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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27420/2025 del 25/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione proposto dal difensore dell'imputato: 1) violazione di legge e vizi della motivazione relativamente alla condanna per il reato di cui all'art. 336‑bis c.p., contestando l'assenza di relazione funzionale tra la minaccia e l'incidenza sulla funzione/servizio; 2) violazione di legge e vizi della motivazione per non aver dichiarato l'improcedibilità del reato di danneggiamento (art. 635 c.p.) per difetto di querela a seguito delle modifiche introdotte dal d.lgs. n. 31/2024; 3) violazione di legge e vizi della motivazione riguardo al diniego delle circostanze attenuanti generiche.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso in parte fondato: ha rigettato il primo motivo (la motivazione della Corte d'appello è stata ritenuta congrua circa la responsabilità per art. 336‑bis c.p.), ha invece accolto il secondo motivo perché il delitto di danneggiamento (capo B) era procedibile a querela dopo le modifiche del d.lgs. 31/2024 e, nel caso, non risultava querela nei termini decorrenti dall'entrata in vigore del decreto (4/4/2024); pertanto la sentenza impugnata è annullata senza rinvio limitatamente al capo B). Il terzo motivo sulle attenuanti generiche è stato ritenuto generico e infondato. La Corte ha rideterminato la pena eliminando l'aumento relativo al capo B, determinando la pena finale in mesi quattro e giorni venti di reclusione. Il resto del ricorso è stato rigettato.

Norme richiamate

  • art. 336‑bis cod. pen.

    Norma applicata per la condotta di minaccia rivolta a pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio; la Corte d'appello ha ritenuto che le minacce con lametta dirette agli assistenti della polizia penitenziaria e finalizzate a ottenere benefici abbiano inciso sulla funzione svolta, giustificando la condanna.

  • art. 635 cod. pen.

    Reato di danneggiamento; la fattispecie è stata oggetto di modifiche normative che, per talune ipotesi (cose 'esposte per necessità o per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede'), hanno reso la procedibilità subordinata a querela.

  • d.lgs. 19 marzo 2024, n. 31, art. 1, comma 1, lettera b)

    ha modificato l'art. 635, quinto comma, cod. pen., introducendo la procedibilità a querela per il delitto di danneggiamento commesso su 'cose esposte per necessità o per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede'

    La modifica ha introdotto la condizione di procedibilità a querela per specifiche ipotesi di danneggiamento; se non è stata presentata querela nei termini previsti, l'azione penale è improcedibile.

  • d.lgs. 19 marzo 2024, n. 31, art. 9, comma 1

    'per il delitto di cui all'articolo 635 del codice penale, commesso prima della data di entrata in vigore del presente decreto, quando il fatto è commesso su cose esposte per necessità o per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede, si osservano le disposizioni dell'articolo 85 del decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150 ... ma i termini ivi previsti decorrono dalla data di entrata in vigore del presente decreto'

    Disposizione transitoria che stabilisce il regime applicabile ai fatti commessi anteriormente all'entrata in vigore; i termini per la querela decorrono dalla data di entrata in vigore del decreto, dunque la mancata querela entro tali termini comporta l'improcedibilità.

  • d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150, art. 85

    Richiamato dal d.lgs. 31/2024 per il regime procedurale relativo ai termini di proposizione della querela; utile per determinare i termini decadenziali applicabili, come rinviato dalla norma transitoria.

  • art. 620, lett. I, cod. proc. pen.

    Consente alla Corte di Cassazione, in caso di annullamento senza rinvio per determinate ipotesi, di determinare direttamente la pena da infliggere; applicata qui per rideterminare la pena eliminando l'aumento relativo al capo B.

  • L. n. 46/2006 (sulla revisione del controllo di legittimità)

    Richiamata nella motivazione per ricordare i limiti del sindacato di legittimità sulla motivazione: il giudice di legittimità controlla la tenuta logico‑argomentativa della motivazione, senza riqualificare i fatti o riemettere la valutazione probatoria.

Massime di principio

  • Per il reato di minaccia o condotte intimidatorie verso pubblici ufficiali/incaricati di pubblico servizio (art. 336‑bis c.p.) occorre che la condotta abbia un'effettiva incidenza sulla funzione o sul servizio: atti volti a costringere il pubblico ufficiale a compiere o omettere atti inerenti al servizio possono integrare la fattispecie.
  • Dopo le modifiche introdotte dal d.lgs. n. 31/2024, alcune ipotesi di danneggiamento (art. 635 c.p.) sono procedibili solo a querela: il giudice deve verificare d'ufficio la sussistenza della querela e dei termini; l'assenza di querela comporta l'improcedibilità dell'azione penale per quel capo.
  • Le norme transitorie possono far decorrere i termini per la querela dall'entrata in vigore del decreto: quando i fatti sono anteriori, bisogna verificare se la querela sia stata proposta nei termini così stabiliti.
  • Se la Corte di legittimità annulla senza rinvio per difetto di procedibilità, può rideterminare la pena ai sensi dell'art. 620 c.p.p., eliminando eventuali aumenti collegati al capo annullato.
  • Nel ricorso per cassazione il sindacato sulla motivazione è limitato alla verifica della coerenza e logica della motivazione stessa; critiche meramente riconsiderative dei fatti o non specifiche sulle ragioni del convincimento sono, in genere, inammissibili.
  • Richiedere attenuanti generiche in sede di cassazione richiede contestazioni specifiche e il confronto puntuale con la motivazione dei giudici di merito: deduzioni generiche o prive di confronto con le argomentazioni di merito sono destinate a essere respinte.

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