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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25927/2025 del 15/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La ricorrente ha successivamente presentato dichiarazione di rinuncia all'impugnazione ai sensi dell'art. 589 comma 2 cod. proc. pen.; in conseguenza di ciò la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e alla prestazione della somma di € 500,00 in favore della Cassa delle Ammende.

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza di riesame che aveva rigettato la domanda di revoca del sequestro preventivo emesso dal GIP per il reato di lottizzazione abusiva. I motivi di impugnazione denunciavano: (1) errata valutazione circa l'esaurimento delle volumetrie disponibili secondo il PRG e la natura del successivo Regolamento Urbanistico come strumento di pianificazione generale (non meramente esecutivo); (2) violazione dell'art.16 comma 2 della legge regionale Basilicata n.23/1999, sostenendo che il regolamento consentiva edificazione diretta senza progettazione di secondo livello e che il planovolumetrico non costituiva pianificazione di secondo livello; (3) violazione degli artt.25 e 34 del DPR 327/2000 con riferimento alla presunta cessione dell'area dal Comune in alternativa all'esproprio; (4) vizi relativi al sequestro su beni di terzi non coinvolti, mancata prova di mala fede, mancanza di cooperazione fraudolenta rilevante e assenza del fumus del reato anche in caso di illegittimità dell'iter di approvazione del Regolamento Urbanistico.

Norme richiamate

  • legge regionale della Basilicata n. 23 del 1999

    La ricorrente sosteneva che la norma qualificasse il Regolamento Urbanistico come strumento di pianificazione generale che legittimava edificazione diretta; la Corte non entra nel merito della questione dato che il ricorso è stato dichiarato inammissibile per rinuncia.

  • DPR 327/2000

    Richiamati dalla ricorrente con riferimento alle modalità di cessione/trasferimento di aree e procedure espropriative; anche tale questione non è stata valutata nel merito a causa della rinuncia all'impugnazione.

  • codice di procedura penale

    Norma applicata concretamente: la dichiarazione di rinuncia all'impugnazione ai sensi di questo articolo comporta l'inammissibilità del ricorso.

  • codice di procedura penale

    art. 2 616 (testo fornito in sentenza)

    La sentenza indica a carico della ricorrente l'onere di sostenere le spese e il pagamento di una somma alla Cassa delle Ammende ai sensi della norma richiamata; la Corte ha quindi applicato le conseguenze economiche previste per la rinuncia/all'inammissibilità.

Massime di principio

  • La dichiarazione di rinuncia all'impugnazione ai sensi dell'art. 589 c.p.p. determina l'inammissibilità del ricorso e impedisce alla Corte di valutare nel merito le questioni sostanziali sollevate.
  • Se si contesta la natura di un atto urbanistico (es. Regolamento Urbanistico vs PRG), è necessario fornire elementi probatori chiari e specifici in grado di dimostrare la diversa natura giuridica e le conseguenze urbanistiche; in assenza di decisione di merito tali profili restano non valutati.
  • Le censure relative a vizi procedurali di trasferimento di aree (cessione vs esproprio) e al sequestro di beni di terzi richiedono prova documentale e circostanze precise sulla condotta degli enti e dei privati coinvolti per dimostrare fumus e dolo/mala fede.
  • Quando si contesta il fumus del reato (es. cooperazione fraudolenta per lottizzazione), occorre dimostrare il concreto coinvolgimento e la capacità decisionale degli attori indicati; la mera ipotesi non è sufficiente a impedire provvedimenti cautelari se non adeguatamente supportata.
  • Conseguenze pratiche della rinuncia: oltre all'inammissibilità, la parte rinunciante può essere condannata alle spese processuali e a somme a favore della Cassa delle Ammende; valutare sempre il rapporto costi/benefici prima di mantenere un impugnazione.

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