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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33114/2022 del 08/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorsi in Cassazione avverso la sentenza della Corte d'Appello di Catania del 03/11/2020 che aveva confermato condanne per vari reati: associazione mafiosa e traffico di stupefacenti (art.416-bis c.p., d.P.R. 309/90), estorsioni (art.629 c.p.), e altri reati collegati. I motivi principali di impugnazione erano vizio di motivazione, travisamento della prova, richiesta di diversa qualificazione giuridica dei fatti, mancata indicazione del tempus commissi delicti, mancata considerazione di letture alternative delle intercettazioni e mancata valutazione di dichiarazioni della vittima o di circostanze attenuanti. Alcuni ricorrenti contestavano in particolare l'applicazione del criterio di "continuità" delle forniture per includere un fornitore nell'associazione per delinquere finalizzata allo spaccio, e la qualificazione di talune condotte come estorsive anziché come legittimo recupero credito.

La decisione

La Corte di Cassazione ha: - Annullato con rinvio la sentenza impugnata con riferimento alle posizioni di CAVARRA BRUNO e DI BARTOLO CARMELO, disponendo nuovo giudizio presso altra sezione della Corte d'Appello di Catania (per carenze nella valutazione del ruolo di intermediario e nella ricostruzione della vicenda estorsiva, rispettivamente). - Rigettato il ricorso di CHIANTELLO CARMELO (confermata la qualificazione come fornitore non occasionale e la sussistenza della continuità delle forniture). - Dichiarato inammissibili i ricorsi di DI MAURO ROBERTO, ARCIDIACONO CARMELO FRANCESCO e POMPONIO AGOSTINO per motivi soprattutto di natura rivalutativa; tali ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali e sanzionati con una somma di euro 3.000 ciascuno a favore della cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p. Inoltre, alcuni ricorrenti (tra cui Di Mauro, Chiantello, Arcidiacono e Pomponio) sono stati condannati alla rifusione delle spese sostenute dalle parti civili nel giudizio di legittimità. In sintesi: due ricorsi accolti parzialmente con rinvio, uno respinto, tre dichiarati inammissibili.

Norme richiamate

  • art. 416-bis c.p.

    La norma è stata invocata per la contestazione di associazione di tipo mafioso (posizione, ad es., di Di Mauro): la Corte di merito ha ritenuto la responsabilità sulla base di intercettazioni e ruolo operativo duraturo; la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso che ne chiedeva la riesamina, avendo la motivazione di merito tenuto conto in modo coerente degli elementi probatori.

  • d.P.R. n. 309/1990, art. 73 e art. 74

    Richiamati per i reati connessi allo spaccio e alla partecipazione ad associazione finalizzata al traffico di stupefacenti; la Corte ha confermato che la 'continuità' delle forniture e la ripetute consegne in un arco temporale anche breve possono integrare il profilo della partecipazione stabile del fornitore all'organizzazione (decisione su Chiantello).

  • art. 629 c.p.

    Norma sull'estorsione: le condanne relative sono state fondate su un mix di intercettazioni, osservazioni e dichiarazioni delle persone offese; la Cassazione ha evidenziato che per alcuni imputati (Cavarra, Di Bartolo) la valutazione del dolo concorsuale o della qualificazione giuridica del fatto era carente e ha disposto annullamento con rinvio.

  • art. 7 d.l. n. 152/1991 (aggravante)

    L'aggravante è stata applicata in sede di merito in alcune posizioni; la Cassazione ha richiamato la necessità di adeguata e puntuale motivazione circa la sussistenza dell'aggravante, segnalando carenze valutative nel merito in casi specifici.

  • art. 616 c.p.p.

    Richiamato dalla Corte per irrogare la sanzione pecuniaria a carico dei ricorrenti i cui ricorsi sono stati dichiarati inammissibili; la Cassazione ha comminato euro 3.000 a ciascuno a favore della cassa delle ammende.

  • art. 619 co. 1 c.p.p.

    Richiamato nel corpo motivazionale (giurisprudenza) come norma che consente, in casi limitati, la rettifica parziale della motivazione; la Cassazione ha ribadito il principio che la sentenza di merito va valutata nel suo complesso e l'annullamento per vizio di motivazione è ammesso solo in presenza di disarticolazione logico-giuridica decisiva.

Massime di principio

  • In sede di Cassazione non è consentita una rivalutazione libera delle prove: il sindacato è limitato al vizio di motivazione, al travisamento della prova e alla manifesta illogicità; critiche meramente rivalutative sono, di regola, inammissibili.
  • Il valore probatorio delle intercettazioni va valutato in relazione alla motivazione complessiva del giudice di merito: possono essere conferite efficacia dimostrativa, purché la loro interpretazione non sia manifestamente irragionevole o travisata.
  • Per includere un fornitore in un'associazione finalizzata allo spaccio non è necessario che il rapporto duri anni: è sufficiente la dimostrazione di forniture ripetute e sistematiche in un arco temporale e la reciproca fiducia funzionale agli scopi illeciti (continuità delle forniture).
  • Nel reato di estorsione la mera attività di intermediazione svolta nell'interesse esclusivo della vittima (per evitare contatti diretti) può escludere il dolo concorsuale; è però necessario che il giudice esamini compiutamente indizi che possano indicare una volontà partecipativa dell'intermediario (es. appropriazione di somme o familiarità funzionale con gli autori).
  • L'applicazione di aggravanti richiede motivazione specifica e puntuale: l'indicazione generica non è sufficiente e può determinare annullamento con rinvio se il quadro probatorio non è adeguatamente analizzato.
  • I ricorsi manifestamente rivolti a una rinnovata valutazione del merito senza prospettare un concreto vizio di motivazione possono essere dichiarati inammissibili e sanzionati, con condanna alle spese e talvolta multa ai sensi del codice di procedura penale.

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