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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2256/2022 del 20/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano l'ordinanza del 12/05/2021 con cui il GIP, accolto il requisito richiesto dal Pubblico Ministero, ha revocato la sospensione dell'ordine di demolizione relativo a 14 box in struttura metallica, originariamente disposta con sentenza penale del 1993 a carico di Michele Corvasce. I ricorrenti sostengono di non poter essere destinatari dell'ordine di demolizione perché i box sarebbero stati ceduti in vita dal "de cuius" Michele Corvasce a terzi (Angelo Rutigliano) nell'ambito di una cessione d'azienda, e dunque non sarebbero mai entrati nella loro massa ereditaria; contestano inoltre che il GIP abbia revocato la sospensione senza decidere sul loro espresso motivo di annullamento e deducono un travisamento del contenuto del contratto di cessione.

La decisione

La Corte dichiara i ricorsi inammissibili per violazione del principio di autosufficienza del ricorso: i ricorrenti hanno dedotto il travisamento del contratto di cessione senza allegare al ricorso il testo integrale dell'atto processuale (il contratto) né fornire la prova necessaria a dimostrare che i box fossero stati effettivamente trasferiti e dunque esclusi dalla successione. La Corte richiama la giurisprudenza sul tema del "travisamento" e sul necessario onere di specificazione e documentazione degli atti di processo invocati. Conseguentemente i ricorrenti sono condannati alle spese processuali e al versamento di una somma di €3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • legge n.64 del 1974 / DPR n.380 del 2001

    La Corte richiama che il reato per cui Michele Corvasce era stato condannato rientrava nella disciplina edilizia (artt. 17-20 legge 64/1974, oggi artt. 93-95 DPR n.380/2001) e che la sentenza di condanna aveva disposto la demolizione delle opere abusive, ordine poi posto in esecuzione dal PM.

  • art. 165-bis, comma 2, disposizioni attuative cod. proc. pen. (introdotto dal d.lgs. 6 febbraio 2018, n. 11)

    La Corte applica il principio di autosufficienza del ricorso risultante anche dall'art. 165-bis disp. att., ritenendo necessario che il ricorrente indichi e faccia pervenire alla cancelleria gli atti processuali ritenuti travisati (es. il contratto di cessione) al fine di consentire al giudice di legittimità la verifica del vizio denunciato.

Massime di principio

  • Quando si denuncia in Cassazione il "travisamento" o l'omessa valutazione di atti/processi probatori, è obbligatorio allegare integralmente gli atti che si assume siano stati travisati o omessi; mere affermazioni ricostruttive non sono sufficienti.
  • Il principio di autosufficienza del ricorso impone di documentare e indicare con precisione l'atto processuale oggetto della doglianza, l'elemento fattuale che ne emerge e la prova della sua verità, nonché spiegare perché l'atto compromette in modo decisivo la motivazione impugnata.
  • Se si sostiene che beni oggetto di demolizione non siano mai entrati nella successione perché ceduti, occorre dimostrare documentalmente che il contratto di cessione comprendeva espressamente quegli immobili (o che vi è stata rinuncia all'eredità); l'assenza di tali documenti rende la doglianza inammissibile.
  • La presenza di un procedimento amministrativo pendente (es. domanda di condono) non sospende automaticamente l'esecuzione penale: chi invoca la sospensione deve produrre il titolo amministrativo o documentazione che giustifichi la sospensione.
  • L'inammissibilità per carenze formali/di documentazione può comportare conseguenze economiche (spese processuali e somme alla Cassa delle ammende), quindi è essenziale curare l'allegazione e la trasmissione degli atti fin dall'istanza originaria.

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