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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1267/2023 del 16/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso articolato su due motivi principali: (1) vizio di motivazione e erronea valutazione della prova in relazione all'attendibilità delle dichiarazioni delle persone offese (Rosanna Monzillo, Mario e Aristide Garofalo). Si censurano presunte contraddizioni temporali e di contenuto nelle dichiarazioni delle vittime e la mancata o insufficiente valutazione dei testi di riscontro (Angelo Raffaele Monzillo, Carlo Paolino, Giuseppina Marano), che avrebbero ostato alla credibilità delle parti civili; (2) errata qualificazione giuridica del fatto: la difesa sosteneva che la condotta dovesse ritenersi esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza (norma alternativa) e non estorsione, in quanto lo Spigonardo avrebbe agito nella ragionevole convinzione di esercitare un diritto di garanzia sul bene immobile (richiamando anche il contenuto delle scritture private), oltre a chiedere l'accertamento della prescrizione di taluni reati (capo B, artt. 12 e 14 legge 497/1974).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto non sussistere manifeste contraddizioni nella motivazione della Corte d'appello di Salerno, che aveva valutato le dichiarazioni delle parti civili come lineari, coerenti e sufficientemente riscontrate, e aveva escluso l'affidabilità di alcune dichiarazioni di riscontro (trasmettendo peraltro atti al PM per valutazioni sulla eventuale falsità). La Cassazione ha confermato la qualificazione del fatto come estorsione (non esercizio arbitrario delle proprie ragioni), ribadendo che l'elemento psicologico richiesto per l'esercizio arbitrario implica una convinzione ragionevole del diritto. Il ricorso è stato condannato: Spigonardo deve pagare le spese processuali, versare €3.000 alla cassa delle ammende e rifondere le spese di rappresentanza e difesa alle parti civili (liquidate in complessivi €4.320,00 e €3.600,00 oltre accessori). Si ricorda che la Corte d'appello aveva comunque dichiarato estinto per prescrizione il reato relativo agli artt. 12 e 14 legge 497/1974 (capo B) e aveva confermato la condanna per estorsione (capo A).

Norme richiamate

  • art. 606, comma 1, lett. b) e e), cod. proc. pen.

    Fondamento giuridico del ricorso: il ricorrente deduce violazione di legge e vizio motivazionale rispetto alla valutazione della prova e alla applicazione delle norme processuali.

  • art. 125, comma 3, cod. proc. pen.

    Riguarda i criteri di valutazione della prova testimoniale; la Corte afferma che la credibilità della persona offesa va valutata con rigoroso riscontro soggettivo e oggettivo e che non sempre è necessaria la presenza di riscontri esterni.

  • art. 192, cod. proc. pen.

    Stabilisce le modalità di assunzione della testimonianza; la giurisprudenza richiamata precisa che per il dichiarante coinvolto non è sempre necessario riscontro esterno per ritenere attendibile la dichiarazione.

  • art. 546, comma 1, lett. e), cod. proc. pen.

    Norma richiamata nella critica all'apprezzamento probatorio operato in sede di appello; evidenzia i limiti dell'esame di merito in sede di gravame.

  • art. 111, sesto comma, Cost.

    Principio della motivazione della decisione giudiziaria; invocato per censurare presunta insufficiente o contraddittoria motivazione della Corte d'appello.

  • art. 393 cod. pen. (esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza)

    Norma alternativa di qualificazione del fatto: la difesa sosteneva che lo Spigonardo avesse agito nella convinzione, sebbene erronea, di esercitare un proprio diritto; la Corte ha escluso tale convincimento e quindi l'applicabilità di questa fattispecie.

  • art. 629 cod. pen. (estorsione)

    Fattispecie ritenuta applicabile: la Corte ha ritenuto comprovata la volontà dell'agente di conseguire un ingiusto profitto con piena consapevolezza della ingiustizia della condotta, escludendo la giustificazione soggettiva prevista per l'art. 393.

  • Legge 14 ottobre 1974, n. 497, artt. 12 e 14

    Reati indicati nel capo B dell'imputazione: la Corte d'appello aveva dichiarato l'estinzione del reato per prescrizione; la Cassazione non ha annullato tale statuizione.

Massime di principio

  • La valutazione della credibilità della persona offesa è questione di fatto riservata al giudice del merito; la Cassazione interviene solo se emergono manifeste contraddizioni o illogicità nella motivazione.
  • La testimonianza della parte offesa può essere ritenuta decisiva anche in assenza di riscontri esterni, purché risulti lineare, precisa e coerente; spetta alla difesa dimostrare la sussistenza di elementi che ne pongano ragionevolmente in dubbio l'attendibilità.
  • Per distinguere estorsione da esercizio arbitrario delle proprie ragioni è centrale l'elemento soggettivo: se l'agente è convinto, seppur erroneamente, di esercitare un diritto ragionevole si configura l'art. 393; se invece agisce con la consapevolezza dell'ingiustizia della sua condotta si configura l'estorsione (art. 629).
  • In sede di impugnazione, allegazioni di contraddizioni tra dichiarazioni devono essere specifiche e dimostrate concretamente per incidere sulla valutazione del giudice di merito; censure generiche raramente bastano in Cassazione.
  • La Corte di legittimità conferma la possibilità per il giudice di trasmettere atti al PM per valutazioni su eventuali dichiarazioni mendaci o falsità emerse nel processo, senza ciò pregiudicare la validità complessiva della motivazione.

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