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Sentenza

Sentenza del 07/06/2017 n. 14085 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

L'Agenzia delle Entrate aveva rettificato il reddito d'impresa della società e, per trasparenza, i redditi di partecipazione delle socie per l'anno 2004, recuperando a tassazione la parte di corrispettivo che riteneva non dichiarata relativa a un contratto di fornitura continuativa di servizi di palestra stipulato con l'Associazione N. cultura e sport. Le contribuenti sostenevano che il corrispettivo fosse stato successivamente ridotto mediante un verbale del consiglio direttivo dell'associazione, cui aveva partecipato anche la legale rappresentante della società, ma non avevano prodotto quietanze o altra prova dell'effettivo pagamento del canone ridotto.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondati i primi due motivi, perché la sentenza d'appello aveva adeguatamente motivato sulla mancanza di prova dell'effettiva riduzione e applicazione del canone, e inammissibile il terzo motivo, poiché non contestava la reale ratio decidendi, fondata sull'assenza di prova dell'esecuzione concreta della modifica contrattuale. Le ricorrenti sono state condannate al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in 5.000 euro oltre alle spese prenotate a debito.

Norme richiamate

  • D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 116

    per trasparenza D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, ex art. 116

    La norma viene richiamata per la tassazione per trasparenza dei redditi delle socie, conseguenti alla rettifica del reddito della società.

  • Codice civile, artt. 1362 e seguenti

    violazione e falsa applicazione dell'art. 1362 c.c. e segg.

    Le ricorrenti sostenevano che la Corte territoriale non avesse correttamente accertato la comune volontà delle parti di modificare il corrispettivo contrattuale. La censura è stata dichiarata inammissibile perché non riguardava la ratio decisiva della sentenza, ossia l'assenza di prova dell'effettiva applicazione del canone ridotto.

  • Codice di procedura civile, art. 360, comma 1, n. 3

    in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3

    La disposizione disciplina il ricorso per cassazione per violazione o falsa applicazione di norme di diritto; il motivo è stato ritenuto inammissibile perché non adeguatamente riferito alla motivazione decisiva della sentenza impugnata.

Massime di principio

  • Chi sostiene una riduzione del corrispettivo contrattuale deve provare non solo l'accordo modificativo, ma anche la sua concreta attuazione, ad esempio mediante quietanze, fatture, bonifici o altra documentazione contabile coerente.
  • Un verbale interno o una modifica formalmente non appropriata può non essere sufficiente, soprattutto nei confronti dell'amministrazione finanziaria, se non è accompagnato da elementi oggettivi che dimostrino che il nuovo importo è stato realmente applicato e pagato.
  • Nel ricorso per cassazione è necessario contestare specificamente la ratio decidendi della sentenza impugnata; una censura relativa all'interpretazione del contratto è inammissibile se la decisione si fonda invece sulla mancanza di prova dell'esecuzione concreta dell'accordo.
  • In materia tributaria, la documentazione contabile e finanziaria effettiva assume particolare rilievo per dimostrare che un ricavo o un corrispettivo sia stato realmente ridotto rispetto a quanto previsto originariamente.

Testo integrale

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