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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 48360/2022 del 21/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza per presunta violazione del principio del ne bis in idem: era già stato condannato irrevocabilmente per truffa aggravata (artt. 110, 640, 61 n.7 c.p.) per avere ottenuto, mediante artifizi e raggiri, la caparra di euro 200.000 dalla società Ibisco s.r.l.; la successiva condanna in appello e in primo grado riguarda invece bancarotta fraudolenta distrattiva, per avere distratto la medesima somma dal patrimonio della società fallita. Il ricorrente sostiene che vi sia identità di fatto (stessa persona, stesso bene giuridico offeso, unico creditore e unica condotta consistente nella distrazione della caparra), per cui il nuovo processo violerebbe il divieto di doppia punizione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che non sussiste identità del fatto-reato fra la truffa per l'acquisizione della caparra e la successiva bancarotta distrattiva: si tratta di fatti naturisticamente differenti, separati nel tempo e nella loro struttura (fase acquisitiva mediante raggiri vs. fase distrattiva successiva con destinazione a fini extrasociali), con danni e nessi causali distinti. La Corte ha richiamato consolidata giurisprudenza e la pronuncia della Corte costituzionale n.200/2016 sul criterio storico-naturalistico dell'idem factum. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare €3.000 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 173, comma 1, disposizioni attuative cod. proc. pen.

    Limita l'ambito di censura in Cassazione: il ricorso è stato articolato nei limiti di tale disposizione

  • artt. 110, 640 primo e terzo comma, 61 n.7 cod. pen.

    Norme relative al reato di truffa aggravata per il quale il ricorrente era già stato condannato in via irrevocabile per avere ottenuto la caparra mediante raggiri

  • art. 2740 cod. civ.

    Richiamato per spiegare che le somme accreditate sui conti sociali sono vincolate alla garanzia patrimoniale generale e quindi rilevanti ai fini della bancarotta

  • art. 216 legge fallimentare

    Interpretazione secondo cui ai beni del fallito appartengono anche quelli ottenuti con attività illecite, rilevanti per il reato di bancarotta

  • art. 649 cod. proc. pen.

    Norma sulla preclusione per ne bis in idem che, come interpretata dalla giurisprudenza, è stata oggetto di dichiarazione di illegittimità in parte per contrasto con la CEDU; la Corte ha richiamato tale quadro per l'analisi dell'idem factum

  • art. 4 Protocollo n. 7 alla CEDU

    Garantisce il divieto di doppio processo/punizione (ne bis in idem); la Corte ne dà applicazione secondo una concezione naturalistica/historica del fatto

  • art. 117 Cost.

    Rilevante in relazione al rispetto degli obblighi derivanti dalla CEDU nella interpretazione delle norme interne

  • Corte Costituzionale, sent. n. 200 del 2016

    Affermata la necessità di valutare l'identity del fatto con criterio storico-naturalistico (triade condotta-nesso causale-evento) e richiamata come decisiva per la nozione di idem factum

  • Sezioni Unite Corte di Cassazione, sent. n. 34655 del 28/05/2005 (Donati)

    Orientamento di riferimento secondo cui l'identità del fatto va verificata sulla base della corrispondenza storico-naturalistica fra gli elementi costitutivi del reato; richiamato e fatto proprio dalla Corte

Massime di principio

  • Per valutare il ne bis in idem occorre applicare il criterio storico-naturalistico: confrontare la condotta concreta, il nesso causale e l'evento naturalistico accertati nei procedimenti; la sola coincidenza dell'autore e della somma di denaro non è sufficiente.
  • La truffa finalizzata ad acquisire somme e la successiva distrazione di quelle stesse somme nel contesto di un fallimento sono spesso reati distinti: la fase acquisitiva e la fase distrattiva sono cronologicamente e strutturalmente separate e possono concorrere.
  • La provenienza illecita dei beni (es. ottenuti con truffa) non esclude in sé la rilevanza penale della successiva distrazione ai fini della bancarotta, perché il patrimonio societario comprende anche beni di provenienza illecita finché non siano distinti.
  • La presenza di un unico creditore o della medesima vittima nel primo processo non determina automaticamente l'idenità del fatto: va verificata la coincidenza della triade condotta-evento-nesso causale.
  • Nella difesa, per eccepire ne bis in idem con possibilità di successo, è necessario dimostrare che la nuova imputazione corrisponde integralmente, nei fatti materiali, al fatto già giudicato (stessa condotta concreta e stesso evento naturale), non solo una sovrapposizione astratta di circostanze.

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