Cassazione Penale, Sentenza n. 17496/2023 del 27/04/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione per violazione degli artt. 56 e 575 c.p.: il ricorrente contestava la qualificazione del fatto come tentato omicidio e chiedeva la riqualificazione in lesioni personali. Sosteneva che il colpo era stato inferto con scarsa forza in zona non vitale (mano), che la lesione era superficiale e che la seminfermità mentale riconosciuta (disturbo di personalità e alcolismo cronico) avrebbe escluso il 'quid pluris' dell'intento omicida.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto la motivazione dei giudici di merito adeguata e priva di vizi logici: dalla minaccia prima e dopo l'azione, dall'uso di un coltello a serramanico con lama di circa 10 cm, dalla direzione del fendente verso l'addome (che ha colpito la mano perché parata dalla vittima) e dalla pervicacia minacciosa successiva si desumeva il dolo diretto di uccidere. La Corte ha inoltre affermato che la superficialità della lesione e la zona colpita non escludono il tentato omicidio quando il comportamento e lo strumento dimostrano volontà omicida. Quanto al vizio parziale di mente, la Corte ha ritenuto che esso non neutralizzasse l'animus necandi; la seminfermità può ridurre la pena ma non impedisce di accertare il dolo se la capacità di rappresentare e volere l'evento non è totalmente compromessa. Per effetto dell'inammissibilità è stata disposta la condanna del ricorrente alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende per l'irritualità dell'impugnazione. Infine la Corte ha rilevato d'ufficio un errore nella determinazione delle pene accessorie: l'interdizione perpetua dai pubblici uffici è stata sostituita con l'interdizione per la durata di cinque anni e l'interdizione legale durante l'esecuzione della pena è stata esclusa.
Norme richiamate
art. 56 cod. pen.
Richiamato in quanto norma sul tentativo: la Corte ha applicato il principio secondo cui il tentato omicidio si configura quando l'azione, pur non riuscita, è idonea e diretta in modo univoco a cagionare la morte.
art. 575 cod. pen.
Norma sulla fattispecie delitto di omicidio richiamata in relazione alla qualificazione del fatto come tentato omicidio; la Corte ha valutato l'elemento soggettivo e la dinamica per confermare il dolo diretto di uccidere.
art. 81, comma 2 cod. pen.
Richiamato per l'unificazione delle pene in caso di più reati riuniti: i reati contestati erano stati unificati ai fini della determinazione della pena.
art. 89 cod. pen.
Norma sull'attenuante per vizio parziale di mente: la Corte ha ritenuto riconosciuta una diminuzione della pena per vizio parziale, ma ha distinto tale stato dall'accertamento del dolo, chiarendo che la seminfermità può influire sulla pena ma non elimina il dolo se la capacità di rappresentare l'evento non è decisivamente compromessa.
art. 606, lett. b) cod. proc. pen.
Norma che disciplina i motivi di ricorso per cassazione: il ricorso è stato inquadrato e valutato ai sensi di questa disposizione, ritenendosi le censure in parte aspecifiche e in parte infondate.
art. 616 cod. proc. pen.
Richiamato in relazione alle conseguenze dell'inammissibilità: dalla declaratoria d'inammissibilità è derivata la condanna alle spese processuali.
articoli 29 e 32 codice penale
Richiamati nella parte dispositiva per la correzione d'ufficio delle pene accessorie applicate erroneamente: la Corte ha sostituito l'interdizione perpetua con quella di cinque anni e ha escluso l'interdizione legale durante l'esecuzione della pena.
Massime di principio
- Per distinguere tra tentato omicidio e lesioni volontarie non rileva solo la gravità finale della lesione: occorre valutare in concreto la direzione e la idoneità dell'azione a provocare la morte (strumento, movimento, parte del corpo presa di mira, rapidità dell'azione, comportamento antecedente e successivo, minacce).
- La superficialità della lesione o il fatto che la vittima sia sopravvissuta non escludono il tentativo di omicidio se è dimostrabile che l'agente aveva volontà e mezzo diretto a causare la morte e il fallimento è dipeso da circostanze esterne (per es. pronto intervento/difesa della vittima).
- La presenza di una seminfermità o vizio parziale di mente può comportare una diminuzione della pena ma non elimina automaticamente la possibilità di accertare il dolo: è necessario esaminare se la capacità di rappresentare e volere l'evento fosse effettivamente compromessa in maniera decisiva.
- Nei ricorsi per cassazione è fondamentale articolare censure specifiche e fondate: doglianze generiche o contraddittorie rischiano di determinare l'inammissibilità del ricorso e sanzioni per l'irritualità.
- La Corte di Cassazione può rilevare d'ufficio l'illegalità di pene accessorie applicate erroneamente anche quando il ricorso principale sia dichiarato inammissibile; in caso di reato continuato le pene accessorie si determinano in relazione alla pena per il reato più grave, prima dell'aumento per la continuazione.
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