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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 01021/2026 del 12/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza di appello che lo aveva ritenuto responsabile del reato di truffa per avere consegnato una falsa fideiussione (BNL) di €21.000 e una falsa ricevuta di bonifico di €3.500 a titolo di deposito cauzionale, inducendo il locatore a stipulare un contratto di locazione e ottenendo il possesso dell'immobile per circa 8 mesi senza corrispondere canoni né deposito. In appello il ricorrente deduceva: (i) che si sarebbe trattato di un mero inadempimento civilistico e non di truffa contrattuale; (ii) che la condotta sarebbe più qualificabile come insolvenza fraudolenta (art. 641 c.p.), essendo la falsa garanzia una forma di dissimulazione della solvibilità; (iii) mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e errore motivazionale relativo a una presunta condanna di un terzo («Eleuteri») che avrebbe inciso sulla valutazione della recidiva.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo le censure generiche e manifestamente infondate. Ha confermato che i fatti accertati (fideiussione e bonifico falsi) costituiscono una condotta ingannatoria attiva idonea a integrare la truffa contrattuale e non una mera insolvenza fraudolenta, la quale richiede condotte omissive/dissimulative e non artifizi attivi. Quanto alle attenuanti generiche, la Corte ha ritenuto corretta la motivazione della Corte d'appello: l'imputato ha dimostrato capacità delinquenziale e reiterazione della condotta; la presenza di una sentenza precedente (4/3/2021) non indicata nel casellario rafforza la valutazione di pericolosità. L'errore materiale nel riportare il cognome "Eleuteri" è stato considerato irrilevante rispetto alla correttezza della motivazione. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Norme richiamate

  • art. 641 cod. pen. (insolvenza fraudolenta)

    La Corte distingue l'insolvenza fraudolenta dalla truffa affermando che l'art. 641 richiede una dissimulazione/omissione dello stato di insolvenza; nel caso concreto invece è stata accertata una condotta attiva (falsa fideiussione e falso bonifico), tipica della truffa e non della mera insolvenza fraudolenta.

  • art. 133 cod. pen. (circostanze attenuanti generiche)

    Le attenuanti generiche non possono essere presunte e richiedono motivazione positiva; la Corte d'appello ha motivato il diniego per la significativa capacità a delinquere e la reiterazione della condotta, ragioni ritenute corrette dalla Cassazione.

Massime di principio

  • La presentazione di garanzie o prove di pagamento falsificate per indurre la controparte a concludere un contratto può integrare la truffa contrattuale se l'artifizio è idoneo a influenzare la volontà negoziale, e non si configura come mero inadempimento civilistico.
  • La distinzione fra truffa e insolvenza fraudolenta dipende dalla natura dell'inganno: se vi è un comportamento attivo e artificioso (documenti falsi, comunicazioni simulate) si è più prossimi alla truffa; se invece l'inganno è dovuto a silenzio o omissione sulla propria insolvenza, può configurarsi l'insolvenza fraudolenta (art. 641 c.p.).
  • Per ottenere riconoscimento delle attenuanti generiche è necessaria una motivazione specifica e positiva che indichi gli elementi considerati mitiganti; la mera enunciazione dell'art. 133 c.p. è insufficiente.
  • Errori materiali o di trascrizione nella motivazione (es. uso del cognome di terzi) non necessariamente invalidano il ragionamento della corte se il contenuto probatorio e la logica motivazionale restano coerenti e riferibili all'imputato.
  • Censure generiche che riportano principi giurisprudenziali senza confrontarsi concretamente e punto per punto con la motivazione della decisione impugnata rischiano l'inammissibilità per mancato specifico contrasto con le ragioni che hanno portato alla decisione.

Testo integrale

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