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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46114/2023 del 15/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza del Tribunale di Catanzaro del 07/03/2023 che, in sede di riesame ex art. 309 cod. proc. pen., aveva sostituito la misura cautelare carceraria con gli arresti domiciliari ma aveva ritenuto sussistenti gravi indizi per i reati (capo 15) di illecita concorrenza con minaccia o violenza aggravata e (capo 16) di estorsione continuata aggravata, entrambe aggravate dal cosiddetto "metodo mafioso" (art. 416-bis.1 cod. pen.). Il ricorrente deduceva, con tre motivi, insufficienza e contraddittorietà della motivazione (violazione art. 125, comma 3; art. 192; art. 606 c.p.p.), l'omessa considerazione e confutazione delle ricostruzioni difensive e delle dichiarazioni rese nelle indagini difensive (in particolare la spiegazione del sistema commerciale di vendita del pescato e la restituzione della somma contestata), e l'erronea e generica applicazione dell'aggravante di cui all'art. 416-bis.1 cod. pen.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto i primi due motivi ritenendo che l'ordinanza del Tribunale di Catanzaro non abbia adeguatamente esaminato e confutato le alternative difensive: il Tribunale si è limitato a riportare intercettazioni senza motivare perché esse dimostrassero, in modo non equivoco, la coartazione tipica del reato di illecita concorrenza e dell'estorsione aggravata. Mancava una spiegazione puntuale sulle apparenti contraddizioni (es. la restituzione dei 97 euro, la persistenza di rapporti "cordiali", la natura commerciale del divieto di vendita autonoma) e sull'innesto di elementi criminosi nel sistema commerciale descritto dalla difesa. Il terzo motivo è stato assorbito. Di conseguenza l'ordinanza impugnata è stata annullata con rinvio al Tribunale di Catanzaro, Sezione per il riesame delle misure cautelari personali, per un nuovo esame.

Norme richiamate

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina il riesame delle misure cautelari: la sostituzione della custodia cautelare era stata disposta in sede di riesame; la Cassazione ha rimandato per un nuovo esame a causa di vizi di motivazione del giudice del riesame

  • art. 125, comma 3, cod. proc. pen.

    Richiama il dovere di motivazione del provvedimento cautelare; la Corte ha ritenuto che tale obbligo non sia stato rispettato perché il Tribunale non ha affrontato e confutato adeguatamente le tesi difensive e le apparenti contraddizioni

  • art. 192, commi 1 e 2, cod. proc. pen.

    Norme relative alla motivazione e al materiale probatorio: la Corte ha rilevato che il giudice di merito si è limitato a trascrivere elementi intercettativi senza tradurre tali elementi in una motivazione argomentata che escluda le ragionevoli alternative difensive

  • art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen.

    Motivo di ricorso per cassazione che riguarda la carenza di motivazione; la Corte ha ritenuto fondato il vizio denunciato sulla base della insufficiente argomentazione del Tribunale

  • art. 292, comma 2, lett. e) e c-bis), cod. proc. pen.

    Richiamata nella contestazione circa la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza: la Corte ha osservato che il giudice doveva esaminare e confutare le dichiarazioni e le indagini difensive che potevano svuotare l'ipotesi accusatoria

  • artt. 110, 513-bis e 416-bis.1 cod. pen. (capo 15)

    Capo di imputazione relativo a illecita concorrenza con minaccia o violenza aggravata dal metodo mafioso; la Corte ha valutato che la motivazione non ha spiegato perché gli elementi raccolti dimostrassero l'esistenza della coartazione criminale e l'innesto dell'elemento mafioso nel sistema commerciale

  • artt. 81, comma 2, 629 e 416-bis.1 cod. pen. (capo 16)

    Capo di imputazione relativo a estorsione continuata aggravata dal metodo mafioso; la Corte ha ritenuto che il Tribunale non abbia considerato e confutato la ricostruzione difensiva secondo cui il comportamento rientrava in un sinallagma contrattuale commerciale

Massime di principio

  • Il giudice che dispone o conferma misure cautelari deve motivare puntualmente perché gli elementi probatori escludono le ricostruzioni difensive: la mera trascrizione di intercettazioni non supplisce all'obbligo argomentativo.
  • Se la difesa produce una spiegazione alternativa plausibile e documentata (es. prassi commerciale, restituzione di somme, dichiarazioni difensive), il giudice deve esaminare e confutare espressamente tale prospettazione, altrimenti la decisione può essere annullata per carenza di motivazione.
  • Nelle ipotesi di contestazione di elementi di "metodo mafioso" o di coartazione implicita, è necessario spiegare in che modo concreto le condotte e le relazioni tra le persone integrino la capacità intimidatoria o di condizionamento richiesta dall'aggravante; affermazioni generiche non sono sufficienti.
  • Quando il fatto contestato può rientrare in pratiche commerciali consolidate (es. esclusiva di vendita, anticipazione di spese), il giudice deve distinguere chiaramente tra vincoli contrattuali e imposizioni illecite: il sinallagma contrattuale può giustificare condotte altrimenti apparenti come "monopolio" purché provato e valutato criticamente.
  • In caso di motivazione insufficiente la Corte di Cassazione tende ad annullare il provvedimento con rinvio per nuovo esame anziché decidere nel merito, perché spetta al giudice di merito valutare nuovamente le prove e rideterminare le misure alla luce di una motivazione completa.

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