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Sentenza

Sentenza n. 300/2026 - Palermo, Sezione 1

Giustizia amministrativa202400707

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Sicilia - Palermo, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: ordinanza sindacale di sospensione dell'attività commerciale, rimozione dell'occupazione abusiva di suolo pubblico e del dehors, con ripristino dello stato dei luoghi

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza sindacale che gli intimava l'immediata rimozione dell'occupazione abusiva di suolo pubblico e del dehors, compresa una tenda chiusa lateralmente, nonché il ripristino dello stato dei luoghi. L'ordinanza disponeva inoltre la chiusura dell'esercizio per cinque giorni, con chiusura sine die in caso di mancato ripristino entro tale termine. Sono stati dedotti: violazione degli artt. 7 e seguenti della l. 241/1990 per omessa partecipazione procedimentale; violazione dell'art. 21-nonies della l. 241/1990; illegittimità propria e derivata per violazione e falsa applicazione del regolamento comunale sui dehors; eccesso di potere per difetto di istruttoria, difetto di motivazione, travisamento dei presupposti di fatto e di diritto, arbitrarietà, illogicità e contraddittorietà; nonché violazione del principio del legittimo affidamento. È stata proposta anche domanda risarcitoria per danno emergente, mancati incassi, danno all'immagine e danno morale, quantificata in euro 17.120,00 per i danni patrimoniali e in euro 30.000,00 per il danno morale, o nella diversa somma da determinarsi anche in via equitativa.

La decisione

Il TAR ha dichiarato improcedibile la domanda di annullamento per sopravvenuta carenza di interesse. Il Comune, con una successiva ordinanza, aveva infatti autorizzato una nuova occupazione di suolo pubblico per 50 mq, in luogo dei precedenti 30 mq, disciplinando nuovamente la posizione del ricorrente in termini più favorevoli; tale circostanza non era stata contestata. Ai fini della domanda risarcitoria, il Collegio ha comunque esaminato l'illegittimità dell'atto e l'ha esclusa. Dal verbale della Polizia Municipale risultava l'occupazione abusiva di circa 96 mq di suolo pubblico, a fronte di un'autorizzazione per 30 mq, nonché la trasformazione della tenda in un vero e proprio dehors mediante chiusura laterale con materiale in PVC trasparente. L'accertamento proveniva da pubblici ufficiali nell'esercizio delle loro funzioni ed era assistito da presunzione di veridicità sino a querela di falso. Le conseguenti determinazioni amministrative sono state ritenute vincolate e consequenziali rispetto a una situazione di fatto inequivocabilmente accertata, senza residuare uno spazio partecipativo o difensivo rilevante né un affidamento meritevole di tutela. Il Comune aveva inoltre coerentemente sviluppato il procedimento sanzionatorio per l'occupazione abusiva ai sensi dell'art. 3, comma 16, della l. 94/2009, mentre il distinto procedimento autorizzatorio aveva condotto alla nuova e più favorevole estensione dell'occupazione consentita. La domanda risarcitoria è stata pertanto rigettata. Le spese sono state compensate per la peculiarità della fattispecie e l'andamento della controversia.

Norme richiamate

  • artt. 7 ss. l. 241/1990

    La doglianza di omessa partecipazione non è stata accolta; il giudice ha ritenuto che, in presenza di un accertamento inequivoco dell'occupazione abusiva e di conseguenti determinazioni vincolate, non residuasse uno spazio partecipativo o difensivo significativo.

  • art. 21-nonies l. 241/1990

    La dedotta violazione della disciplina dell'annullamento d'ufficio non ha condotto all'accertamento di illegittimità dell'azione amministrativa.

  • art. 3, comma 16, l. 94/2009

    La disposizione è stata indicata come base del procedimento sanzionatorio relativo all'occupazione abusiva di suolo pubblico.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Ha costituito, insieme all'art. 10 del regolamento UE 2016/679, il presupposto per l'oscuramento delle generalità e dei dati identificativi del ricorrente.

  • art. 10 Regolamento (UE) 2016/679

    È stato richiamato quale ulteriore presupposto per la tutela dei diritti e della dignità della parte mediante oscuramento dei dati identificativi.

Massime di principio

  • Quando, nel corso del giudizio, l'amministrazione adotta un nuovo provvedimento che disciplina la posizione del ricorrente in termini più favorevoli rispetto all'atto impugnato, la domanda di annullamento diviene improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, se tale sopravvenienza non è contestata.
  • Gli accertamenti compiuti dalla Polizia Municipale, quale organo munito della qualifica di pubblico ufficiale nell'esercizio delle proprie funzioni, fanno fede fino a querela di falso quanto ai fatti direttamente constatati.
  • In presenza di un'occupazione di suolo pubblico abusiva, inequivocabilmente accertata e eccedente la superficie autorizzata, le conseguenti misure di rimozione e ripristino possono qualificarsi come atti vincolati e consequenziali, rispetto ai quali non residua uno spazio partecipativo idoneo a incidere sull'esito del procedimento.
  • L'accertata occupazione abusiva e la trasformazione di una struttura autorizzata in un dehors non consentono di riconoscere un affidamento meritevole di tutela sulla prosecuzione dell'occupazione o sull'assenza di misure ripristinatorie.
  • La domanda risarcitoria per illegittimità dell'azione amministrativa presuppone l'accertamento dell'illegittimità dell'atto e non può essere accolta quando il giudice esclude ogni profilo di illegittimità dell'azione amministrativa.

Come è indicizzato

MaterieOccupazione di suolo pubblicoOrdinanze contingibili e urgentiEstinzione, perenzione e improcedibilitàDanno da provvedimento illegittimo
RamiEnti locali e organizzazione amministrativaDemanio e patrimonio pubblicoProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesseEfficacia ed esecutorietàLegittimo affidamentoRisarcimento del danno da attività amministrativa

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