Sentenza n. 128/2026 - Napoli, Sezione 4
per l'annullamento a) dell'ordinanza di demolizione n. 2 del 14.2.2022, notificata il successivo 22.6.2022, a firma del Dirigente del V Settore – Sezione Edilizia Abusiva, con cui è stata ingiunta alla ricorrente il ripristino dello stato dei luoghi ex art. 31 del D.P.R. n. 380/2001; b) di ogni altro atto alla stessa preordinato, presupposto, connesso e conseguente, parimenti lesivo, ancorché non conosciuto.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: ordinanza di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi adottata ai sensi dell'art. 31 d.P.R. 380/2001 per abusi realizzati su un edificio di proprietà dell'ACER
Esito
Favorevole al ricorrente (occupante immobile pubblico)
Prevale il privato
La controversia
La ricorrente occupava senza titolo, ma in attesa di regolarizzazione, un appartamento di proprietà dell'ACER. Nel corso di un sopralluogo comunale erano stati accertati la realizzazione di una scala interna di accesso ai lastrici solari e un manufatto abitativo di circa 60 metri quadrati e 80 metri cubi sul piano di copertura. Con il primo motivo è stata dedotta la falsa applicazione dell'art. 31 d.P.R. 380/2001, sostenendo che, trattandosi di abusi realizzati su un immobile di proprietà di un ente pubblico, avrebbe dovuto applicarsi l'art. 35 del medesimo decreto, norma speciale per gli interventi abusivi su suoli del demanio o del patrimonio dello Stato o di enti pubblici. Sono stati inoltre dedotti violazione del principio di legalità e tipicità, sviamento, falsità della causa, illogicità manifesta, irragionevolezza e travisamento dei fatti. Con il secondo motivo è stata contestata la mancata notificazione dell'ordinanza al reale autore materiale degli abusi, individuato nell'ex coniuge della ricorrente, con deduzione di violazione dell'art. 31 d.P.R. 380/2001 ed eccesso di potere per erroneità dei presupposti, sviamento, falsità della causa, illogicità, irragionevolezza e travisamento.
La decisione
Il primo motivo è stato accolto. Il TAR ha ritenuto che l'art. 35 d.P.R. 380/2001 costituisca disciplina speciale applicabile non soltanto agli abusi realizzati direttamente sul terreno pubblico, ma anche agli abusi eseguiti su edifici di proprietà pubblica, come quelli dell'ACER. La ratio della norma è evitare che l'ente pubblico proprietario, non responsabile dell'abuso, subisca le conseguenze sanzionatorie della demolizione. La locuzione normativa relativa agli interventi realizzati su suoli del demanio o del patrimonio dello Stato o di enti pubblici deve quindi essere interpretata nel senso di comprendere gli abusi ricadenti su qualsiasi immobile di proprietà pubblica o su suolo pubblico. Anche il riferimento normativo agli interventi in totale o parziale difformità dal permesso di costruire conferma tale interpretazione. Il secondo motivo è stato respinto: il responsabile dell'abuso ai sensi dell'art. 35 non coincide necessariamente con il solo autore materiale dell'opera, ma comprende anche chi, avendo la disponibilità del bene al momento dell'adozione della misura, contribuisce a mantenerla sul suolo o sull'immobile pubblico senza rimuoverla. La ricorrente, rimasta nella disponibilità dell'alloggio dopo la separazione, era pertanto destinataria legittima dell'ordine, salva l'eventuale rivalsa nei rapporti interni contro l'autore materiale. Il ricorso è stato accolto limitatamente al primo motivo e l'ordinanza è stata annullata. Le spese sono state compensate per la parziale soccombenza e la natura interpretativa delle questioni.
Norme richiamate
art. 31 d.P.R. 380/2001
Disciplina ordinaria dell'ingiunzione di demolizione per interventi edilizi abusivi; non era applicabile nella fattispecie, riguardante un abuso su immobile di proprietà pubblica.
art. 35 d.P.R. 380/2001
Qualora sia accertata la realizzazione, da parte di soggetti diversi da quelli di cui all'articolo 28, di interventi in assenza di permesso di costruire, ovvero in totale o parziale difformità dal medesimo, su suoli del demanio o del patrimonio dello Stato o di enti pubblici
La disposizione speciale si applica anche agli abusi realizzati su edifici di proprietà pubblica, non soltanto a quelli eseguiti sul terreno pubblico. L'ordine deve essere rivolto al responsabile dell'abuso, nozione che comprende sia l'autore materiale sia chi abbia la disponibilità del bene e contribuisca alla permanenza dell'abuso.
art. 87, comma 4-bis, c.p.a.
Richiamato in relazione alla trattazione da remoto dell'udienza straordinaria di smaltimento dell'arretrato.
Massime di principio
- L'art. 35 d.P.R. 380/2001, quale disciplina speciale per gli interventi edilizi abusivi su beni pubblici, si applica agli abusi realizzati non solo direttamente sul suolo demaniale o patrimoniale pubblico, ma anche su edifici di proprietà dello Stato o di altri enti pubblici.
- La ratio dell'art. 35 d.P.R. 380/2001 è sottrarre l'ente pubblico proprietario, quando non sia responsabile dell'abuso, alle conseguenze sanzionatorie derivanti dall'abuso stesso; l'interpretazione della norma deve essere coerente con tale finalità.
- Ai fini dell'ordine di demolizione previsto dall'art. 35 d.P.R. 380/2001, il responsabile dell'abuso non è necessariamente il solo autore materiale dell'opera, ma può comprendere chi abbia la disponibilità del bene al momento dell'adozione della misura e contribuisca, non rimuovendola, alla permanenza dell'abuso, ferma l'eventuale rivalsa nei rapporti interni.
- La disponibilità attuale dell'immobile pubblico e la mancata spontanea rimozione dell'abuso possono giustificare l'adozione dell'ordine nei confronti del detentore, anche se l'opera sia stata materialmente realizzata da altro soggetto in epoca precedente.
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La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
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