Sentenza n. 3234/2026 - Napoli, Sezione 7
per l'annullamento quanto al ricorso n. 3513 del 2024: della concessione per il suolo pubblico n. 254/2024 rilasciata in data 22/04/2024 alla Bar Chery s.r.l. e di ogni altro atto precedente, susseguente o comunque connesso in quanto lesivo degli interessi delle ricorrenti; quanto al ricorso n. 2996 del 2025: 1) dell’atto di revoca dell'ordinanza n. 23/2025 pubblicato in data 18/03/2025 al numero 95 del Registro Ordinanze; 2) della concessione temporanea per il suolo pubblico n. 45/2025 rilasciata dal Comune di Sorrento in data 21/01/2025 che rivive a seguito dell'atto sub 1); 3) di ogni altro atto precedente, susseguente o comunque connesso in quanto lesivo degli interessi delle ricorrenti;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: concessioni di occupazione di suolo pubblico n. 254/2024 e n. 45/2025, nonché gli atti comunali di sospensione e revoca relativi alla seconda concessione
Esito
Favorevole al ricorrente (esercente e proprietarie)
Prevale il privato
La controversia
Le ricorrenti hanno impugnato la concessione di suolo pubblico n. 254/2024, rilasciata dal Comune di Sorrento alla società controinteressata per l’installazione di una struttura metallica tipo dehors antistante il negozio esercito dalla società ricorrente, e, successivamente, la concessione n. 45/2025 nonché l’atto con cui era stata revocata la sospensione della sua efficacia. Hanno dedotto la violazione dell’art. 48 del regolamento comunale sul canone patrimoniale, per mancata acquisizione del consenso della proprietà o degli esercenti degli immobili antistanti; la violazione delle distanze legali previste dall’art. 873 c.c. e dal d.m. n. 1444/1968; la violazione della disciplina paesaggistica, edilizia e della circolazione stradale, sostenendo che il manufatto necessitasse di autorizzazione paesaggistica e di titolo edilizio e non fosse temporaneo o precario. Il Comune ha eccepito la sopravvenuta improcedibilità per cessazione dell’efficacia delle concessioni. La controinteressata ha inoltre dedotto l’inammissibilità o improcedibilità del secondo ricorso per mancata impugnazione dell’ordinanza di sospensione e degli atti di proroga delle concessioni.
La decisione
Il TAR ha riunito i due giudizi, aventi ad oggetto provvedimenti relativi alla medesima porzione di suolo pubblico. Ha dichiarato improcedibili le impugnazioni per sopravvenuta carenza di interesse, poiché la concessione n. 254/2024 aveva cessato di produrre effetti il 31 dicembre 2024 e la concessione n. 45/2025 il 31 dicembre 2025. Tuttavia, poiché le ricorrenti avevano rappresentato un interesse all’accertamento dell’illegittimità degli atti ai fini di una futura azione risarcitoria, il giudice ha accertato l’illegittimità delle due concessioni ai sensi dell’art. 34, comma 3, c.p.a. Ha ritenuto fondato e assorbente il motivo relativo all’art. 48, comma 2, del regolamento comunale: dalla planimetria e dalla perizia tecnica risultava che l’occupazione oltrepassava lo spigolo dell’edificio e interessava l’area antistante il negozio delle ricorrenti, rendendo necessario l’assenso scritto della proprietà e/o degli esercenti o dell’amministrazione condominiale, assenso non acquisito. Il TAR ha respinto le eccezioni della controinteressata: l’ordinanza di sospensione n. 23/2025 era favorevole alle ricorrenti e non doveva essere impugnata; gli atti di proroga invocati non riguardavano la concessione controversa. Non ha esaminato le censure edilizie, sulle distanze e paesaggistiche, rilevando l’autonomia tra concessione di suolo pubblico e titolo edilizio: l’eventuale abusività o irregolarità del manufatto non determina di per sé l’illegittimità della concessione e deve essere verificata dagli uffici comunali competenti attraverso i poteri di vigilanza edilizia. Le spese sono state poste per metà ciascuno e in solido per l’intero a carico del Comune e della controinteressata, liquidate in euro 3.000 oltre accessori; sono state compensate nei confronti del Ministero della Cultura.
