Sentenza n. 778/2026 - Firenze, Sezione 3
per l'annullamento del provvedimento che ha accolto l’istanza di condono edilizio n° 86/0942, intestato al germano Nicola Vecchiarelli e da questi mai accettato e ritirato, anche previo accertamento della sussistenza della modificazione della destinazione d'uso dei suoli.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: provvedimento di accoglimento dell’istanza di condono edilizio n. 86/0942, rilasciato nel 2013 per fabbricati di proprietà di soggetti vicini
Esito
Favorevole al resistente (comune e controinteressati)
Prevale l’amministrazione
La controversia
I ricorrenti, proprietari di fabbricati e terreni situati nelle vicinanze degli immobili condonati, hanno impugnato il provvedimento di condono deducendo la propria legittimazione in base alla vicinitas e chiedendo anche l’accertamento della modificazione della destinazione d’uso dei suoli. Hanno riferito di avere appreso dell’esistenza del condono soltanto nel 2020, dopo ricerche catastali e d’archivio svolte da un tecnico e una successiva istanza di accesso agli atti. Il ricorso contestava quindi la legittimità della sanatoria edilizia, anche sotto il profilo della destinazione d’uso, ma il giudice ha esaminato preliminarmente la tempestività dell’impugnazione.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso irricevibile per tardività. Pur dando atto del precedente orientamento secondo cui, per i vicini, il termine decorre dalla piena conoscenza del condono, il Collegio ha richiamato l’orientamento più recente volto a bilanciare l’interesse del vicino all’impugnazione con la stabilità delle situazioni giuridiche consolidate. Quando l’opera abusiva è visibile, il vicino è tenuto ad attivarsi tempestivamente mediante istanza di accesso per verificare l’eventuale esistenza di domande di condono e dei relativi provvedimenti. Nel caso concreto si trattava di interi fabbricati, seppure di ridotte dimensioni, la cui presenza non poteva essere ignorata dai ricorrenti proprio in ragione della vicinitas. L’istanza di accesso era stata presentata sette anni dopo il rilascio del condono, dopo un ampio periodo di inerzia; tale condotta rendeva tardiva l’impugnazione, senza necessità di esaminare nel merito le censure sull’illegittimità della sanatoria o sulla destinazione d’uso. I ricorrenti sono stati condannati, in solido, al pagamento delle spese processuali, liquidate in Euro 4.000 oltre IVA e CPA in favore di ciascuna parte costituita.
Norme richiamate
art. 29 c.p.a.
Il termine per impugnare decorre dalla piena conoscenza dell’atto; nel caso di opere edilizie visibili, la conoscenza dell’opera può imporre al vicino un tempestivo esercizio dell’accesso per individuare gli atti di condono e impedire la stabilizzazione della situazione giuridica.
art. 41 c.p.a.
La piena conoscenza dell’atto impugnato rileva ai fini della decorrenza del termine per la proposizione del ricorso; il testo non indica espressamente il comma applicato.
Massime di principio
- Quando un’opera edilizia abusiva oggetto di condono è visibile e il soggetto che ne lamenta l’illegittimità invoca la vicinitas, la conoscenza della presenza dell’opera può far sorgere l’onere di attivarsi tempestivamente mediante accesso agli atti per verificare l’esistenza e il contenuto della sanatoria.
- L’istanza di accesso presentata a distanza di molti anni dal rilascio del condono non impedisce la maturazione della tardività quando il vicino conosceva da tempo l’esistenza di manufatti visibili e avrebbe potuto acquisire prima gli atti di sanatoria.
- L’esigenza di tutelare la posizione del vicino deve essere bilanciata con quella di assicurare stabilità alle situazioni edilizie consolidate nel tempo; l’inerzia prolungata del vicino può rendere irricevibile l’impugnazione del condono.
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