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Cassazione Civile, Ordinanza n. 26242/2024 del 08/10/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia riguarda un procedimento di equa riparazione per irragionevole durata di un processo presupposto avente ad oggetto un bene immobile in comproprietà. La parte privata, che nel processo presupposto era intervenuta soltanto nel luglio 2012 per sostenere la posizione dell'altro comproprietario, aveva chiesto l'indennizzo per la durata eccessiva del giudizio, iniziato nel 2005 e definito nel 2014. La Corte d'appello aveva liquidato il ristoro considerando una durata irragionevole complessiva di otto anni. Il Ministero della giustizia ha proposto ricorso per cassazione con un unico motivo, deducendo l'erronea applicazione della giurisprudenza relativa al contumace: secondo il ricorrente, il contumace è parte del processo fin dall'inizio, mentre l'interveniente litisconsorte necessario acquista la qualità di parte solo dal momento dell'intervento; pertanto l'indennizzo non avrebbe dovuto essere parametrato all'intera durata del giudizio, ma solo al periodo successivo all'ingresso in causa. È stata denunciata la violazione dell'art. 2, comma 2-bis, L. n. 89/2001.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso. Ha ritenuto che la Corte territoriale avesse applicato indebitamente al caso la giurisprudenza sul contumace, poiché il precedente evocato riguardava una parte già tale sin dall'inizio del processo, mentre nella specie si trattava di un litisconsorte necessario intervenuto in uno stadio avanzato del giudizio. La Corte ha affermato che il litisconsorte necessario pretermesso o comunque intervenuto successivamente non può essere equiparato al contumace ai fini del calcolo dell'indennizzo: il processo va sì computato dalla sua origine, ma l'equo indennizzo può essere riconosciuto solo per il periodo di irragionevole durata successivo all'effettiva partecipazione al giudizio. Per questo motivo la sentenza impugnata è stata cassata in relazione al motivo accolto e la causa è stata rinviata alla Corte d'appello di Salerno, in diversa composizione, anche per la regolazione delle spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 2, comma 2-bis, L. 24 marzo 2001, n. 89

    La disciplina dell'equa riparazione va applicata distinguendo tra chi è parte del processo sin dall'inizio e chi vi interviene successivamente: per il litisconsorte necessario intervenuto tardivamente l'indennizzo è dovuto solo per la durata irragionevole maturata dopo l'ingresso in causa.

Massime di principio

  • Ai fini dell'equa riparazione per irragionevole durata del processo, il litisconsorte necessario che intervenga tardivamente non è equiparabile al contumace: la qualità di parte rilevante decorre dal momento dell'intervento.
  • La durata ragionevole del processo si computa dall'inizio del giudizio anche nei confronti del soggetto che entra successivamente nel processo, ma l'indennizzo ex lege spetta solo per il periodo di durata irragionevole successivo alla sua partecipazione effettiva.
  • La previsione della ragionevole durata del processo risponde a una valutazione ordinamentale generale, connessa al giusto processo, che non coincide automaticamente con l'ampiezza del ristoro individuale spettante al singolo ricorrente.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiGiudicato

Testo integrale

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