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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46023/2024 del 16/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza d'appello che lo ha ritenuto responsabile per tentata estorsione aggravata, lesioni personali, porto illegale di coltello, resistenza a pubblico ufficiale e tentata violenza privata. Ha dedotto tre motivi: 1) violazione di legge perché non è stata riconosciuta la circostanza attenuante della lieve entità per la tentata estorsione (la somma richiesta era di soli 50 euro), con richiamo alla sentenza della Corte costituzionale n. 120/2023; 2) violazione di legge circa la responsabilità per lesioni personali, sostenendo che il teste Cuda avrebbe escluso il dolo del ricorrente; 3) vizio di motivazione sulla responsabilità per il porto di coltello, in base alle dichiarazioni del teste Cuda e al mancato ritrovamento dell'arma.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché proposto per motivi non consentiti o manifestamente infondati. Sul primo motivo, la Corte ha rilevato che la sentenza della Corte costituzionale n. 120/2023 era intervenuta prima della sentenza impugnata e che il ricorrente non aveva sollevato espressamente la questione come motivo nuovo o in conclusioni; inoltre la Corte d'appello ha riscontrato elementi incompatibili con la lieve entità (reiterazione della condotta estorsiva e gravità della violenza fisica). Sul secondo motivo la Corte ha ritenuto manifestamente infondato che il contributo del teste Cuda fosse decisivo, atteso che le lesioni sono state accertate in due momenti distinti e corroborate dalla vittima, dalla sorella, dal referto medico e da un teste di polizia giudiziaria. Sul terzo motivo la Corte ha ritenuto provato l'uso del coltello sulla base della testimonianza della persona offesa ritenuta attendibile, perciò il mancato ritrovamento dell'arma non esclude la responsabilità. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • Sentenza Corte costituzionale n. 120 del 2023

    La pronuncia impone di valutare la possibilità di riconoscere la circostanza attenuante della lieve entità anche per il reato di estorsione; tuttavia, essendo intervenuta prima della sentenza impugnata, doveva essere espressamente invocata dal ricorrente come motivo nuovo o in sede di conclusioni. Inoltre la Corte d'appello ha applicato i criteri indicati dalla Corte costituzionale e ha escluso la lieve entità a causa della reiterazione e della gravità della violenza.

Massime di principio

  • Una pronuncia costituzionale intervenuta prima della sentenza impugnata deve essere espressamente richiamata dal ricorrente come motivo nuovo o in sede di conclusioni; altrimenti il vizio può essere dichiarato inammissibile.
  • La circostanza attenuante della "lieve entità" per estorsione può essere esclusa non solo dal valore economico della somma richiesta, ma anche dalla reiterazione della condotta e dalla gravità della violenza esercitata sulla vittima; tali elementi sono parametri decisivi nella valutazione.
  • La credibilità e la riscontrabilità delle dichiarazioni della persona offesa possono supplire all'assenza del rinvenimento materiale dell'arma: la testimonianza attendibile, se corroborata da elementi esterni (referto medico, dichiarazioni di terzi, agenti), è idonea a provare l'uso dell'arma.
  • La testimonianza di un teste che ha assistito solo a una parte dell'evento non annulla automaticamente le dichiarazioni della vittima né esclude il dolo, se esistono ulteriori riscontri probatori.
  • Un ricorso può essere dichiarato inammissibile se i motivi sono non consentiti o manifestamente infondati; in tal caso il ricorrente può essere condannato al pagamento delle spese e di una somma alla Cassa delle Ammende.

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