Cassazione Penale, Sentenza n. 1908/2025 del 16/01/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Calò: impugna per violazione di legge processuale e vizio di motivazione; lamenta che la Corte non avrebbe valutato gli ostativi all'assoluzione ai sensi dell'art. 129 c.p.p. e reclama l'assenza di prove oltre ogni ragionevole dubbio. Taurino: contesta la valutazione della prova, sostenendo che la condanna per usura si fondi su conversazioni meramente indiziarie (in particolare una conversazione tra terzi) e su equivoca interpretazione di intercettazioni; afferma che la vittima sarebbe inattendibile e il rapporto non caratterizzato da interessi usurari. Calabrese (terzo intestatario dell'immobile oggetto di confisca): propone sette motivi, tra cui la illegittimità del suo coinvolgimento nel rito abbreviato (violazione art. 6 CEDU/art. 111 Cost.), la possibilità per il terzo di sindacare i presupposti della confisca per sproporzione (temporalità, esistenza di lecite fonti di reddito dell'autore del reato), la rilevanza della sentenza delle Sezioni Unite (Rizzi) sul regime probatorio per i beni acquisiti nel periodo intermedio, la contestazione della riconducibilità dell'immobile a Farhangi e la richiesta, in via subordinata, di una confisca parziale.
La decisione
Calò: ricorso dichiarato inammissibile. La Corte ha rilevato che, avendo l'imputato aderito al concordato ex art. 599-bis e rinunciato agli altri motivi di appello, non è possibile sollevare in Cassazione censure relative ai motivi rinunciati; condanna al pagamento delle spese e somma di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende. Taurino: ricorso rigettato. La Corte ha ritenuto che la prova non è mera indiziaria ma comprenda elementi rappresentativi diretti (osservazioni di polizia, intercettazioni e materiale narrativo) idonei a documentare la condotta usuraria; la motivazione di merito è stata ritenuta sufficientemente logica e dettagliata e l'inquadramento giuridico (art. 644 c.p.) corretto; rigetto del ricorso e condanna alle spese. Calabrese: i motivi sono stati in gran parte dichiarati inammissibili o infondati; la Corte ha ritenuto lecita la citazione del terzo nel giudizio abbreviato e compatibile con le garanzie difensive (con diritto del terzo a proporre e chiedere acquisizioni probatorie compatibili con l'abbreviato); ha ritenuto infondate le censure sulla correlazione temporale e sulla provenienza lecita delle provviste, confermando la fondatezza della valutazione di fittizietà dell'intestazione e, quindi, la confisca disposta nei confronti del bene. Nel complesso i ricorsi non hanno avuto successo e le statuizioni di merito, anche in tema di confisca per sproporzione, sono state confermate.
Norme richiamate
art. 599-bis c.p.p.
Il concordato sul quale l'imputato ha aderito in appello costituisce un negozio processuale che, una volta consacrato in decisione, impedisce la rinnovazione in Cassazione delle censure rinunciate; la rinuncia ai motivi di appello ha effetto preclusivo anche in sede di legittimità.
art. 129 c.p.p.
Richiamato dal ricorrente Calò come parametro per eventuale proscioglimento, ma non valorizzato dalla Corte in presenza della rinuncia ai motivi d'appello; il giudice di appello non doveva esaminare punti sui quali l'imputato aveva rinunciato.
art. 240-bis c.p.
Norma che regola la confisca per sproporzione; la Corte ha ritenuto ammissibile che il giudice in sede di cognizione valuti la fittizietà dell'intestazione e la sproporzione valore/redditi dell'autore del reato; il terzo può essere citato e difendersi, ma le sue censure non possono travolgere il convincimento motivato sulla fittizietà.
art. 104-bis disp. att. c.p.p.
Prevede la citazione del terzo titolare di diritti reali o personali di godimento sui beni sequestrati; la Corte ha confermato la legittimità di tale citazione anche nel rito abbreviato, compatibilmente con il diritto del terzo al contraddittorio e all'iniziativa probatoria.
art. 616 c.p.p.
Norma che regola la condanna alle spese processuali in caso di rigetto/inammissibilità del ricorso; applicata per la condanna alle spese di Calò e Taurino.
art. 644 c.p.
Delitto di usura: la Corte ha confermato che la condotta si configura quando siano pattuiti interessi o vantaggi usurari superiori al saggio legale; le intercettazioni e gli elementi osservativi sono stati ritenuti idonei a provare la dinamica usuraria.
art. 192 c.p.p.
Principi sulla prova indiziaria: la Corte distingue la prova indiziaria dagli elementi rappresentativi e sottolinea che nel caso di specie la prova era prevalentemente rappresentativa e non meramente indiziaria; richiede che l'indagine logico-induttiva sia fondata su elementi certi, plurali e concordanti.
artt. 438 e 441 c.p.p.
Richiamati in ordine ai limiti e possibilità di integrazione probatoria nel rito abbreviato; la Corte afferma che l'abbreviato ammette integrazioni istruttorie in casi tassativi e che il terzo può richiedere acquisizioni compatibili con la natura del rito.
art. 111 Cost.; art. 6 CEDU
Parametri costituzionali e convenzionali sul giusto processo invocati dal terzo: la Corte distingue le garanzie riservate all'imputato penale da quelle applicabili al terzo nelle vicende patrimoniali, ritenendo compatibili con Costituzione e CEDU le modalità difensive del terzo nel rito abbreviato, purché gli sia assicurato il contraddittorio e la possibilità di iniziativa probatoria.
Massime di principio
- Patteggiamento/accordo sulla pena in appello (art. 599-bis) e la rinuncia espressa a motivi di gravame limitano fortemente la possibilità di sindacare in Cassazione questioni sostanziali attinenti ai punti rinunciati; chi aderisce a tale negozio processuale perde la possibilità di impugnare quegli aspetti in appello e in Cassazione, salvo vizi di illegittimità della pena concordata.
- Le intercettazioni e le conversazioni captate possono costituire prova diretta se il contenuto è rappresentativo e correlato a conoscenza diretta dei narranti o include la viva voce dell'imputato; non sono automaticamente "solo indizi" e possono sorreggere una condanna quando sono plurime, coerenti e connesse ad altri elementi di osservazione.
- Il terzo formalmente proprietario di un bene soggetto a confisca per sproporzione può essere citato nel processo di cognizione anche se il giudizio procede con rito abbreviato; il terzo mantiene diritti di contraddittorio e di iniziativa probatoria, ma non gode delle stesse tutele processuali riservate all'imputato penale; la sua difesa deve dimostrare la reale disponibilità economica propria al momento dell'acquisto per superare la presunzione di fittizietà.
- Nel contesto della confisca per sproporzione, sostenere simultaneamente che l'autore del reato aveva risorse proprie sufficienti e che il terzo è il reale proprietario costituisce una contraddizione argomentativa: se si afferma che il bene è stato pagato dall'autore del reato, difficile convincere sulla piena titolarità effettiva del terzo.
- Le questioni di correlazione temporale tra acquisto e reato e la prova di lecite fonti di reddito sono sindacabili dal terzo, ma la Corte di merito ha ampio margine di valutazione: il terzo deve proporre elementi concreti e non mera rielaborazione in senso meramente probabilistico degli stessi atti.
- Chi impugna in Cassazione criticando la valutazione del merito (ricostruzione fattuale e credibilità delle prove) incontrerà alto grado di difficoltà se la Corte territoriale ha operato una motivazione logica, analitica e coerente; la legittimità di tali apprezzamenti è difesa con rigore.
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