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Sentenza

Sentenza del 07/12/2016 n. 25008 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale il privato

La controversia

L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza della CTR Lombardia che aveva annullato la cartella di pagamento relativa a IVA e IRAP dovute dalla società per l'anno 1998. Con il primo motivo ha sostenuto che i contribuenti non avessero interesse a impugnare una cartella riferita a debiti della società e non direttamente del defunto. La Corte ha ritenuto il motivo inammissibile perché introduceva una questione nuova, non adeguatamente documentata e comunque infondata: gli intimati avevano interesse ad accertare di non essere titolari del debito in quanto non eredi. Con il secondo motivo l'Agenzia ha dedotto la violazione degli artt. 2322 c.c. e 65 del D.P.R. n. 600/1973, sostenendo che la posizione del socio accomandatario non si trasmettesse agli eredi. La censura è stata ritenuta infondata e comunque non pertinente, poiché la causa riguardava l'acquisto della qualità di eredi e la conseguente successione nei debiti del socio, non l'acquisto della qualità di soci della società.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando in via definitiva l'esito favorevole ai contribuenti e l'annullamento della cartella. È stata inoltre rigettata la domanda dei contribuenti di condanna dell'Agenzia per responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c., poiché non erano stati allegati elementi sufficienti per liquidare il danno. L'Agenzia è stata condannata a rimborsare le spese del giudizio di cassazione, liquidate in 18.000 euro per compensi e 200 euro per esborsi, oltre accessori di legge.

Norme richiamate

  • Art. 485 c.c.

    La qualità di erede e la conseguente responsabilità per i debiti del defunto presuppongono l'acquisto dell'eredità; nel caso concreto l'Agenzia non ha dimostrato adeguatamente che i contribuenti avessero accettato l'eredità.

  • Art. 2313, comma 1, c.c.

    i soci accomandatari rispondono solidalmente e illimitatamente per le obbligazioni sociali

    Il debito fiscale della società può coinvolgere anche il socio accomandatario in ragione della sua responsabilità personale; tale debito può poi incidere sugli eredi solo se questi abbiano effettivamente acquistato l'eredità.

  • Art. 2322 c.c.

    La norma disciplina la trasferibilità della quota del socio accomandante. Non risolve direttamente la questione dell'acquisto, da parte degli eredi, della qualità di soci accomandatari, questione che era estranea al caso deciso.

  • Art. 2284 c.c.

    In caso di morte del socio, la prosecuzione del rapporto sociale con gli eredi richiede, nei casi previsti, uno specifico consenso; ciò non equivale però a stabilire se gli eredi abbiano acquistato la posizione debitoria personale del defunto.

  • Art. 65, comma 1, D.P.R. n. 600/1973

    La responsabilità degli eredi per le obbligazioni tributarie del defunto presuppone che essi siano effettivamente eredi. Se manca l'accettazione dell'eredità, la cartella notificata in tale qualità può essere contestata.

  • Art. 19, comma 3, D.Lgs. n. 546/1992

    La Corte ha escluso l'inammissibilità del ricorso contro la cartella, riconoscendo l'interesse dei destinatari a contestare la propria legittimazione passiva e la titolarità del rapporto tributario.

  • Artt. 81 e 100 c.p.c.

    L'interesse ad agire sussiste quando il destinatario di una cartella chiede di accertare negativamente la propria responsabilità tributaria, anche se il debito originario riguarda una società.

  • Art. 96 c.p.c.

    La richiesta di risarcimento per lite temeraria richiede l'allegazione e la prova di elementi concreti sul danno subito; la mera soccombenza della controparte non è sufficiente.

  • Art. 366, comma 1, n. 6, c.p.c.

    Il ricorso per cassazione deve indicare e trascrivere, nei limiti necessari, gli atti e i documenti sui quali si fondano le censure; la mancata trascrizione dell'avviso di accertamento può determinare il difetto di autosufficienza.

Massime di principio

  • Chi riceve una cartella come erede può impugnarla per contestare di avere acquistato l'eredità e quindi di essere responsabile dei debiti del defunto; l'interesse ad agire deriva proprio dalla pretesa dell'amministrazione nei suoi confronti.
  • La responsabilità fiscale degli eredi non deriva automaticamente dal semplice rapporto familiare o dalla notifica della cartella: l'amministrazione deve dimostrare l'effettiva qualità di erede e, in generale, l'accettazione dell'eredità.
  • Per i debiti di una società di persone occorre distinguere tra debito della società, responsabilità personale del socio accomandatario e successione degli eredi nel patrimonio del socio. La trasmissione del debito agli eredi presuppone l'acquisto dell'eredità, ma non implica che gli eredi diventino automaticamente soci.
  • Le questioni nuove non dedotte nei precedenti gradi di giudizio, soprattutto quelle che richiedono nuovi accertamenti di fatto, non possono normalmente essere introdotte per la prima volta in cassazione.
  • Nel giudizio di cassazione è essenziale indicare con precisione gli atti e i documenti su cui si fondano le censure, trascrivendone il contenuto rilevante.
  • La domanda di risarcimento per responsabilità aggravata richiede una specifica allegazione del danno e degli elementi necessari alla sua quantificazione; la sola vittoria nel processo non basta.

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