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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 45877/2022 del 02/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato gli arresti domiciliari applicati al ricorrente per plurime contestazioni (tra cui corruzione, corruzione "accademica", falsità in registri informatici di sala operatoria, peculato, turbata libertà degli incanti, abuso d'ufficio). Il ricorrente deduceva: (1) vizio processuale per errata equiparazione del riesame all'appello e mancata valutazione dei gravi indizi; (2) errata qualificazione come corruzione di una condotta ritenuta invece riconducibile a comportamenti monosoggettivi o a influenze reciproche; (3) carenza di prova del concorso morale nei reati di falsità (la falsificazione dei registri sarebbe stata compiuta da altri senza dimostrare il suo consenso) e errata valorizzazione dell'interesse a giustificare l'attività didattica; (4) insussistenza delle esigenze cautelari, in particolare del pericolo di reiterazione, atteso che il ricorrente è andato in pensione e ha cessato l'attività che aveva originato i reati; inoltre si allegava l'assenza di rischio di inquinamento probatorio per la presenza di molte intercettazioni rilevanti.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, in quanto il difensore del ricorrente ha comunicato la rinuncia al ricorso dopo la revoca della misura cautelare oggetto dell'impugnazione. La Corte ha richiamato che, in tali ipotesi, non si procede alla condanna del ricorrente alle spese del procedimento né all'applicazione di sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende, richiamando precedenti giurisprudenziali (Sez. U, n. 7 del 25/06/1997, Chiappetta; Sez. 1, n. 11302 del 19/09/2017, Rezmuves).

Norme richiamate

  • art. 309 c.p.p.

    norma che disciplina il riesame delle misure cautelari e la procedura di valutazione in sede di Tribunale; richiamata perché il provvedimento impugnato era un decreto di riesame

  • art. 319 c.p.

    reato di corruzione; la contestazione originaria includeva ipotesi di corruzione correlate all'attività amministrativa/universitaria

  • art. 323 c.p.

    turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente; contestato in relazione ad attività appalti/affidamenti

  • art. 353-bis c.p.

    reato connesso alle modalità di svolgimento di atti d'ufficio in ambito sanitario/operativo (richiamato nella critica processuale relativa alla valutazione dei gravi indizi)

  • artt. 110, 479 c.p.

    art. 110 su concorso di persone nel reato; art. 479 riguarda la falsità in atti; l'impugnazione contestava la ricostruzione del concorso morale nei fatti di falsificazione dei registri

  • art. 491-bis c.p.

    norma che disciplina la falsità in documenti informatici, richiamata tra le contestazioni di falso nei registri informatici di sala operatoria

  • art. 55-quinquies d.l. n.165/2001

    riferimento normativo connesso a responsabilità e incompatibilità nella pubblica amministrazione; menzionato tra le contestazioni

  • art. 640 c.p.

    truffa aggravata; citata tra i capi d'imputazione originari

  • art. 368 c.p.

    peculato: contestato in relazione ad attività inerenti incarichi e risorse pubbliche

  • art. 615-ter c.p.

    interferenze illecite nella vita privata; richiamata tra i capi di imputazione (probabilmente in connessione con intercettazioni o accessi non consentiti)

  • Giurisprudenza richiamata

    Sez. U, n. 7 del 25/06/1997, Chiappetta; Sez. 1, n. 11302 del 19/09/2017, Rezmuves

    principio che la sopravvenuta carenza di interesse per rinuncia del ricorrente o revoca della misura determina l'inammissibilità del ricorso e, in tali casi, non si applicano le sanzioni pecuniarie né la condanna alle spese processuali

Massime di principio

  • La revoca della misura cautelare che costituisce l'oggetto del ricorso può rendere il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse se il ricorrente rinuncia; in tal caso il procedimento si estingue senza condanna alle spese né sanzione pecuniaria
  • In sede di riesame ex art. 309 c.p.p. il Tribunale valuta i gravi indizi e le esigenze cautelari; le critiche circa un presunto travisamento del riesame in appello richiedono che il ricorrente evidenzi specifici profili di vizio procedurale o di difetto motivazionale, con adeguata ratio decidendi
  • Per l'attribuzione del reato di corruzione (o di "concorso necessario" plurisoggettivo) è necessario dimostrare l'accordo corruttivo e la comune volontà di commettere il reato; non è sufficiente la mera condivisione di interessi o comportamenti convergenti senza prova dell'intesa corruttiva
  • Il concorso morale nel reato di falsità richiede elementi probatori concreti della partecipazione intenzionale: la mera supposizione che la falsificazione non sarebbe stata possibile senza il benestare dell'indagato non è di per sé idonea a fondare la misura cautelare
  • Nel valutare il pericolo di reiterazione, il giudice deve considerare la cessazione del ruolo o dell'attività che ha favorito la commissione dei reati (es. pensionamento o perdita dell'incarico); tale circostanza può attenuare l'esigenza cautelare se non sussistono altri elementi che rendano persistente il rischio
  • La presenza di conversazioni intercettate e altri elementi documentali può ridurre il rischio di inquinamento probatorio, ma non elimina automaticamente le esigenze cautelari se permangono altre ragioni concrete di pericolo (es. contatti con coindagati, disponibilità di strumenti per reiterare il reato)

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