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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20340/2024 del 23/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente deduceva violazione di legge e mancanza della motivazione per la mancata concessione d'ufficio della sospensione condizionale della pena. Sosteneva che la Corte d'appello, avendo escluso la recidiva (per il venir meno degli effetti penali della precedente condanna), avrebbe dovuto concedere il beneficio della sospensione o, in subordine, procedere alla sostituzione della pena detentiva con quella pecuniaria; invece la Corte territoriale non lo ha fatto né ha motivato adeguatamente il diniego.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha richiamato il principio secondo cui, sebbene il giudice d'appello abbia il potere-dovere di applicare d'ufficio la sospensione condizionale (ex art. 597, comma 5 c.p.p.), il ricorrente non può lamentarne la mancata concessione in cassazione se non aveva formulato espressa richiesta del beneficio nel corso del processo (o se si è limitato a richiamare genericamente i "benefici di legge" senza indicare elementi di fatto idonei a giustificarne la concessione). Per tali ragioni il ricorso è inammissibile e il ricorrente è condannato alle spese processuali e al pagamento di euro tremila alla Cassa delle ammende ex art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 - art. 73

    Norma di riferimento per la fattispecie in materia di stupefacenti contestata al ricorrente; la sentenza d'appello ha confermato la responsabilità ai sensi di tale articolo.

  • codice di procedura penale - art. 597, comma 5

    Prevede il potere-dovere del giudice d'appello di applicare d'ufficio la sospensione condizionale della pena quando ricorrono i presupposti. La Corte tuttavia ha precisato che l'omessa concessione non è impugnabile in cassazione se il beneficiario non ha espressamente sollecitato il beneficio nel corso del processo.

  • codice di procedura penale - art. 616

    Consente la condanna del ricorrente al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende in caso di ricorso inammissibile o manifestamente infondato; la Corte ha irrogato euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. U. 25/10/2018 n.22533 e altri precedenti citati)

    Principio consolidato secondo cui il mancato esercizio del potere-dovere del giudice di applicare d'ufficio benefici di legge non può costituire motivo di cassazione se il beneficiario non ha richiesto il beneficio o ha formulato richieste meramente generiche prive di elementi fattuali.

Massime di principio

  • Se si ritiene di avere diritto a benefici di legge (es. sospensione condizionale della pena), è necessario chiederli espressamente e motivatamente nelle conclusioni: una richiesta generica di "benefici di legge" è insufficiente.
  • Il potere del giudice d'appello di applicare d'ufficio benefici non esonera la parte dall'attivarsi per sollecitare concretamente il loro riconoscimento; l'assenza di una richiesta impedisce la censura in Cassazione.
  • Quando la Corte territoriale esclude una recidiva o elimina ostacoli al riconoscimento di benefici, il difensore dovrebbe presentare istanze specifiche (con riferimenti a fatti e circostanze) per ottenere la sospensione o la sostituzione della pena.
  • In sede di impugnazione in Cassazione si deve dimostrare una specifica violazione di legge o un vizio di motivazione; non si possono sollevare questioni nuove che non siano state adeguatamente sollecitate nelle sedi precedenti.
  • Per evitare condanne per inammissibilità e conseguenti sanzioni (es. pagamento alla Cassa delle ammende), il difensore dovrebbe curare la forma e la tempestività delle richieste sui benefici, non limitandosi a richiami generici.

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