Cassazione Penale, Sentenza n. 36555/2025 del 10/11/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Ricorso per cassazione avverso la conferma della condanna (art. 648-bis c.p. - riciclaggio) per carenza di prova sulla provenienza del veicolo e assenza di prova del concorso nel delitto presupposto; mancato riconoscimento della diminuente specifica di cui al comma 4 dell'art. 648-bis; violazione della presunzione di non colpevolezza e onere della prova; errata applicazione della recidiva (art. 99, comma 6 c.p.) con aumento della pena ritenuto superiore a quanto consentito; omissione di adeguata motivazione sul riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche (art. 62-bis c.p.).
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso in gran parte inammissibile, ritenendo non consentito in questa sede un nuovo esame del merito probatorio e rilevando la doppia decisione conforme dei giudici di merito. Tuttavia ha accolto il terzo motivo relativo alla illegittimità dell'aumento di pena per recidiva: l'incremento applicato era superiore al limite posto dall'art. 99, comma 6 c.p. e pertanto penalmente illegale. La Corte ha ritenuto necessario rideterminare la pena entro i limiti consentiti (ai sensi dell'art. 620 c.p.p.), procedendo a una riduzione complessiva della pena rispetto a quella risultante dall'applicazione illegittima della recidiva, con conseguente determinazione di una pena finale ridotta (rideterminazione operata nel favor del ricorrente, tenendo conto della diminuzione per il rito abbreviato).
Norme richiamate
art. 648-bis cod. pen.
La Corte ha ritenuto sussistenti, in fatto e in diritto, gli elementi costitutivi del reato di riciclaggio sulla base della motivazione dei giudici di merito, valutando la prova logica della provenienza delittuosa del veicolo e delle attività di clonazione finalizzate a occultarne l'origine illecita; ha però respinto le censure del ricorrente che tentavano una rivalutazione delle prove in cassazione.
art. 59 cod. pen.
Richiamato dal ricorrente in relazione all'onere probatorio e al principio del favor rei; la Corte non ha ritenuto che dalla sentenza di merito emergesse una violazione della presunzione di non colpevolezza né uno spostamento illegittimo dell'onere della prova.
art. 99, comma sesto, cod. pen.
Interpretato dalla Corte quale limite assoluto all'aumento di pena per la recidiva: l'incremento non può eccedere il cumulo delle pene risultanti dalle precedenti condanne; nel caso concreto l'aumento operato era superiore al limite e quindi illegale, con conseguente rideterminazione della pena.
art. 62-bis cod. pen.
La mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche è stata ritenuta legittima dalla Corte di merito alla luce della mancanza di elementi positivi a favore dell'imputato; la Cassazione ha confermato che dopo la modifica normativa non è sufficiente lo stato di incensuratezza per ottenere la diminuente.
art. 125, comma 3, cod. proc. pen.
Richiamato dal ricorrente in relazione alla motivazione e alla valutazione delle circostanze mitigatrici; la Corte ha osservato che la questione non era stata adeguatamente devoluta in appello e che la motivazione di merito era analitica.
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
Richiamato in ordine ai limiti della motivazione che il ricorrente doveva rispettare nel riportare i motivi in cassazione; la Corte ha applicato i limiti alla nuova valutazione del merito.
art. 620, comma primo, lett. l) cod. proc. pen.
La Corte ha utilizzato questa norma per rideterminare la pena in favore del ricorrente entro i limiti legali, dopo aver dichiarato illegale l'aumento per recidiva.
Massime di principio
- La Cassazione non svolge un nuovo esame libero delle prove: se i giudici di merito (Giudice di primo grado e Corte d'appello) hanno dato motivazioni conclusive e conformi, la revisione in cassazione è limitata e le questioni nuove non devolute in appello sono inammissibili.
- Le doglianze generiche o non confrontate con la motivazione di merito sono inammissibili: il ricorrente deve affrontare specificamente le argomentazioni dei giudici di merito per ottenere spazio nelle Sezioni Unite o nella Cassazione.
- L'aumento di pena per recidiva è soggetto a un limite assoluto: non può eccedere il cumulo delle pene risultanti dalle pregresse condanne (art. 99, comma 6 c.p.); se l'aumento è superiore, la pena è illegale e va rideterminata.
- Quando la recidiva è stata applicata in modo illegittimo la Corte può rideterminare la pena (art. 620 c.p.p.) entro i limiti di legge, tenendo conto delle riduzioni (es. rito abbreviato).
- Il rifiuto delle circostanze attenuanti generiche può essere legittimo se mancano elementi positivi a favore dell'imputato: non basta l'assenza di precedenti per ottenere automaticamente la diminuente (modifica introdotta dal d.l. n. 92/2008).
- Questioni processuali omesse in appello (interruzione della catena devolutiva) non possono essere esaminate in Cassazione; è cruciale sollevare tutte le censure rilevanti già in appello.
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