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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30565/2023 del 13/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'appello che lo aveva riconosciuto colpevole di resistenza e di lesioni aggravate. Ha proposto due motivi: 1) violazione di legge (artt. 40 e 582 c.p.) contestando il nesso causale tra la sua condotta e le lesioni dei Carabinieri, sostenendo che i traumi erano dovuti allo scavalcamento operato dai militari e non alla colluttazione; 2) vizio di motivazione e violazione di legge con riferimento all'art. 393-bis c.p., invocando la scriminante (illegittimità dell'azione dei militari e quindi esimente) fondandosi su deposizioni, in particolare della madre, che avrebbero dimostrato che i militari erano a conoscenza che l'abitazione era quella dei genitori del ricorrente.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile nel suo complesso. Quanto al primo motivo, lo ha ritenuto generico e manifestamente infondato, confermando il convincimento che le lesioni e le abrasioni erano riconducibili alla violenta colluttazione causata dal ricorrente; la Corte ha inoltre osservato che le lesioni aggravate contestate sono procedibili d'ufficio. Quanto al secondo motivo, l'ha ritenuto aspecifico e privo della puntuale indicazione e allegazione delle dichiarazioni decisive (verbali), sicché non è stata provata l'esistenza della scriminante invocata. In conseguenza il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 40 c.p.

    Riferita nella censura sul nesso causale: la Corte richiede che le lesioni siano eziologicamente ricollegabili alla condotta volontaria dell'imputato

  • art. 582 c.p.

    Richiamato in relazione al tema della punibilità e nesso causale delle lesioni; il ricorso non ha dimostrato l'assenza di tale nesso

  • art. 585 c.p.

    Norma sulle lesioni personali; la Corte ha confermato che le lesioni accertate sono riconducibili alla colluttazione

  • art. 576, comma primo, n. 1 c.p.

    Aggravante richiamata nella qualificazione delle lesioni come aggravate; la Corte ha osservato che tale figura configurata rende procedibile il reato d'ufficio

  • art. 61, comma primo, n. 2 c.p.

    Richiamato in rapporto all'aggravante contestata, integrata nella qualificazione delle lesioni

  • art. 393-bis c.p.

    Invocata quale scriminante (esimente) dal ricorrente per giustificare la sua reazione; la Corte ha ritenuto che il ricorso non ha dimostrato con atti e verbali la sussistenza di tale scriminante

  • art. 23, comma 8, d.l. n. 137 del 2020

    Norma procedurale richiamata per il trattamento del ricorso senza intervento delle parti; la Corte ha proceduto ai sensi di tale disposizione

  • art. 94, comma 2, d.lgs. 150 (cfr. testo)

    Richiamata nella funzione di proroga delle disposizioni procedurali emergenziali citate nella decisione (normativa processuale applicata al rito del ricorso)

  • art. 5-duodecles, d.l. 162 del 2022, convertito dalla legge 199 del 2022 (richiamo procedurale)

    Richiamata come norma di legittimazione della proroga delle disposizioni che consentono il trattamento del ricorso senza intervento delle parti

Massime di principio

  • Motivi di ricorso formulati in modo generico e privi della specifica indicazione degli elementi decisivi o della puntuale allegazione dei verbali sono normalmente dichiarati inammissibili.
  • Per essere assolto dall'accusa di lesioni è necessario che il ricorrente dimostri con argomentazione e prove il nesso causale tra la propria condotta e le lesioni contestate; la sola ipotesi alternativa (es. lesioni dovute a manovre dei militari) va provata concretamente.
  • L'invocazione di una scriminante (es. illegittimità dell'azione del pubblico ufficiale o difesa putativa) richiede che siano indicate e documentate le dichiarazioni e i fatti decisivi; riferimenti vaghi alle deposizioni non sono sufficienti.
  • Quando la norma aggravante è applicata (lesioni aggravate), il reato può essere procedibile d'ufficio: l'ufficio del pubblico ministero può quindi procedere anche in assenza di querela della persona offesa ove ricorrano le condizioni normative.
  • Se il ricorso è infondato o formulato con colpa (es. assenza di ragionevole base probatoria/giuridica), la Corte può condannare il ricorrente alle spese processuali e irrogare sanzioni pecuniarie a favore della Cassa delle ammende.
  • In controversie comportanti questioni procedurali emergenziali, la Corte può decidere senza la presenza delle parti nei casi previsti dalla normativa speciale richiamata.

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