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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18364/2023 del 03/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente aveva depositato il 20/06/2022 una dichiarazione di ricusazione nei confronti della dott.ssa Barbara Saccà, in quanto la stessa si era già espressa a suo riguardo in un precedente giudizio (sentenza n. 193/2017). La Corte d'appello di Catanzaro aveva dichiarato la ricusazione inammissibile per tardività: la Corte ritenne che la causa di incompatibilità fosse divenuta conoscibile il 16/06/2022, giorno in cui Patania aveva partecipato in videoconferenza all'udienza, e che la dichiarazione del 20/06/2022 fosse oltre il termine decadenziale di tre giorni previsto dall'art. 38 cod. proc. pen.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha rilevato che la Corte d'appello non ha adeguatamente verificato se la composizione del collegio e la partecipazione della dott.ssa Saccà fossero effettivamente conoscibili con l'ordinaria diligenza già nell'udienza del 16/06/2022 e ha osservato che il termine decadenziale è stato prorogato di diritto perché ricadeva in giorno festivo (art. 172, comma 3, cod. proc. pen.). Per tali ragioni l'ordinanza impugnata è stata annullata e la causa è stata rinviata ad altra Sezione della Corte d'appello di Catanzaro per nuovo giudizio.

Norme richiamate

  • art. 38 cod. proc. pen.

    Il termine di tre giorni per proporre la ricusazione decorre da quando la causa che la legittima "diviene nota" intesa come conoscibilità con l'ordinaria diligenza; se la causa si apprende dopo i termini va comunque proposta entro tre giorni dalla notizia e, in ogni caso, entro la conclusione del giudizio che si assume pregiudicato.

  • art. 172, comma 3, cod. proc. pen.

    Il termine stabilito a giorni che scade in giorno festivo è prorogato di diritto al primo giorno non festivo; perciò il deposito effettuato il 20/06/2022 è stato valutato tempestivo nel caso concreto.

Massime di principio

  • La decorrenza del termine di tre giorni per la ricusazione va valutata rispetto alla conoscibilità della causa con l'ordinaria diligenza e non alla sola conoscenza soggettiva effettiva; il giudice che dichiara la tardività deve accertare la reale pubblicità o conoscibilità della circostanza contestata.
  • Se la causa di ricusazione si apprende dopo il termine ordinario, la dichiarazione è ammissibile se proposta entro tre giorni dalla conoscenza e comunque prima della conclusione dell'atto o del giudizio che si assume pregiudicato.
  • Quando il termine decadenziale scade in giorno festivo opera la proroga di diritto (art. 172 c.p.p.), quindi il computo deve tenerne conto prima di dichiarare l'intempestività.
  • Non è sufficiente assumere come nota la partecipazione di un nuovo componente del collegio se in udienza non è stata resa pubblica in modo nominativo; la parte può legittimamente sostenere di non aver potuto conoscere la presenza del singolo giudice con l'ordinaria diligenza.
  • La dichiarazione di ricusazione presentata dopo che il giudice ha già deliberato e l'atto è stato espletato nel contraddittorio può essere considerata inammissibile perché la causa di ricusazione ha senso solo rispetto ad attività ancora da compiere.
  • In situazioni analoghe conviene documentare subito, con ogni mezzo disponibile (verbali d'udienza, comunicazioni con il difensore, protocolli d'ufficio), il momento in cui la causa è divenuta nota e il deposito tempestivo presso l'ufficio competente, per contrastare eventuali eccezioni di tardività.

Testo integrale

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