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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 45436/2022 del 30/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugnava l'ordinanza del 26/04/2022 del Tribunale di Cremona che aveva rigettato l'appello avverso il provvedimento del GIP del 28/03/2022; nel procedimento penale i beni di proprietà della ricorrente erano stati sottoposti a sequestro preventivo nell'ambito di indagini a carico di terze persone e la stessa chiedeva la loro restituzione. Il ricorso in Cassazione articolava cinque motivi, ma è stato esaminato soprattutto sotto il profilo formale: la Corte ha rilevato la mancanza della procura speciale prevista dall'art. 100 cod. proc. pen. in capo al difensore che ha proposto il ricorso (il ricorso era sottoscritto dal sostituto processuale del difensore di fiducia, il quale a sua volta non era munito della procura speciale).

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto della procura speciale prevista per il terzo interessato alla restituzione dei beni nelle impugnazioni in materia di misure cautelari reali. Ha richiamato la giurisprudenza consolidata che impone la procura speciale ai difensori dei terzi. Anche se è possibile la sostituzione in Cassazione da parte di un avvocato iscritto nell'albo speciale, ciò non può sanare l'originaria mancanza della procura speciale. Conseguentemente la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen., rilevando che l'inammissibilità può essere ascrivibile a colpa della ricorrente.

Norme richiamate

  • art. 100 cod. proc. pen.

    Per le impugnazioni avverso provvedimenti relativi a misure cautelari reali il terzo interessato alla restituzione dei beni deve conferire al difensore una procura speciale; la mancanza di tale procura rende inammissibile il ricorso.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    In caso di dichiarazione di inammissibilità del ricorso, quando la causa della decadenza è ascrivibile a colpa del ricorrente, si applicano le conseguenze economiche previste (spese e sanzione a favore della Cassa delle Ammende), determinate equitativamente dalla Corte.

  • art. 23, co. 8 D.L. n. 137/2020

    Norma richiamata per la trattazione del ricorso (procedura e disciplina temporanea applicabile al rito), la quale non incide sul principio sostanziale relativo alla necessità della procura speciale.

Massime di principio

  • Quando si impugna in Cassazione un provvedimento relativo a misure cautelari reali a tutela di beni di terzi, il terzo proprietario deve conferire una procura speciale al difensore ai sensi dell'art. 100 c.p.p.; senza quella procura il ricorso è inammissibile.
  • La sostituzione del difensore o la sottoscrizione del ricorso da parte di un sostituto non cassazionista non sana la mancanza originaria della procura speciale: il delegante (la proprietaria) deve aver conferito i poteri necessari al difensore che poi può eventualmente delegare.
  • La mancata osservanza delle formalità previste per la rappresentanza in impugnazione può determinare non solo l'inammissibilità del ricorso ma anche l'addebito delle spese e sanzioni (Cassa delle Ammende) se la colpa è ascrivibile al ricorrente.
  • Prima di proporre impugnazioni contro provvedimenti che incidono su beni di terzi, è essenziale verificare e documentare la regolarità delle procure e delle deleghe, allegando agli atti le procure speciali richieste dalla legge.
  • La Corte applica i principi consolidati dalla giurisprudenza di legittimità: anche se esistono istituti (es. sostituzione in Cassazione) che agevolano il ricorso, non si può derogare ai requisiti formali fondamentali imposti dalla legge.

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