrico integrato.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    Richiamato per dare atto dell'obbligo di versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, se dovuto.

  • art. 380-bis, comma 1, c.p.c.

    Norma processuale che ha giustificato la trattazione in adunanza camerale.

Massime di principio

  • Non sussiste vizio di motivazione apparente quando la sentenza d'appello, letta nel suo complesso, dia conto del percorso logico-giuridico seguito e recepisca in modo non acritico, ma motivato, le conclusioni della consulenza tecnica d'ufficio.
  • Nel giudizio di legittimità, la censura di violazione di legge non può tradursi in una richiesta di nuova valutazione del materiale probatorio o delle risultanze tecniche già apprezzate dal giudice di merito.
  • In materia di servizio idrico integrato e depurazione, il corrispettivo non è dovuto quando il servizio di depurazione sia materialmente non fruibile o comunque non funzioni per causa non imputabile all'utente, poiché viene meno il sinallagma della prestazione.
  • L'impianto esistente che svolga soltanto attività di pretrattamento e non realizzi un effettivo ciclo di depurazione può essere trattato, ai fini della debenza del corrispettivo, come un servizio non effettivamente reso.
  • Non è configurabile violazione dell'art. 1374 c.c. se il giudice non integra il contratto con una fonte estranea, ma accerta che la prestazione dedotta nel rapporto non sia stata concretamente eseguita o sia rimasta priva della controprestazione dovuta.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniProveInadempimentoCessione del credito
RamiProcesso civileBancario e finanziarioObbligazioniContratti
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaNesso di causalitàBuona fede e correttezza

Testo integrale

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