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Sentenza

Sentenza n. 141/2026 - Genova, Sezione 2

per l'esecuzione della sentenza TAR Liguria, II sezione, 23 ottobre 2025 n. 1145.

Giustizia amministrativa202501352

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Liguria - Genova, Sez. IISentenzaGiudizio di ottemperanza

Atto impugnato: provvedimento dell'Ambito Territoriale di Caccia della Spezia del 4 novembre 2025, adottato in riedizione del potere dopo l'annullamento della precedente assegnazione delle zone di caccia al cinghiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (ente gestore venatorio)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha agito in ottemperanza chiedendo la declaratoria di inefficacia del nuovo provvedimento e l'esecuzione della sentenza del TAR Liguria n. 1145 del 23 ottobre 2025. La sentenza precedente aveva annullato l'atto con cui era stata ridotta di circa 300 ettari la zona C1 assegnata alla squadra n. 32, a favore della squadra n. 29 operante nella zona confinante C9, rilevando l'assenza di specifiche ragioni di fatto o di diritto e il mancato riferimento a rilevanti variazioni nella disponibilità del territorio venabile, richiesto dall'art. 6, comma 3, del regolamento. Il nuovo provvedimento aveva confermato il medesimo assetto, motivando sulla nozione sostanziale di omogeneità delle zone di caccia, tenendo conto della presenza e tipologia della selvaggina, delle caratteristiche morfologiche ed ecologiche, delle infrastrutture, della rete idrica e della sentieristica, nonché della minore proficuità dell'area assegnata alla squadra n. 29 e della temporaneità dell'assegnazione alla squadra n. 32. Il ricorrente ha dedotto la violazione o elusione del giudicato, sostenendo che l'amministrazione non avrebbe dato corretta esecuzione alla sentenza e avrebbe reiterato il precedente assetto. L'amministrazione ha eccepito che l'annullamento per difetto di motivazione lasciava ampi margini di discrezionalità e consentiva la riedizione del potere anche con il medesimo contenuto sostanziale.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso inammissibile. L'azione di ottemperanza contro un nuovo atto adottato in riedizione del potere è ammissibile solo se il nuovo provvedimento viola o elude il comando giudiziale. Tale violazione o elusione ricorre, in particolare, quando l'amministrazione omette di adottare un atto il cui contenuto sia già puntualmente stabilito dalla sentenza, reitera i medesimi vizi accertati oppure esercita un diverso potere, privo dei necessari presupposti, al solo fine di conseguire il medesimo risultato. Nel caso di annullamento per difetto di motivazione o di istruttoria, l'amministrazione conserva invece un ampio spazio per il riesercizio dell'attività valutativa; la violazione del giudicato può configurarsi soltanto in presenza di uno sviamento manifesto diretto ad aggirare prescrizioni puntuali della sentenza. Nel caso concreto l'amministrazione aveva svolto una nuova istruttoria e aveva esplicitato le ragioni della conferma dell'assetto precedente, mentre la sentenza da eseguire non imponeva un contenuto vincolato del nuovo provvedimento. Non era pertanto ravvisabile uno sviamento manifesto né una violazione o elusione del giudicato. Le spese sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 6, comma 3, del regolamento sulle zone di caccia

    rilevanti variazioni nella disponibilità di territorio venabile

    La precedente sentenza aveva ritenuto illegittima la ridefinizione delle zone di caccia perché non dava conto di rilevanti variazioni nella disponibilità del territorio venabile e non esponeva specifiche ragioni di fatto o di diritto.

  • art. 112 c.p.a.

    Il giudizio di ottemperanza presuppone l'esistenza di una violazione o elusione del comando contenuto nella sentenza da eseguire; nel testo la norma è richiamata implicitamente attraverso la disciplina dell'azione di ottemperanza.

Massime di principio

  • Quando l'amministrazione riedita il potere dopo una sentenza di annullamento, il giudizio di ottemperanza è ammissibile solo se il nuovo atto viola o elude il comando giudiziale, ossia se omette un'attività il cui contenuto sia puntualmente stabilito dalla sentenza, reitera i vizi già accertati o utilizza un potere diverso e privo dei necessari presupposti al solo fine di conseguire il medesimo risultato.
  • La violazione o elusione del giudicato da parte di un nuovo provvedimento può essere riconosciuta soltanto quando dal dictum derivi un obbligo puntuale e vincolato, tale da rendere integralmente desumibile dalla sentenza il contenuto essenziale dell'atto da adottare.
  • Quando l'annullamento sia stato disposto per difetto di motivazione o di istruttoria, l'amministrazione conserva, di regola, un ampio margine di riesercizio dell'attività valutativa e può anche pervenire allo stesso risultato sostanziale, purché elimini il vizio accertato e non agisca con sviamento manifesto per aggirare prescrizioni puntuali del giudicato.
  • Se l'amministrazione, dopo un annullamento per difetto di motivazione o istruttoria, adotta un nuovo atto motivato senza violare prescrizioni vincolanti della sentenza, eventuali ulteriori illegittimità del nuovo provvedimento costituiscono una controversia autonoma di annullamento e non una violazione o elusione del giudicato deducibile in ottemperanza.

Come è indicizzato

MaterieGiudizio di ottemperanza
RamiProcesso amministrativo
IstitutiOttemperanza e commissario ad actaEffetto conformativo e riedizione del potereNullità del provvedimentoDiscrezionalità amministrativa e tecnica

Testo integrale

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