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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 13203/2020 del 30/06/2020

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (ente espropriante)

La controversia

La Corte d’appello di Ancona, con ordinanza del 5 maggio 2015, aveva determinato in Euro 101.970 l’indennità di espropriazione, in Euro 2.700 il valore dei soprassuoli e in Euro 44.611,88 l’indennità di occupazione d’urgenza spettanti ai proprietari, oltre agli importi differenziali e agli interessi indicati nell’ordinanza. Ritenendo applicabile l’art. 33 del D.P.R. n. 327 del 2001, aveva riconosciuto il deprezzamento della porzione residua di un lotto unitario: secondo la CTU, l’appezzamento di 1.372 mq valeva Euro 112.600 prima dell’esproprio e il terreno residuo Euro 19.900 dopo l’esproprio. La società espropriante ha proposto cinque motivi. Con il primo ha sostenuto che la fascia di rispetto autostradale è legalmente inedificabile e che, pertanto, l’indennità per la sua ablazione va determinata in base al valore di un terreno non edificabile, senza computare tale area nella volumetria del lotto né riconoscere, per il vincolo conformativo, un deprezzamento indennizzabile della parte residua. Con il secondo ha denunciato la nullità dell’ordinanza per motivazione carente e acritico richiamo alla CTU, deducendo che l’area espropriata ricadeva in zona F e non aveva capacità edificatoria, attribuita invece a un’altra porzione non espropriata. Con il terzo ha contestato la stima della capacità edificatoria del comparto, sostenendo che sarebbe stata comunque possibile la realizzazione di un edificio con superficie coperta di 374 mq. Con il quarto ha dedotto che la variante urbanistica del giugno 2014 aveva trasferito la capacità edificatoria in altra zona e che l’indennità, se dovuta, sarebbe stata pari a Euro 18.896,96, non cumulabile con la capacità edificatoria perequata. Con il quinto ha contestato il periodo utilizzato per calcolare l’indennità di occupazione d’urgenza, sostenendo che dovesse terminare alla data del decreto di esproprio e non a quella del deposito dell’indennità.

La decisione

La Cassazione ha accolto il primo motivo nei limiti precisati: l’area originariamente ricadente nella fascia di rispetto, in quanto legalmente inedificabile, non concorre alla volumetria edificabile del lotto unitario; tuttavia, quando l’espropriazione determina lo spostamento della fascia di rispetto su una porzione residua che prima era edificabile, la perdita o riduzione della capacità edificatoria di quest’ultima può essere considerata, ai sensi dell’art. 33 del D.P.R. n. 327 del 2001, nel calcolo del deprezzamento dell’area residua, purché si indennizzi il pregiudizio effettivo senza attribuire un’indennità autonoma per il vincolo di inedificabilità in sé. Il secondo, il terzo e il quarto motivo sono stati dichiarati assorbiti, perché riguardavano la determinazione dell’indennità di espropriazione da riesaminare alla luce del principio accolto. Il quinto motivo è stato rigettato: l’indennità di occupazione d’urgenza, diretta a compensare la mancata disponibilità del bene, va calcolata sino all’effettivo deposito dell’indennità di esproprio. L’ordinanza è stata cassata con rinvio alla Corte d’appello di Ancona, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 33 D.P.R. n. 327/2001

    In base a detta opzione ermeneutica, estensiva nei termini consentiti dalla specificità del caso, il privato potrà ottenere il deprezzamento dell’area residua non ablata commisurato alla reale perdita o diminuzione di capacità edificatoria di essa.

    L’art. 33 consente di indennizzare il deprezzamento della parte residua quando l’espropriazione ne alteri concretamente le possibilità di utilizzo, compresa la capacità edificatoria, da valutare in relazione alla situazione anteriore e successiva alla procedura.

  • art. 32, comma 1, D.P.R. n. 327/2001

    Il fondamento normativo di suddetta ricostruzione si può rinvenire nell’art. 32, comma 1, citato D.P.R., che prescrive di tener conto, nella determinazione del valore del bene ai fini indennitari, anche dell’espropriazione di un diritto diverso da quello di proprietà, e a detta espropriazione è assimilabile l’ipotesi che si sta scrutinando, in cui il proprietario ha perso il diritto di costruire sulla porzione del fondo corrispondente alla “nuova” fascia di rispetto.

    Nel determinare l’indennità, la disposizione permette di considerare anche la perdita di un diritto diverso dalla proprietà; la perdita del diritto di costruire sulla porzione residua divenuta nuova fascia di rispetto è assimilabile a tale ipotesi ai fini del deprezzamento.

  • art. 37, comma 4, D.P.R. n. 327/2001

    L’area corrispondente alla fascia di rispetto, a prescindere dall’assoggettamento alla procedura espropriativa, non ha alcuna potenzialità edificatoria in virtù di disposizioni di legge, non derogabili dalla sotto-ordinata regolamentazione urbanistica, come è dato desumere anche dal tenore letterale del D.P.R. n. 327 del 2001, art. 37, comma 4.

    La fascia di rispetto è legalmente inedificabile e la sua superficie non può essere computata nella volumetria edificabile del lotto in contrasto con la disciplina legale, che prevale sulla regolamentazione urbanistica.

  • art. 22-bis D.P.R. n. 327/2001

    La Corte d’appello, nell’individuare il periodo di rilevanza per il calcolo dell’indennità d’occupazione d’urgenza ai sensi del D.P.R. n. 327 del 2001, art. 22 bis, si è attenuta ai principi affermati da questa Corte, ai quali il Collegio intende dare continuità, secondo cui l’indennità di occupazione d’urgenza, essendo volta a compensare il proprietario per la mancata disponibilità del bene, in relazione a quanto avrebbe percepito periodicamente da esso, va calcolata sino alla data dell’effettivo deposito dell’indennità di esproprio, momento che conclude la fattispecie complessa da cui deriva l’effetto dell’acquisizione della proprietà del bene anzidetto da parte della Pubblica Amministrazione o dei soggetti ad essa equiparati.

    L’indennità di occupazione d’urgenza compensa la mancata disponibilità del bene e va calcolata fino al deposito effettivo dell’indennità di esproprio, momento conclusivo della fattispecie acquisitiva.

Massime di principio

  • La superficie ricadente in una fascia di rispetto stradale o autostradale è legalmente inedificabile e non può concorrere alla determinazione della volumetria edificabile del lotto, poiché il vincolo legale prevale sulle previsioni urbanistiche.
  • Se l’espropriazione di una fascia di rispetto sposta il vincolo su una porzione contigua rimasta al proprietario, prima edificabile, la conseguente diminuzione delle possibilità edificatorie può essere considerata nella determinazione dell’indennità per espropriazione parziale ai sensi dell’art. 33 del D.P.R. n. 327 del 2001. L’indennizzo riguarda il deprezzamento effettivo dell’area residua, non il vincolo in sé, e va commisurato alla capacità edificatoria consentita sulla superficie rimasta.
  • La stima del pregiudizio per l’espropriazione parziale può essere effettuata sottraendo dal valore iniziale dell’intero bene quello della parte residua, oppure calcolando direttamente il deprezzamento della sola parte residua e aggiungendolo all’indennità per la parte espropriata, purché entrambi i criteri conducano alla compensazione del medesimo pregiudizio complessivo.
  • L’indennità di occupazione d’urgenza, destinata a compensare la mancata disponibilità del bene, è calcolata fino alla data dell’effettivo deposito dell’indennità di esproprio.

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