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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8339/2022 del 10/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva convalidato l'arresto in flagranza per il reato di evasione dagli arresti domiciliari (art. 385 c.p.). La ricorrente sosteneva che gli elementi non erano chiari e univoci: era stata trovata all'interno della propria abitazione e il motivo dell'arresto derivava dal fatto che, in un precedente controllo, non aveva risposto al citofono che però sarebbe stato non funzionante.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto che, durante i controlli di polizia giudiziaria (art. 284, co. 4 c.p.p.) gli agenti avevano esperito il citofono alle 10:30 senza risposta e, tornati alle 12:30, avevano nuovamente suonato e contattato telefonicamente la ricorrente; questa ha ammesso di essere in casa e ha aperto il cancello, consentendo l'ingresso. La Corte ha ritenuto ragionevole l'apprezzamento degli agenti secondo cui la ricorrente poteva aver simulato il malfunzionamento del citofono per coprire un precedente allontanamento indebito, giustificando così l'arresto facoltativo (art. 381 c.p.p.). Si è sottolineato che il giudice della convalida opera un controllo di mera ragionevolezza sulla valutazione degli operanti e non può entrare nel merito della responsabilità penale, riservata al giudice della cognizione. Condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 385 cod. pen.

    Norma che punisce l'evasione dagli arresti domiciliari; indicata come titolo del reato per cui è stato eseguito l'arresto e giustificazione della misura precautelare.

  • art. 284, comma 4, cod. proc. pen.

    Prevede i controlli della polizia giudiziaria presso il domicilio; posto a fondamento del controllo eseguito dagli agenti nel caso concreto.

  • art. 381 cod. proc. pen.

    Disciplina l'arresto facoltativo da parte della polizia giudiziaria; la Corte ha ritenuto che gli agenti avessero discrezionalità a procedere all'arresto sulla base di elementi ritenuti ragionevoli.

  • art. 391 cod. proc. pen.

    Stabilisce la convalida dell'arresto da parte del giudice: il controllo deve limitarsi alla verifica di ragionevolezza della valutazione degli agenti sugli elementi disponibili al momento, senza estendersi alla prova di responsabilità sostanziale.

  • art. 3 decreto-legge 13 maggio 1991 n. 152 (conv. con legge 12 luglio 1991 n. 203)

    Richiamato per evidenziare che, nel quadro normativo, l'arresto poteva essere astrattamente consentito anche oltre i casi di flagranza, alla luce del titolo di reato e delle circostanze concrete.

Massime di principio

  • Il giudice della convalida dell'arresto verifica la mera ragionevolezza delle valutazioni operate dagli agenti alla luce degli elementi disponibili al momento, non il merito della colpevolezza.
  • La presenza di elementi che consentono di ritenere plausibile una simulazione o un comportamento volto a eludere i controlli (es. mancata risposta a un controllo seguita da ammissione in casa) può legittimare l'arresto facoltativo.
  • Dubitare del malfunzionamento di un mezzo di comunicazione (es. citofono) non annulla automaticamente la legittimità dell'intervento degli agenti se sussistono indizi concreti che giustificano il sospetto.
  • Per impugnare con successo la convalida dell'arresto occorre dimostrare che, al momento dell'arresto, mancassero obiettivamente elementi che potessero ragionevolmente indurre gli operanti a procedere; mere contestazioni sul merito dei fatti sono riservate al giudice della cognizione.
  • In caso di rigetto del ricorso per cassazione, la parte ricorrente può essere condannata al pagamento delle spese processuali.

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