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Sentenza

Sentenza del 18/03/2019 n. 839 - Comm. Trib. Reg. per la Puglia

PROCESSO - Dispositivo - Motivazione - Appello - Interesse ad impugnare - Inammissibilità - Impugnazione incidentale - Inefficace

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale il privato

La controversia

L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza di primo grado sostenendo che vi fosse un contrasto tra motivazione e dispositivo, poiché la motivazione qualificava come inesistenti gli avvisi di accertamento IRAP e IVA relativi agli anni 2008 e 2009, mentre il dispositivo respingeva integralmente i ricorsi della società e confermava sostanzialmente la pretesa tributaria. L'Agenzia chiedeva quindi di correggere la motivazione, lasciando fermo il dispositivo. La società resistente ha chiesto il rigetto o l'inammissibilità dell'appello e ha proposto appello incidentale per ottenere l'accoglimento dei ricorsi originari e la riforma della sentenza nella parte sfavorevole.

La decisione

La Commissione Tributaria Regionale ha dichiarato inammissibile l'appello principale dell'Agenzia per carenza di interesse ad impugnare, ai sensi dell'art. 100 c.p.c., poiché l'Agenzia era risultata vittoriosa nel dispositivo della sentenza di primo grado e le affermazioni sfavorevoli contenute soltanto nella motivazione non costituivano una soccombenza effettiva né erano idonee a produrre un pregiudizio immediato. L'appello incidentale della società, proposto tardivamente, è stato dichiarato inefficace ai sensi dell'art. 334, comma 2, c.p.c., in conseguenza dell'inammissibilità dell'appello principale. Le spese di lite sono state compensate tra le parti.

Norme richiamate

  • Art. 100 c.p.c.

    Per proporre una domanda o per contraddire alla stessa è necessario avervi interesse.

    L'interesse ad impugnare presuppone una soccombenza, anche parziale, contenuta nelle statuizioni effettive della sentenza. La parte vittoriosa nel dispositivo non può impugnare mere affermazioni contenute nella motivazione, se queste non producono un danno concreto e attuale.

  • Art. 334, comma 2, c.p.c.

    L'impugnazione incidentale tardiva è ammessa, ma perde efficacia se l'impugnazione principale viene dichiarata inammissibile.

  • Art. 343 c.p.c.

    Disciplina la proposizione dell'impugnazione incidentale nel giudizio di appello.

  • Art. 371 c.p.c.

    Richiamato in materia di impugnazione incidentale e dei relativi effetti processuali.

  • Art. 327 c.p.c.

    Prevede il termine lungo per impugnare le sentenze, termine rilevante per qualificare come tardivo l'appello incidentale della società.

  • Artt. 38 e 53 del D.Lgs. n. 546/1992

    Regolano, nel processo tributario, i termini e le modalità per la proposizione dell'impugnazione.

  • Art. 2495 c.c.

    È stato richiamato dall'Agenzia in relazione alla pretesa erroneità della sentenza, ma la Commissione non ha accolto l'impugnazione perché mancava un interesse concreto dell'Agenzia ad ottenere la modifica della sola motivazione.

Massime di principio

  • L'interesse ad appellare deriva dalla soccombenza risultante dal dispositivo della sentenza, cioè dalla parte contenente le statuizioni suscettibili di passare in giudicato, e non da considerazioni sfavorevoli presenti soltanto nella motivazione.
  • La parte che ha ottenuto una decisione favorevole nel dispositivo non può normalmente impugnare la sentenza per correggere o eliminare una motivazione astrattamente pregiudizievole, salvo che dimostri un danno concreto, attuale e giuridicamente rilevante.
  • In caso di contrasto tra motivazione e dispositivo, l'impugnazione spetta principalmente alla parte concretamente soccombente, che deve lamentare l'assenza di una motivazione idonea a sostenere il dispositivo sfavorevole.
  • L'impugnazione incidentale tardiva, pur essendo in astratto consentita, è subordinata all'esistenza dell'impugnazione principale: se quest'ultima è dichiarata inammissibile, anche l'impugnazione incidentale tardiva perde efficacia.
  • Prima di proporre appello è necessario verificare quale parte della sentenza produca effettivamente una soccombenza e un pregiudizio concreto; contestare soltanto argomentazioni motivazionali può comportare l'inammissibilità per carenza di interesse.

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