Sentenza n. 48/2026 - Palermo, Sezione 3
per l’annullamento – del diniego datato 26.03.2024, comunicato il successivo 27, espresso dalla Regione Siciliana, Dipartimento dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Soprintendenza BB.CC.AA. di Palermo, avente a oggetto “Autorizzazione paesaggistica per interventi di lieve entità – Descrizione: Realizzazione di una nuova apertura, prospiciente sulla via Roma – Ubicazione: via Pietro Novelli, n.ri 2 – 4 – 6 – 8 Istanza n. 39483 Protocollo: 20230181622. (PROD. N. 02)”; – di ogni atto prodromico, presupposto, connesso e consequenziale;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego di autorizzazione paesaggistica per la realizzazione di una nuova apertura nel muro perimetrale di un edificio commerciale sito a Cefalù
Esito
Favorevole al ricorrente (proprietario)
Prevale il privato
La controversia
La società ricorrente, proprietaria di locali commerciali ubicati al piano terra dell'edificio EGV Center, ha impugnato il diniego della Soprintendenza relativo alla realizzazione di una nuova porta di accesso prospiciente via Roma, deducendo sei motivi: violazione e falsa applicazione dell'art. 146 d.lgs. 42/2004, ritardato esercizio del potere e contraddittorietà del provvedimento; sviamento dalla causa tipica; difetto assoluto di motivazione, illogicità manifesta, manifesta ingiustizia e difetto di potere; incompetenza, illogicità ed errore di fatto; violazione degli artt. 157 e 142 d.lgs. 42/2004; travisamento dei fatti, erroneità dei presupposti, disparità di trattamento e contraddittorietà tra provvedimenti relativi alla medesima fattispecie. In particolare, la ricorrente ha contestato che il diniego fosse motivato con il richiamo al preavviso di rigetto ex art. 10-bis l. 241/1990, nel quale si affermava che la nuova apertura avrebbe comportato lo "stravolgimento dell'idea compositiva originale" dell'edificio, senza chiarire il collegamento tra tale ragione e il vincolo di notevole interesse pubblico gravante sul territorio di Cefalù, istituito con decreto assessoriale del 17 maggio 1989.
La decisione
Il TAR ha esaminato prioritariamente il motivo relativo al difetto di motivazione e lo ha accolto, assorbendo gli ulteriori motivi. La Soprintendenza aveva utilizzato una motivazione per relationem, richiamando il preavviso di diniego, ma non aveva dimostrato in modo concreto il rapporto tra la modifica progettuale e le ragioni di tutela paesaggistica proprie dello specifico vincolo di notevole interesse pubblico gravante sull'area. Il giudice ha rilevato che, anche a fronte dell'ampia discrezionalità tecnica dell'autorità paesaggistica, il diniego deve indicare, con riferimento alla concreta realtà dei luoghi e dell'intervento, le ragioni ambientali ed estetiche che rendono l'opera incompatibile con il bene tutelato. Inoltre, in applicazione del principio di leale collaborazione tra amministrazione e privato, la Soprintendenza deve, ove possibile, formulare un dissenso costruttivo, indicando prescrizioni, accorgimenti tecnici o modifiche progettuali idonei a superare il contrasto con la tutela paesaggistica. Il diniego è stato pertanto annullato, con salvezza delle nuove determinazioni dell'amministrazione. Le spese di lite sono state compensate.
Norme richiamate
art. 3 l. 241/1990
La motivazione deve indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche della decisione, in relazione alle risultanze dell'istruttoria.
art. 1 l. 241/1990
Il principio di leale collaborazione tra amministrazione e privato impone, nel diniego paesaggistico, un dissenso adeguatamente esplicitato e, ove possibile, costruttivo.
art. 10-bis l. 241/1990
Il preavviso di diniego richiamato per relationem deve contenere ragioni idonee a sorreggere concretamente il provvedimento finale.
art. 146 d.lgs. 42/2004
L'esercizio del potere di autorizzazione paesaggistica richiede una valutazione concreta di compatibilità dell'intervento con i valori tutelati dal vincolo.
art. 157 d.lgs. 42/2004
La disposizione è richiamata in relazione alla disciplina del vincolo paesaggistico applicabile.
art. 142 d.lgs. 42/2004
La disposizione è richiamata nel motivo relativo alla disciplina dei vincoli paesaggistici, senza una specifica interpretazione ulteriore nella decisione.
Massime di principio
- Il diniego di autorizzazione paesaggistica, anche quando adottato nell'esercizio di un'ampia discrezionalità tecnica, deve essere sorretto da una motivazione concreta, riferita all'intervento progettato, alla realtà dei luoghi e alle specifiche ragioni ambientali ed estetiche che rendono l'opera incompatibile con il bene tutelato dal vincolo.
- La motivazione di un diniego paesaggistico non è adeguata quando si limita ad affermare che l'intervento altera l'idea compositiva o l'impostazione architettonica dell'edificio senza esplicitare il collegamento effettivo tra tale alterazione e i valori paesaggistici protetti dallo specifico vincolo.
- Il principio di leale collaborazione tra amministrazione e privato impone all'autorità paesaggistica, nel formulare un diniego, di indicare ove possibile le prescrizioni, gli accorgimenti tecnici o le modifiche progettuali idonei a superare il contrasto tra intervento e tutela paesaggistica.
- L'annullamento giudiziale di un diniego paesaggistico per difetto di motivazione non comporta il rilascio dell'autorizzazione, ma lascia salve le nuove determinazioni che l'amministrazione dovrà assumere nel riesercizio del potere.
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La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
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