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Ordinanza

Ordinanza n. 4935/2026 - Roma, Sezione 5B

per l’annullamento del decreto del Ministero dell’Interno prot. n. -OMISSIS- del 26 ottobre 2023, con il quale è stata respinta la domanda di concessione della cittadinanza italiana presentata dal ricorrente in data 5 marzo 2021, ai sensi dell’art. 9, comma 1, lett. f), della legge n. 91/1992;

Giustizia amministrativa202400695

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V bisOrdinanza istruttoriaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di concessione della cittadinanza italiana adottato dal Ministero dell’Interno

Esito

INTERLOCUTORIO

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il decreto ministeriale con cui è stata respinta la domanda di concessione della cittadinanza italiana presentata ai sensi dell’art. 9, comma 1, lett. f), della legge n. 91/1992. Dal testo dell’ordinanza emerge che il diniego si fondava, almeno in parte, su pregiudizi penali collegati a notizie di reato del 31 maggio 1999 e del 22 giugno 2020. Il ricorrente ha prospettato uno scambio di identità dovuto a omocodia, ossia all’attribuzione del medesimo codice fiscale a due o più persone fisiche, contestando quindi l’effettiva riferibilità a sé dei precedenti o delle notizie di reato valorizzati dall’Amministrazione.

La decisione

Il TAR non ha definito il merito del ricorso. Ha ritenuto necessario acquisire documentati chiarimenti sull’effettiva imputabilità al ricorrente dei pregiudizi penali risultanti dalle notizie di reato del 31 maggio 1999 e del 22 giugno 2020, alla luce della prospettata omocodia e del possibile scambio di identità. Ha quindi disposto un incombente istruttorio a carico del Ministero dell’Interno, imponendo all’Amministrazione di attivarsi per fornire i chiarimenti entro 120 giorni dalla comunicazione o notificazione dell’ordinanza. È stata fissata l’udienza di discussione del merito al 21 settembre 2026. Le generalità della parte sono state oscurate per esigenze di tutela dei diritti o della dignità dell’interessato.

Norme richiamate

  • art. 9, comma 1, lett. f), l. 91/1992

    Disposizione sulla base della quale è stata presentata la domanda di concessione della cittadinanza italiana.

  • artt. 65, 66 e 67 c.p.a.

    Disposizioni richiamate per la disciplina degli incombenti istruttori disposti dal giudice amministrativo.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Base normativa richiamata per disporre l’oscuramento delle generalità della parte.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Disposizioni richiamate, insieme all’art. 52 d.lgs. 196/2003, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata mediante oscuramento delle generalità.

Massime di principio

  • Quando la decisione amministrativa di diniego della cittadinanza valorizza pregiudizi penali, l’Amministrazione deve poter dimostrare l’effettiva riferibilità degli elementi ostativi alla persona richiedente; in presenza di una documentata contestazione fondata su possibile omocodia o scambio di identità, il giudice può disporre specifici chiarimenti istruttori prima di decidere il merito.
  • Il giudice amministrativo può disporre incombenti istruttori a carico dell’Amministrazione quando la ricostruzione dell’identità del destinatario dei precedenti penali sia decisiva per valutare la legittimità del diniego impugnato.
  • La fissazione dell’udienza di merito successiva all’espletamento dell’istruttoria consente al giudice di rinviare la decisione sulla legittimità dell’atto fino all’acquisizione degli elementi necessari per verificare la riferibilità personale dei fatti ostativi.

Come è indicizzato

MaterieCittadinanzaIstruttoria processuale
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiOnere della prova e principio dispositivo

Testo integrale

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