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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38279/2024 del 18/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della sentenza della Corte d'appello di Milano che aveva disposto la consegna di Jovanovic alla Repubblica federale di Germania in esecuzione di Mandato d'Arresto Europeo emesso il 10/05/2024 dal Tribunale distrettuale di Monaco di Baviera per reati di truffa (coinvolgimento in scheme che richiedevano versamenti in "wallet" bitcoin a titolo di cauzione e successivo appropriazione fraudolenta). I difensori hanno denunciato: 1) questione di costituzionalità dell'art. 18-bis, comma 1, lett. a), legge n. 69/2005 (violazione art. 25 Cost., "giudice naturale"); 2) violazione formale dell'art. 6, comma 1, lett. e), legge n. 69/2005 per carente descrizione delle circostanze e del grado di partecipazione nel mandato; 3) errori di valutazione sulla giurisdizione per fatti commessi in Francia e sulla rilevanza della cittadinanza dell'imputato ai fini della perseguibilità in Italia.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili la maggior parte dei motivi: ha ritenuto infondata la questione costituzionale sull'art. 18-bis e conforme la descrizione del mandato d'arresto ai requisiti minimi di legge; ha però rilevato un'insufficiente motivazione della Corte d'appello con riferimento al reato ascritto come commesso in Francia, dovendosi verificare la cittadinanza dell'imputato e la rilevanza delle norme di perseguibilità italiana (art. 9 e art. 10 c.p.). Perciò ha annullato la sentenza impugnata limitatamente alla disposizione di consegna per il reato commesso in Francia e ha rinviato la questione ad altra sezione della Corte d'appello per nuovo giudizio su quel punto; per il resto l'impugnazione è inammissibile.

Norme richiamate

  • art. 18-bis, comma 1, lett. a), legge n. 69 del 2005

    Consente l'esecuzione del mandato d'arresto europeo anche quando parte del fatto non sia stata commessa nel territorio dello Stato emittente; la Corte ha ritenuto la questione costituzionale infondata e la norma compatibile con l'ordinamento costituzionale e con l'obbligo di attuazione delle decisioni quadro UE.

  • art. 6, comma 1, lett. e), legge n. 69 del 2005

    Stabilisce i contenuti minimi che il mandato d'arresto europeo deve avere; la Cassazione ha confermato che la descrizione contenuta nel mandato è sufficientemente esaustiva per i controlli richiesti, conformandosi al principio che il mandato fornisce informazioni formali minime per decidere tempestivamente sulla consegna.

  • Decisione quadro del Consiglio 2002/584/JAI (mandato d'arresto europeo)

    Base normativa europea del mandato d'arresto; la normativa UE è stata richiamata quale disciplina generale che individua il giudice competente e giustifica il principio del reciproco riconoscimento tra Stati membri.

  • art. 25 Cost.

    Protegge il principio del "giudice naturale"; la Corte ha ritenuto che tale principio non venga violato dall'esecuzione del mandato d'arresto europeo adeguatamente previsto da norma europea recepita, e quindi compatibile con art. 25.

  • art. 11 Cost.

    Richiamato per giustificare l'adesione italiana alle limitazioni di sovranità necessarie per assicurare cooperazione internazionale in materia penale e per la legittimità del reciproco riconoscimento tra Stati membri.

  • art. 9 e art. 10 codice penale

    Art. 9 disciplina la perseguibilità del cittadino italiano per delitti commessi all'estero; art. 10 disciplina la perseguibilità per stranieri e subordina talune ipotesi alla richiesta del Ministro della giustizia. La Cassazione ha ritenuto necessario accertare la cittadinanza dell'imputato per valutare se il reato commesso in Francia sia perseguibile in Italia.

  • d.lgs. 15 febbraio 2016, n. 29 (attuazione decisione quadro 2009/548/GAI)

    Prevede procedure informative tra autorità giudiziarie nazionali utili a chiarire elementi rilevanti per l'esecuzione/ rifiuto della consegna; la Corte ha indicato che, se necessario, tali procedure debbono essere esperite in sede di valutazione della consegna per il fatto commesso in Francia.

  • d.lgs. 2 febbraio 2021, n. 10

    Ha modificato la disciplina italiana del mandato d'arresto introducendo, tra l'altro, riferimenti alla sufficienza del compendio indiziario come requisito e abrogando precedenti oneri documentali; la Corte lo ha richiamato per spiegare il diverso standard probatorio richiesto oggi per l'esecuzione del mandato.

Massime di principio

  • La questione costituzionale basata sull'art. 25 Cost. è scarsamente fondata quando l'esecuzione del mandato d'arresto europeo è disciplinata da norme UE recepite nella legge italiana: il ricorso va centrato su vizi di legge o di procedura piuttosto che sul principio del "giudice naturale".
  • Il mandato d'arresto europeo richiede una descrizione sufficiente ma non esaustiva dei fatti: sono necessarie informazioni minime per i controlli formali (origine giudiziaria, doppia punibilità, identità, circostanze essenziali), non la completa ricostruzione probatoria.
  • Le valutazioni di opportunità e di utilità processuale (es. preferenza per lo Stato emittente per facilitare l'accertamento e la tutela delle vittime/testimoni) rientrano nella discrezionalità del giudice di merito e sono difficilmente sindacabili in Cassazione se non per violazione di legge o manifesta irragionevolezza.
  • Quando il fatto contestato si è consumato in un Paese terzo rispetto all'Italia e allo Stato emittente, il giudice italiano deve verificare la propria giurisdizione sostanziale (art. 9 e 10 c.p.) e, se la cittadinanza o altre condizioni rilevanti sono incerte, utilizzare le procedure informative internazionali previste (d.lgs. 29/2016) prima di decidere sulla consegna.
  • Le modifiche legislative recenti (d.lgs. n. 10/2021) hanno abbassato il livello di dettaglio probatorio richiesto nel mandato d'arresto europeo: la mancanza di "gravi indizi" espressi non costituisce di per sé motivo legittimo di rifiuto della consegna.

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