Norme richiamate
art. 34, comma 3, c.p.a.
quando, nel corso del giudizio, l'annullamento del provvedimento impugnato non risulta più utile per il ricorrente, il giudice accerta l'illegittimità dell'atto se sussiste l'interesse ai fini risarcitori
Consente al giudice di accertare l’illegittimità di un provvedimento divenuto inefficace quando permane un interesse del ricorrente, in particolare ai fini di una futura azione risarcitoria.
art. 48, comma 2, del Regolamento comunale per l’applicazione del canone patrimoniale di concessione
Qualora l’occupazione richiesta si estenda oltre i limiti dello spazio limitrofo all’esercizio, interessando aree antistanti altri esercizi, aree in corrispondenza di finestre o altri punti luce, ingressi ed aree condominiali, aree private soggette a servitù di pubblico passaggio, dovrà essere prodotto, a pena di nullità della richiesta, l’assenso scritto della proprietà e/o degli esercenti e/o dell’amministrazione del condominio
Quando l’occupazione di suolo pubblico interessa aree antistanti altri esercizi o immobili, il rilascio della concessione presuppone l’acquisizione dell’assenso scritto dei soggetti indicati dalla disposizione regolamentare.
art. 17 d.P.R. 31/2017
Richiamato dalle ricorrenti in relazione alla necessità di autorizzazione paesaggistica; la relativa censura non è stata esaminata nel merito.
art. 146 d.lgs. 42/2004
Richiamato dalle ricorrenti in relazione alla necessità di autorizzazione paesaggistica ordinaria; la relativa censura non è stata esaminata nel merito.
art. 167 d.lgs. 42/2004
Richiamato dalle ricorrenti in relazione alla disciplina paesaggistica; la relativa censura non è stata esaminata nel merito.
art. 6 d.P.R. 380/2001
Richiamato dalle ricorrenti in relazione alla natura non temporanea e non precaria del manufatto; il TAR ha escluso che l’eventuale irregolarità edilizia determini di per sé l’illegittimità della concessione di suolo pubblico.
art. 27, comma 1, d.P.R. 380/2001
Il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale esercita ... la vigilanza sull'attività urbanistico-edilizia nel territorio comunale
La qualificazione edilizia del manufatto e la verifica della sua conformità spettano agli uffici comunali competenti nell’esercizio dei poteri di vigilanza.
art. 35, comma 1, d.P.R. 380/2001
Qualora sia accertata la realizzazione ... di interventi in assenza di permesso di costruire ... su suoli del demanio o del patrimonio dello Stato o di enti pubblici ... ordina al responsabile dell'abuso la demolizione ed il ripristino dello stato dei luoghi
In caso di opere abusive su suolo pubblico, l’amministrazione competente può adottare i provvedimenti repressivi previsti dalla disciplina edilizia.
art. 873 c.c.
Richiamato dalle ricorrenti in relazione alle distanze legali; la censura non è stata esaminata nel merito.
d.m. 1444/1968
Richiamato dalle ricorrenti in relazione alle distanze tra costruzioni; la censura non è stata esaminata nel merito.
art. 20, comma 3, Codice della strada
Richiamato dalle ricorrenti; la relativa censura non è stata esaminata nel merito.
Massime di principio
- Quando un provvedimento amministrativo ha cessato di produrre effetti e l’annullamento non è più utile, il giudice amministrativo può accertarne l’illegittimità ai sensi dell’art. 34, comma 3, c.p.a., se il ricorrente dimostra un interesse attuale ai fini risarcitori.
- La concessione di occupazione di suolo pubblico è illegittima se, nei casi previsti dal regolamento comunale, l’occupazione interessa aree antistanti altri esercizi o immobili e l’amministrazione non acquisisce il prescritto assenso scritto della proprietà, degli esercenti o dell’amministrazione condominiale.
- L’ordinanza temporanea che sospende l’efficacia di una concessione e produce effetti favorevoli per il ricorrente non deve essere previamente impugnata dal medesimo ricorrente; l’interesse a ricorrere sorge rispetto al successivo atto che revoca la sospensione e riattiva la concessione.
- La concessione di suolo pubblico e il titolo edilizio sono provvedimenti autonomi, adottati per finalità diverse da uffici distinti; l’eventuale irregolarità edilizia o paesaggistica del manufatto non determina, di per sé, l’illegittimità della concessione di occupazione del suolo.
- La qualificazione edilizia del manufatto e l’accertamento della sua conformità urbanistica e paesaggistica spettano in primo luogo agli uffici comunali competenti; il terzo interessato deve sollecitare l’esercizio dei relativi poteri di vigilanza e può contestare l’eventuale inerzia con gli strumenti previsti dall’ordinamento.
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