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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27481/2024 del 10/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugnava la sentenza del Tribunale di Catania del 22/12/2023, con due motivi: 1) violazione dell'obbligo di declaratoria immediata della causa di non punibilità, censurando che il Tribunale aveva comunque fornito ampia motivazione che avrebbe offeso la sua reputazione confermando responsabilità penale affermata in primo grado; 2) nullità assoluta delle procedure di citazione e della partecipazione del difensore in appello, per mancanza di decreto di citazione a giudizio di appello, svolgimento dell'udienza in forma orale non comunicata né all'imputata né al suo difensore, dichiarazione di assenza dell'imputata e nomina di difensore d'ufficio.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che mancasse l'interesse concreto ad impugnare richiesto dall'art. 568, comma 4, cod. proc. pen.: la sentenza d'appello aveva già soddisfatto l'interesse della ricorrente dichiarando 'non doversi procedere' in virtù della remissione della querela, perciò la richiesta di modificare o depurare la motivazione costituiva una mera pretesa teorica priva di vantaggio pratico. La Corte ha inoltre escluso che l'eventuale nullità formale denunciata avesse arrecato un pregiudizio reale alle prerogative difensive, considerata l'accettazione della remissione della querela nel corso dell'appello. Conseguentemente, è stata disposta la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 568, comma 4, cod. proc. pen.

    Condizione di ammissibilità dell'impugnazione in cassazione: occorre un interesse concreto e attuale dell'impugnante correlato agli effetti primari e diretti del provvedimento impugnato; non è sufficiente una pretesa di correttezza giuridica astratta.

  • Corte Costituzionale, sent. n. 111 del 2022

    Ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 568, comma 4, nella parte in cui l'interpretazione consolidata lo rendeva inammissibile per mancanza di interesse il ricorso per cassazione avverso sentenza che in sede predibattimentale aveva dichiarato non doversi procedere per prescrizione, quando tale declaratoria precludeva all'imputato la possibilità, attraverso il contraddittorio, di ottenere una decisione più favorevole. Tuttavia la Corte di Cassazione ha rilevato che quella pronuncia riguarda uno scenario fattuale diverso da quello in esame.

  • Sezioni Unite, Timpani, 13/12/1995

    Principio secondo cui l'impugnazione deve mirare all'eliminazione di una lesione effettiva di un diritto o interesse dell'impugnante; non è ammessa un'impugnazione finalizzata solo all'accertamento teorico di correttezza giuridica.

  • art. 530, commi 1 e 2, cod. proc. pen.

    Richiamato in motivazione per spiegare che, in casi diversi, l'accoglimento di un contraddittorio potrebbe condurre a una formula liberatoria più favorevole (es. assoluzione) rispetto al proscioglimento per rimessione querela o prescrizione; qui non è rilevante perché la ricorrente non mirava a ottenere una diversa formula di proscioglimento.

  • art. 616 c.p.p.

    Norma che consente la condanna alle spese e ad una somma in favore della Cassa delle ammende a carico dell'impugnante quando il ricorso risulti manifesto inammissibile o infondato per colpa.

  • artt. 24 e 111 Cost.

    Principi costituzionali richiamati dalla Corte Costituzionale nella question time su art. 568: diritto alla difesa e al giusto processo, rilevanti nella valutazione del contraddittorio come strumento per ottenere un vantaggio pratico dall'impugnazione.

Massime di principio

  • Per essere ammesso il ricorso per cassazione è necessario un interesse concreto e attuale: non basta contestare la motivazione della sentenza se la decisione impugnata ha già soddisfatto l'interesse principale dell'imputato (es. pronuncia di non doversi procedere a seguito di remissione della querela).
  • Le censure formali (nullità di notifiche, irregolarità della citazione, modalità dell'udienza) sono rilevanti soltanto se producono un pregiudizio concreto per l'esercizio delle prerogative difensive; l'assenza di tale pregiudizio rende la nullità ininfluente ai fini dell'ammissibilità dell'impugnazione.
  • La giurisprudenza e la Corte Costituzionale hanno sottolineato che il contraddittorio può giustificare un ricorso quando la sua mancata instaurazione abbia impedito all'imputato di ottenere un risultato pratico migliore (per esempio la possibilità di ottenere l'assoluzione invece della prescrizione). Detta ratio non si applica automaticamente a tutte le ipotesi di declaratoria predibattimentale di non doversi procedere.
  • Chi intende proporre ricorso per cassazione deve mirare a ottenere un vantaggio pratico (modifica della situazione giuridica a proprio favore), altrimenti il ricorso può essere dichiarato inammissibile e sanzionato con condanna alle spese e, nei casi di manifesta inammissibilità, con versamento alla Cassa delle ammende ex art. 616 c.p.p.
  • In caso di decisione di non doversi procedere basata su remissione della querela intervenuta e accettata, le questioni sulla correttezza motivazionale o su irregolarità formali dell'udienza hanno scarsa probabilità di restituire un utile pratico all'imputato se non incidono sulla sostanza della pronuncia finale.

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