Cassazione Civile, Ordinanza n. 23583/2025 del 20/08/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di cassazione ha dichiarato estinto il giudizio per rinuncia agli atti da parte della ricorrente. Pur in mancanza di una decisione sul merito del ricorso, ha posto le spese a carico della rinunciante in applicazione del criterio della soccombenza virtuale, liquidandole in euro 1.500 per compensi professionali ed euro 200 per esborsi, oltre spese generali e accessori di legge, con distrazione in favore del difensore antistatario.
Esito
Favorevole al resistente (lavoratore)
La controversia
La controversia originava da un giudizio di lavoro avente ad oggetto il trattamento retributivo nel rapporto privato. La società datrice di lavoro aveva proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte d'appello di Milano. I lavoratori avevano resistito con controricorso. Successivamente era stata comunicata alle parti una proposta di definizione agevolata con esito di rigetto; la società, dopo iniziale opposizione alla proposta e richiesta di decisione, rinunciava poi agli atti del giudizio, prendendo atto della conformità della proposta all'orientamento ormai consolidato in sede di legittimità. I lavoratori prendevano atto della rinuncia e chiedevano la condanna alle spese con distrazione.
Massime di principio
- In caso di rinuncia agli atti del giudizio in cassazione, il processo si estingue senza pronuncia sul merito delle censure proposte.
- La parte che rinuncia agli atti può essere condannata alle spese secondo il criterio della soccombenza virtuale, cioè valutando quale sarebbe stato presumibilmente l'esito della lite in assenza della rinuncia.
- La distrazione delle spese può essere disposta quando ne ricorrano i presupposti richiesti dalla parte interessata.
Come è indicizzato
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