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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14550/2026 del 21/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Napoli che, in sede di riesame, ha annullato la misura cautelare degli arresti domiciliari disposta dal GIP nei confronti degli indagati per i reati di cui agli artt. 416-ter e 319-quater c.p. Il Procuratore ha censurato la decisione sostenendo (1) errore di interpretazione dell'art. 416-ter c.p. perché il Tribunale avrebbe richiesto una condizione di "intraneità" ai clan mafiosi mentre, dopo le riforme (in particolare la legge n. 43/2019), è sufficiente l'appartenenza o il coinvolgimento del promettente; (2) che non sarebbe necessario provare l'uso del "metodo mafioso" quando il procacciatore appartenga alla consorteria anche se operi utisingulus; (3) che il Tribunale ha parcellizzato la valutazione degli elementi (separando condotte ante e post elezioni) e quindi ha dedotto illogicamente l'assenza del patto elettorale politico-mafioso.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore. Ha ritenuto che il Tribunale di Napoli avesse svolto un'esame approfondito del compendio indiziario (intercettazioni, dichiarazioni di collaboratori, precedente condanna datata) e abbia correttamente escluso la sussistenza, nel periodo pertinente, di elementi idonei a dimostrare un collegamento attuale e funzionale di Domenico Nuzzo e Raffaele Piscitelli con un sodalizio mafioso, nonché l'esistenza di un patto sinallagmatico tra le parti. La Corte ha spiegato che la riforma normativa non esclude la necessità, nelle ipotesi in cui il procacciatore sia un affiliato operante utisingulus o un soggetto esterno, di provare l'utilizzo o la promessa dell'utilizzo del metodo mafioso; ha inoltre rilevato che il ricorso non indicava elementi concreti che giustificassero l'attualità dell'interesse del PM alla misura cautelare né doglianze specifiche e circostanziate tali da superare il vaglio di ammissibilità. Pertanto il provvedimento di annullamento degli arresti domiciliari è rimasto in vigore.

Norme richiamate

  • art. 416-ter c.p.

    Disciplina il reato di scambio elettorale politico-mafioso; valorizzata la distinzione tra promittente intraneo (per il quale il ricorso al "metodo mafioso" può risultare immanente) e promittente esterno o affiliato utisingulus (per i quali è richiesta la prova esplicita dell'impiego del metodo mafioso). La riforma del 2014 e le modifiche del 2019 hanno ampliato l'oggetto della prestazione ("altre utilità") e introdotto riferimenti a soggetti appartenenti alle associazioni di cui all'art. 416-bis.

  • art. 416-bis c.p.

    Riferimento alla nozione di associazione mafiosa; la giurisprudenza richiede che l'appartenenza implichi condotte funzionali agli scopi associativi, escludendo la mera contiguità temporale o passata.

  • art. 319-quater c.p.

    Contestato per presunto abuso di potere/qualità nell'assunzione di soggetti segnalati; il Tribunale ha ritenuto mancanti i requisiti strutturali della fattispecie per assenza di prova dell'abuso o della condizione di soggezione dell'imprenditore coinvolto.

  • Legge 17 aprile 2014, n. 62

    Modificò l'art. 416-ter ampliando l'oggetto della controprestazione anche a "altre utilità", rendendo autonoma la rilevanza penale del promittente.

  • Legge 21 maggio 2019, n. 43

    Ha ulteriormente ridefinito e inasprito il trattamento sanzionatorio dell'art. 416-ter, ha specificato che il procacciatore può essere anche appartenente alle associazioni di cui all'art. 416-bis e ha previsto aggravanti e conseguenze come l'interdizione perpetua; tuttavia non elimina la necessità probatoria riguardante il metodo mafioso quando rilevante.

Massime di principio

  • Per configurare l'art. 416-ter c.p. è fondamentale valutare se il procacciatore di voti sia un "intraneo" al clan (in tal caso il metodo mafioso può risultare immanente e desumibile anche indirettamente) oppure un soggetto esterno o un affiliato che opera utisingulus (per i quali occorre provare la promessa o l'impiego del metodo mafioso).
  • La presenza di una condanna o di elementi di contiguità passata non è sufficiente di per sé a provare un'appartenenza o un'attuale collegamento funzionale al sodalizio mafioso; è necessaria evidenza di condotte recenti e funzionali agli scopi associativi.
  • Dopo le riforme legislative, l'oggetto della controprestazione può comprendere "altre utilità", ma ciò non riduce l'onere probatorio nei casi in cui la dimostrazione dell'uso del metodo mafioso sia essenziale per qualificare il patto come elettorale-politico-mafioso.
  • In sede cautelare e in sede di impugnazione il Pubblico Ministero deve dimostrare concretamente l'attualità dell'interesse a ottenere o a ripristinare la misura: la mera deduzione astratta di errori di diritto o la contestazione generica della motivazione non bastano a rendere ammissibile il ricorso in Cassazione.
  • Nella valutazione degli indizi vanno considerati tempi e contenuti delle intercettazioni: conversazioni successive alle elezioni possono non essere riconducibili a patti sinallagmatici se manca evidenza che fossero espressione di un accordo preesistente.
  • Per impugnazioni in Cassazione sono necessarie censure specifiche e circostanziate (indicazione degli elementi probatori omessi o travisati); l'assenza di tale specificità conduce all'inammissibilità del ricorso.

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