Cassazione Penale, Ordinanza n. 17595/2025 del 09/05/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di L'Aquila. Ha dedotto, da un lato, la nullità della sentenza per l'omesso rinvio dell'udienza nonostante fosse stata trasmessa via PEC un'istanza di rinvio; dall'altro, vizi nella valutazione delle prove, sostenendo in sostanza una lettura riduttiva della condotta contestata. Dalla motivazione dell'ordinanza emerge che il Tribunale aveva già ritenuto tardiva l'istanza di rinvio, perché inviata il venerdì immediatamente precedente a un'udienza fissata per il lunedì successivo, e perché non indicava adeguatamente quando fosse sorto l'impegno presso altra sede, se il difensore fosse unico, né la natura dell'impegno stesso. Quanto al merito, la Corte ritiene manifestamente infondata la censura perché la condotta consistette in reiterate violazioni degli orari di rientro e anche di uscita dall'abitazione, nonostante un'ampia fascia oraria autorizzata per allontanarsi.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto manifestamente infondato il motivo sulla nullità per mancato rinvio dell'udienza, osservando che l'istanza era stata correttamente considerata tardiva e comunque non sufficientemente specificata. Ha inoltre reputato manifestamente infondato il motivo relativo alla valutazione delle prove, ritenendo che la censura mirasse solo a una riduttiva lettura della condotta, consistita in reiterate violazioni delle prescrizioni sugli orari di rientro e di uscita dall'abitazione. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.
Massime di principio
- L'istanza di rinvio dell'udienza deve essere tempestiva e adeguatamente specificata quanto alle ragioni dell'impedimento: la mera comunicazione dell'impegno professionale, se tardiva e priva di indicazioni sul momento di insorgenza, sull'eventuale unicità del difensore e sulla natura dell'altro impegno, può essere legittimamente ritenuta tardiva e quindi non idonea a determinare nullità.
- In sede di legittimità è inammissibile la censura che, sotto la veste del vizio di motivazione o della valutazione della prova, si traduca in una mera diversa lettura del fatto storico già accertato dal giudice di merito, senza evidenziare un effettivo travisamento o un vizio logicamente rilevante.
- La reiterata violazione di prescrizioni orarie relative al rientro e all'uscita dall'abitazione può integrare un quadro fattuale univoco, insuscettibile di essere neutralizzato da una lettura meramente riduttiva della condotta proposta dal ricorrente.
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